Elezioni Spagna, oggi al voto per la quarta elezione in quattro anni: affluenza in calo

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Elezioni Spagna, oggi al voto per la quarta elezione in quattro anni: affluenza in calo
Urne aperte in Spagna, dalle 9 alle 20, per le quarte elezioni generali in quattro anno. Ma ancora una volta non è chiaro se l'esito del voto dei 37 milioni di elettori chiamati alle urne riuscirà a mettere fine allo stallo politico che blocca il paese, dove i principali partiti sembrano incapaci di trovare un accordo. I sondaggi indicano ancora una volta come prima forza il partito socialista (Psoe) del primo ministro Pedro Sanchez, che però rimarrebbe al di sotto della maggioranza assoluta. Ma intanto la ripresa delle tensioni in Catalogna ha fatto schizzare in alto il gradimento della formazione di ultradestra Vox, che potrebbe diventare terzo partito della Spagna.

Sanchez aveva già vinto le elezioni del 28 aprile, arrivando largamente in testa con 123 seggi, un risultato importante ma sotto la soglia di maggioranza di 176 deputati. Premier ad interim, dopo che la caduta del suo governo di minoranza aveva portato al voto, il leader socialista non è riuscito a formare un nuovo governo malgrado il successo elettorale.

I negoziati con la sinistra radicale del partito anti sistema Podemos di Pablo Iglesias si sono arenati su veti reciproci, mentre i liberali di Ciudadanos, ormai spostati a destra, non hanno voluto sostenere l'esecutivo dall'esterno. A metà settembre, quando il re è stato costretto a convocare nuove elezioni, Sanchez ha impostato una campagna tesa a chiedere una maggioranza chiara per portare avanti da solo un governo stabile. Ma non tutto è andato come previsto. 

Spagna al voto per la quarta volta in quattro anni: Sanchez in testa ma senza maggioranza



Affluenza in calo. Scende, almeno secondo i dati parziali, l'affluenza alle urne in Spagna rispetto alle elezioni dello scorso aprile. Alle 14 di oggi infatti aveva votato il 37,9% degli aventi diritto, secondo i dati diffusi dalle autorità elettorali, con una flessione del 3,6% rispetto all'affluenza registrata alla stessa ora alle precedenti politiche, che si sono svolte lo scorso aprile. Sono oltre 37 milioni gli spagnoli chiamati a votare in 23mila seggi che rimarranno aperti fino alle 20.00 in tutta la Spagna, tranne le isole Canarie dove chiuderanno alle 21.

Le condanne. Il 14 ottobre la condanna a pene fino a 13 anni di carcere per nove leader indipendentisti catalani ha riacceso la tensione in Catalogna, con una settimana di violente proteste che hanno sconvolto la regione e devastato Barcellona. La durezza della protesta secessionista ha sconfessato la linea dialogante di Sanchez, mentre la polizia è stata accusata di essere intervenuta in modo eccessivo. Neanche la promessa mantenuta di spostare la salma dell'ex dittatore Francisco Franco dall'imponente mausoleo della valle dei caduti ad un semplice cimitero, sembra essere riuscita ad aumentare i consensi per il leader socialista.

L'ascesa di Vox. Intanto la crisi catalana ha riportato in auge Vox, il partito di ultradestra di Santiago Abascal, entrato per la prima volta in parlamento in aprile. Allora il risultato era stato inferiore alle aspettative, ma ora i sondaggi indicano che potrebbe arrivare quasi al 15%, con un balzo di cinque punti, diventando il terzo partito del paese. Per legge in Spagna i sondaggi possono essere pubblicati solo fino ad una settimana prima del voto, ma i dati di cui sono in possesso i partiti segnalano che la formazione sovranista ha continuato a crescere. 

 
 

«L'ascesa di Vox fa saltare i nervi ai grandi partiti», titolava ieri El Pais, in una giornata in cui Abascal è riuscito a riunire 6mila persone ad un suo comizio a Valencia e il leader del partito Popolare Pablo Casado ha parlato davanti a soli 1600 sostenitori nella stessa città. Sovranista, anti migranti, euroscettico e maschilista, Abascal ha fatto una campagna elettorale a colpi di dati statistici dubbi e ampiamente contestati, come quello che il 70% degli stupri di gruppo in Spagna è opera di stranieri.

I sondaggi. Ma anche se 1.600 accademici hanno firmato un manifesto per accusarlo di aver diffuso dati falsi e manipolati, la sua retorica ha fatto presa su una crescente fetta di elettorato stufa dei partiti tradizionali. La media degli ultimi sondaggi di una settimana fa assegna il 27, 4% dei voti al Psoe con 120-123 seggi, in lieve calo rispetto al 28,7% (123 seggi) di aprile. Il Partito popolare (Pp) arriva secondo con il 21,6% e 92-95 seggi in netta ripresa rispetto ad aprile quando ottenne un misero 16,7% e 66 seggi.

Vox appare come il terzo partito con il 14,9% e 49 seggi, 25 deputati più di aprile. Al quarto posto troviamo Podemos con l'11,2% e 28-31 deputati, in netto calo rispetto ai 42 seggi di aprile. Precipitano infine i consensi di Ciudadanos il partito liberale di Albert Rivera che sembra pagare la sua sterzata a destra, arrivando al quinto posto con l'8% e 15 seggi, 42 deputati in meno di aprile. Il nuovo partito di sinistra Mas Pais di Inigo Errejon, uscito da Podemos, viene infine indicato al 2,8% con 3 deputati.

Se i sondaggi saranno confermati, Sanchez si troverà in una situazione simile ad aprile, ma con margini più ristretti, dato che i possibili alleati di Podemos sono in calo. Le tensioni indipendentiste in Catalogna renderanno inoltre difficili accordi con piccole formazioni nazionaliste che potrebbero astenersi per favorire un governo di sinistra. Ma le previsioni dei sondaggi rendono impossibile anche un governo a destra, dove i deputati del Pp, Ciudadanos e Vox messi insieme sono al di sotto della maggioranza assoluta.
 
Sanchez: oggi votiamo per la democrazia. «Oggi votiamo per rafforzare la democrazia. Da domani lavoriamo al governo». Lo ha sottolineato il leader socialista e premier ad interim spagnolo Pedro Sanchez parlando con i giornalisti dopo aver votato in un seggio nella municipalità di Madrid poco dopo l'avvio delle operazioni di voto. Sanchez esorta gli spagnoli a recarsi alle urne, dopo una campagna tutta tesa alla richiesta di un mandato chiaro per poter superare l'impasse e governare.

Alle domande dei giornalisti sulle possibili coalizioni il leader del Psoe non risponde e tira dritto: «aspettiamo che votino gli spagnoli, poi vediamo i seggi». L'importante, ha rimarcato, è «che gli spagnoli vadano a votare, che si rafforzi la democrazia e che a partire dalla giornata di domani si possa avere la stabilità necessaria per formare il governo e mettere la Spagna in marcia».

Abscal: voto serva all'unità della Spagna. Il leader di Vox, Santiago Abascal, ha da poco votato nel quartiere di Hortaleza a Madrid, nel collegio elettorale di Pinay del Rey: «Oggi tutti gli elettori esercitano uniti la loro sovranità», ha detto il leader di estrema destra, «il risultato serva per affinare l'unità della Spagna ed è nostro desiderio che si continui così, che gli spagnoli, uniti, siano i padroni del proprio futuro».

Quindi l'appello ad un voto che si svolga in libertà e in sicurezza per tutti. E l'auspicio che «il risultato serva per l'unità della Spagna, la libertà degli spagnoli e la concordia nazionale, oltre qualsiasi tentativo di divisione, di odio e di scontro». Sulle aspettative per Vox poi, Abascal si è limitato ad affermare: «Abbiamo compiuto la nostra missione in questa campagna elettorale potendo parlare con molti spagnoli. Adesso non ci resta che aspettare l'esito delle urne e accettarlo».
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Domenica 10 Novembre 2019, 09:27






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5 di 8 commenti presenti
2019-11-10 19:00:38
...sindrome italiana.....?....mah...a visitare la Spagna....non si direbbe....!
2019-11-10 18:55:55
il fantasioso euganeo che s-parla della Spagna e non sa' nemmeno dove si trova
2019-11-10 15:53:59
L'ingovernabilità spagnola è strettamente correlata all'assurdo regionalismo arraffone e bancarottiero , finché questa surreale situazione permarrà l'economia delPaese iberrico rimarrà nella depressione economica e impedita nello sviluppo corretto della società civile
2019-11-10 15:07:01
il fantasioso euganeo che ha il pallino delle Regioni in tutto il mondo
2019-11-10 15:02:57
al fantasioso euganeo pensa all'Italia che sta peggio della Grecia [banche fraudolente] mentre la Spagna sta' meglio della Francia