Accusato di stupro, vuole lavorare: «No, è pericoloso e la fabbrica si trova vicino la casa della vittima»

La richiesta negata a un 28enne di Piglio ai domiciliari per aver violentato una ragazza di Anagni

Giovedì 17 Novembre 2022 di Marina Mingarelli
Accusato di stupro, vuole lavorare: «No, è pericoloso e la fabbrica si trova vicino la casa della vittima»

L'operaio di 28 anni residente a Piglio, arrestato a fine ottobre per il reato di violenza sessuale aggravata e lesioni nei confronti di una giovane di 26 anni di Anagni, non potrà tornare a lavorare. Il giudice ha rigettato l'istanza presentata dal legale di fiducia Luigi Tozzi il quale ha chiesto per il suo assistito di poter riprendere l'attività lavorativa presso una fabbrica che produce materiale plastico.

A contestare tale richiesta anche l'avvocato dell'associazione antiviolenza Fammi rinascere che ha sede a Fiuggi, Francesca Ruggeri. Il legale, che insieme agli operatori del centro sta supportando la vittima, ha sostenuto che la casa della ragazza si trova vicino alla fabbrica dove lavora l'arrestato. Quindi la vittima che ancora si trova in prognosi a causa delle percosse ricevute poteva avere contatti con l'uomo. La giovane vive nel terrore di poter incontrare di nuovo l'uomo finito ai domiciliari con il braccialetto elettronico con l'accusa di averla minacciata con un coltello, massacrata di botte e violentata in più occasioni. Secondo il giudice potrebbe esserci il pericolo di reiterazione del reato.

Il 28enne, secondo le accuse, avrebbe teso alla donna un agguato. Le ha dato appuntamento alla stazione di Anagni e l'ha fatta salire in auto. Una volta dentro la vettura le aveva gettato dal finestrino la borsa ed il cellulare. Poi minacciando la ragazza con un coltello l'ha costretta ad un primo rapporto sessuale. Non contento di averla umiliata in quel modo l'aveva presa a pugni e calci. Durante il tragitto si era fermato in una strada periferica e dopo essersi appartato aveva consumato la violenza sessuale. Secondo quanto riferito dalla vittima l'avrebbe stuprata per tre volte. Arrivati nella zona del Casaleno a Frosinone, addirittura l'aveva gettata fuori dall'auto. E lei che temeva ulteriori torture aveva cercato di nascondere il viso tumefatto ai passanti senza avere il coraggio di chiedere aiuto. Quando poi era tornato a riprenderla aveva iniziato di nuovo a massacrarla di botte ed a filmarla mentre consumava un altro rapporto sessuale. Tornando a casa l'aveva costretta a telefonare alla madre dicendole che stava male perché si era drogata e che proprio il fidanzato era accorso in suo aiuto.

Per giustificare quel volto insanguinato ed i lividi che aveva su tutto il corpo le aveva suggerito di dire alla famiglia che aveva avuto un incidente stradale. Ma la madre che non aveva creduto nemmeno ad una parola ha accompagnato la figlia in ospedale. È quindi scattata la denuncia e nel giro di poco tempo il 28enne è stato arrestato
 

Ultimo aggiornamento: 12:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA