Frosinone, la grande crisi del commercio. Confesercenti: «Negli ultimi mesi in via Aldo Moro chiusi già sette negozi»

Domenica 1 Novembre 2020 di Gianpaolo Russo

«A fine anno si rischia un’ecatombe di imprese che chiuderanno i battenti». Il grido d’allarme è lanciato dal presidente della Confesercenti Frosinone, Antonio Bottini, che nella giornata di venerdì ha partecipato ad una riunione dove sono emerse tutte le difficoltà del settore.

Il commercio, il mondo dell’artigianato, l’ambulante, stanno soffrendo una crisi senza precedenti dovuta alla pandemia.

Il quadro ce lo fornisce il maggior rappresentante della Confesercenti una delle associazioni maggiori di categoria in ambito provinciale. «I dati di oggi parlano chiaro – spiega Bottini - Nel Lazio rischiano di chiudere per questa perdurante crisi economica 8000 aziende, in provincia di Frosinone sono 2000. Si tratta di piccole e medie attività che vanno dalla ristorazione ai bar, dagli artigiani, agli ambulanti, i fotografi ma anche tutti quei settori che ruotano intorno alle cerimonie».

Per il settore commercio si avvicina il mese di dicembre, delle festività natalizie, che, statisticamente, è quello in cui aumenta il volume di affari.

Cosa significherebbe un nuovo lockdown? «Già così in molti non ce la faranno. Se poi, come sembra sempre più probabile ogni giorno che passa, si arriverà ad un nuovo lockdown totale, nel 2021 ci arriveranno in pochi. Basta considerare che in media il 40% del fatturato di un anno, in particolare nel settore dell’abbigliamento, lo si raggiunge nel mese di dicembre. Se in questo mese si chiude sarà un danno non più recuperabile».

LEGGI ANCHE ---> Dl Ristori, tutti gli aiuti: per hotel, bar e taxi l'indennizzo del Governo non vale 15 giorni di incassi

Il settore di ristoranti e bar di Frosinone come sta vivendo questi giorni? «Non si possono adottare misure idiote come quella di far chiudere alle 18 un ristorante soprattutto dopo aver chiesto loro di spendere soldi per adeguarsi alle norme di sicurezza, distanziare i tavoli e lavorare con coperti inferiori. L’asporto poi non consente gli stessi introiti di chi cena al ristorante mentre molti bar e pub lavorano principalmente nelle ore serali».

Com’è la situazione nella città principale della Ciociaria? «Frosinone era già in sofferenza prima della crisi pandemica. Ora si è allo stremo. Ogni giorno ricevo telefonate o incontro colleghi del settore che sono sempre più in difficoltà. La nostra associazione sta stipulando delle convenzioni con gli istituti di credito per fornire assistenza e prestiti a bassi interessi. Se poi analizziamo la realtà commerciale del capoluogo basti pensare che nella strada principale dello shopping in questi ultimi mesi hanno chiuso 7 attività non rimpiazzate, vi sono 12 negozi in franchising che hanno una capacità di resistenza maggiore e pochissimi negozianti autonomi».

Cosa chiedete alle istituzioni? «Al Governo di non elargire elemosine. La proposta di dare al settore 2500 euro forfettarie è stata rigettata. Per molti ristoranti con questa cifra non si pagano nemmeno la corrente elettrica. Le nostre proposte sono quelle di congelare le imposte sino a fine anno, di pagarle al 50% per tutto il 2021 e poi procedere alla rateizzazione del rimanente a partire dal 2022. Al comune di Frosinone chiediamo di sospendere la tassa sui rifiuti visto che di immondizia ne abbiamo prodotta poca, di eliminare le tasse sulle insegne e fornire una mano verso la categoria».

«La crisi c’è e la situazione drammatica è sotto gli occhi di tutti – conferma l’assessore al Commercio, Antonio Scaccia - L’intero settore e la sua filiera è in crisi ma come amministrazione non possiamo far molto perché non abbiamo più i margini economici dettati dai vincoli di bilancio e dalla Corte dei Conti. I margini sono talmente stretti che oggi non ci sono le condizioni di manovra su tagli in altri settori o possibili entrate da altre voci».

Ultimo aggiornamento: 15:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA