Yemen, 9 bimbi sfollati su 10 lottano per cibo, acqua e istruzione: la denuncia di Save the Children

Giovedì 15 Luglio 2021
Yemen, 9 bimbi sfollati su 10 lottano per cibo, acqua e istruzione: la denuncia di Save the Children

A causa delle violenze in corso in Yemen che costringono i bambini e le loro famiglie a lasciare le proprie case, nove minori su dieci nei campi di sfollati non hanno accesso sufficiente a beni di prima necessità come cibo, acqua pulita e istruzione. Lo denuncia Save the Children, chiedendo il pieno accesso alle comunità sfollate, per migliorare i servizi per i minori nei campi. I bambini nei campi, dei quali circa la metà si trovano entro cinque chilometri da una linea del fronte, devono spesso camminare per ore per trovare acqua potabile e legna per cucinare, denuncia in una nota l'organizzazione, aggiungendo che molti di loro non hanno altra scelta che lavorare per sostenere il reddito familiare.

 

 

«Nel settimo anno di conflitto in Yemen, circa 1,71 milioni di bambini rimangono sfollati nel Paese e tagliati fuori dai servizi di base - si legge - Mezzo milione di loro non ha accesso all'istruzione formale». Nel 2020 circa 115.000 bambini sono stati costretti a fuggire dalle loro case a causa dell'escalation di violenza, principalmente intorno a Marib e nelle regioni di Hodeida, Hajjah e Taiz. Finora nel 2021 quasi 25.000 bambini e le loro famiglie hanno dovuto lasciare le proprie case.

«I bambini sono i primi a subire le conseguenze dello sfollamento e sono i più colpiti - ha dichiarato Xavier Joubert, direttore di Save the Children in Yemen - I combattimenti, le inondazioni che hanno distrutto i rifugi di migliaia di persone, la seconda ondata di Covid-19 e la povertà stanno costringendo tanti a fuggire: molti genitori non possono permettersi nemmeno di soddisfare i bisogni basilari dei propri figli. Questi ragazzi e ragazze si sentono insicuri nei loro rifugi di fortuna e spesso devono passare la giornata a stomaco vuoto.

Per 523.000 bambini sfollati questo significa anche che non possono andare a lezione. Ogni giorno senza istruzione sgretola il loro futuro». Leyla, 11 anni, che vive in un campo profughi a Lahj con il fratello minore e i genitori, ha raccontato che «a Hodeida avevamo una casa», mentre «qui non c'è sicurezza e il rifugio non è buono». «La tenda non mi fa sentire al sicuro - ha detto - L'anno scorso avevamo casa, cucina, frigo, wc e acqua, ma qui non abbiamo niente. La cosa più difficile è che non abbiamo acqua, soldi o vestiti».

Ultimo aggiornamento: 15:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA