Palazzo Londra, colpo di scena, l'accusa chiede «restituzione atti» per «azzerare» processo

Martedì 5 Ottobre 2021 di Franca Giansoldati
Palazzo Londra, colpo di scena, l'accusa chiede «restituzione atti» per «azzerare» processo

Città del Vaticano – E' l'ennesimo colpo di scena. Nel processo per reati finanziari partito dallo scandalo del famigerato palazzo di Londra acquistato con i fondi riservati della Segreteria di Stato che coinvolge anche il cardinale Angelo Becciu, il Promotore di Giustizia (una sorta di pm), Alessandro Diddi, stamattina, nel corso della seconda udienza, ha chiesto al Presidente del Tribunale, Giuseppe Pignatone, la restituzione di tutti gli atti. Questo comporterebbe di fatto ripartire da zero anche con gli interrogatori. «Dopo riflessione siamo giunti a una richiesta che potrà sorprendere il Tribunale e le parti, di restituzione degli atti a questo ufficio per procedere». «L'errore su un fascicolo del genere è dietro l'angolo», ha motivato Diddi.

 

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Sulla sponda opposta, invece, le difese dei dieci imputati hanno chiesto la nullità della richiesta di citazione per il mancato deposito di atti fondamentali alla celebrazione del giusto processo, visto che al momento non viene garantito l'esercizio del diritto di difesa. 

Gli avvocati hanno chiesto (nuovamente) al Promotore di Giustizia di mettere finalmente a disposizione gli atti tuttora mancanti, tra le quali le registrazioni audio video degli interrogari chiave, la cosiddetta prova regina, fatti a monsignor Alberto Perlasca, responsabile dell’Ufficio Amministrativo della Segreteria di Stato fino al 2019. Atti videoregistrati che finora non sono mai stati presi in visione da nessun legale minando alle basi le regole del giusto processo. Un nodo che è venuto al pettine vistosamente quando il presidente del Tribunale, Pignatone, al termine della prima udienza aveva ordinato al Promotore di Giustizia Diddi di depositare tutti gli atti ancora in sospeso entro il 9 agosto. Il Promotore di Giustizia però si era formalmente opposto chiedendo garanzie per tutelare la privacy di monsignor Perlasca e altre figure, evitando che il video potesse finire al di fuori del processo e magari circolare sui mezzi di comunicazione o in tv. 

Agli atti - al momento – ci sono solo verbali riassuntivi, una sorta di sintesi dei video, in cui mancano tantissime parti della testimonianza di Perlasca. 

Alcuni degli avvocati difensori hanno anche obiettato che il loro assistito non è mai stato ascoltato. Un altro aspetto rilevante che, a sua volta, renderebbe nullo il decreto di citazione e, quindi, dell'intero processo. 

Il quadro piuttosto complicato del processo ha indotto il presidente del tribunale, Pignatone, dopo quasi tre ore di udienza, ad annunciare che domani mattina darà lettura dell'ordinanza nella quale scioglierà «la maxi riserva sulle questione delle parti» (questioni che puntano dritto alla nullità della richiesta di citazione da parte del Promotore di Giustizia), e sulla richiesta di Diddi volta alla restituzione degli atti per azzerare il processo e ricominciare tutto da capo. 

Già durante la prima udienza, avvenuta a luglio, le difese avevano lamentano vistosi errori procedurali. Al centro, anche allora, restava la prova di tutte le prove – le videoregistrazioni di Perlasca – di cui tutti fino ad allora ignoravano l'esistenza.

Il Promotore di giustizia, Diddi stamattina ha fatto presente la complessità di poter diffondere oltre 300 Dvd contenenti gli interrogatori. «Per quello che riguarda il materiale informatico vorrei dire che non è semplice mettere a disposizione materiale informatico che si compone di 300 Dvd. Abbiamo messo al lavoro una intera squadra. A questo aggiungo che l'operazione di copia di questi supporti per le parti verrebbe a costare circa 271 mila euro».

Diddi si è anche lamentato degli attacchi «molto violenti arrivati a questo ufficio» da parte della stampa che avrebbe insinuato che vi sarebbe già una sentenza di condanna scritta. «Sento che qualcuno vaneggia di prove false, non ho capito quali potrebbero essere. Credo che il processo stia nascendo con una montatura di polemiche fuori dalle righe. Con franchezza vi chiedo: diteci quali sono le prove false che inconsapevolmente avremmo acquisito. Se ci sono prove false sulla base delle quali stiamo fondando un processo io dico che non ce lo possiamo permettere. Sospendiamo qualunque questione di carattere procedurale», ha aggiunto. Il presidente del Tribunale Pignatone ha subito rassicurato: «Posso assicurare il Promotore che quello che agita il cuore dei giornalisti è irrilevante per il Tribunale e se ci sono problemi di prove false lo affronteremo».

In aula ha 'debuttato' anche l'avvocato dell'Apsa, costituitasi parte civile, l'avvocato Giovanni Maria Flick, già presidente della corte Costituzionale. Prima di prendere posto è andato in una stanza a salutare il presidente Pignatone dove è rimasto per un paio di minuti. Poi il processo ha avuto inizio. Domani si saprà se e come riprenderà il maxi processo più complicato che sia mai stato celebrato in Vaticano.

In aula erano presenti solo due degli imputati, don Mauro Carlino e il cardinale Angelo Becciu che è arrivato in tribunale guidando una vecchia Mazda ammaccata, l'unica auto che possiede, apparentemente sereno come sempre. Non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Il suo avvocato Fabio Viglione ha solo ricordato che l'effettività del diritto alla difesa deve passare dalla disponibilità di tutti gli atti. «Proprio per questa ragione il codice prevede la nullità dell'atto di accusa come rimedio. Attendiamo con serenità la decisione, ribadendo l'assoluta innocenza del cardinale».

Ultimo aggiornamento: 21:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA