Siria, Ue divisa su armi alla Turchia
L'Italia: stop per decreto

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Siria, Ue divisa su armi alla Turchia
L'Italia invoca lo «stop per decreto»

di Cristiana Mangani

A sette giorni dall'operazione militare della Turchia in Siria, l'Europa si impegna «a rafforzare le posizioni nazionali, in merito alla politica di esportazione di armi verso Ankara». Non raggiunge, però, una posizione unitaria: nessun embargo della Ue, ogni Stato potrà decidere tempi e modi per procedere.
La decisione arriva a conclusione di un Consiglio dei ministri degli Affari esteri molto vivace, insieme con la parola condanna che viene pronunciata ufficialmente nel documento finale, sebbene ci siano state l'opposizione della Gran Bretagna e la resistenza di Ungheria e Bulgaria. Ankara rischia sanzioni, ma non per la guerra, bensì per il petrolio, per la vicenda delle trivellazioni turche nelle acque di Cipro. E Lussemburgo ribadisce un principio chiaro: la Turchia è un partner chiave dell'Europa, soprattutto nel quadro mediorientale e sul dossier dell'immigrazione.


LA DECISIONE DI DONALD
Nello stesso ambito la Ue ha chiesto a Washington la convocazione di una riunione ministeriale della Coalizione internazionale anti-Daesh per fare fronte al riemergere della minaccia dell'Isis. Un rischio che preoccupa tutti. Un rischio a questo punto considerato realistico anche dal capo del Pentagono, Mark Esper. che parla di azioni «irresponsabili» della Turchia che minano la lotta all'Isis. «Gli Stati Uniti chiederanno alla Nato la prossima settimana di prendere misure collettive e individuali, economiche e diplomatiche contro la Turchia», aggiunge. Anche Donald Trump cambia posizione: ha annunciato di aver firmato sanzioni contro Ankara, un aumento dei dazi sull'acciaio sino al 50%, come prima della riduzione di maggio. Inoltre gli Usa metteranno fine ai negoziati per un accordo commerciale da 100 miliardi di dollari. «Sono totalmente pronto a distruggere rapidamente l'economia turca se i leader turchi continuano questa strada pericolosa e distruttiva», ha detto. In serata il presidente francese, Macron, ha reso noto di aver avuto un colloquio telefonico con Trump durante il quale ha insistito sulla «necessità assoluta» di impedire il riemergere dell'Isis.

L'Italia, dal canto suo, ribadisce la posizione sul blocco dell'export degli armamenti. E ad annunciare il decreto ministeriale sullo stop alle armi - «per tutto quello che riguarda il futuro dei prossimi contratti e dei prossimi impegni» - è il titolare della Farnesina Luigi Di Maio, al suo debutto alla riunione dei capi delle diplomazie europee. Il ministro inaugura la giornata con un bilaterale con l'omologo francese Jean-Yves Le Drian, nell'ambito del quale viene espressa una unità di intenti: sollecitare Erdogan a cessare le operazioni militari e richiamare la Ue a parlare con una voce sola. Una linea comune che provoca la reazione del presidente turco: «I paesi Ue nella Nato sono ipocriti nel loro sostegno ai curdi in Siria. Da quando la Nato difende le organizzazioni terroristiche?».

Valutazione positiva sulla riunione di ieri è stata espressa dall'Alto rappresentante Federica Mogherini:«È un risultato niente affatto scontato». A livello europeo sul blocco alla vendita di armi ai turchi è stato deciso di andare avanti con le iniziative dei singoli Paesi - sottolinea Mogherini - ma rigorosamente di tutti sulla scia di quanto già fatto da Francia, Germania, Olanda, Svezia e Finlandia, e annunciato anche dalla Spagna, con un meccanismo di verifica europeo sull'attuazione degli impegni presi (che verrà convocato già nei prossimi giorni), su richiesta proprio di Di Maio.

Una soluzione privilegiata rispetto a un embargo tout court dell'Unione europea perché più rapida, e capace di aggirare alcuni problemi tecnici derivanti sia dal fatto che la Turchia è un Paese candidato all'adesione all'Ue (e l'Austria adesso chiede di cancellarne definitivamente la possibilità), sia perché è membro della Nato. A pesare sulle decisioni, tra l'altro, il timore di una Turchia pronta ad aprire le porte dei profughi sulla rotta del Mediterraneo orientale: questione che Cipro, Grecia e Germania non hanno mancato di evocare.

IL DECRETO
Il decreto ministeriale sullo stop all'export delle armi a cui la Farnesina darà luce verde probabilmente già oggi non dovrà passare dal vaglio del Parlamento, dove comunque Di Maio andrà per riferire sulla Siria. Sullo sfondo ci sono anche le preoccupazioni per un export che per il nostro Paese ha già portato un giro di affari di 49 milioni di euro nei primi nove mesi del 2019. E oltre 362 nel 2018, secondo l'ultima relazione al Parlamento.
 
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Martedì 15 Ottobre 2019, 08:39






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4 di 4 commenti presenti
2019-10-17 08:59:29
Possibile che non si capisca cosa vuole fare il Turko? Vuole distruggere i Curdi e ridare spazio ai jihadisti. Per destabilizzare l'occidente. E la stessa operazione che ha fatto Obama con il nord africa mussulmano. I Francesi volevano approfittarne per inserirsi in Libia. Vedremo gli sviluppi. Ma credo che questo sia il suo obiettivo.
2019-10-15 15:00:51
Oltre ad avere gli arsenali pieni la Turchia compera missili e aerei dalla Russia,L'Italia é solo una parte di quelli che vendono armi,come la mettiamo poi con i posti di lavoro e introiti statali? In cambio ci mandano extracomunitari e terroristi
2019-10-15 12:48:36
... basta armi.. non sanno più dove metterle ( sic ).. ridicolo oltre il ridicolo dell'ipocrisia più abbietta..
2019-10-15 12:30:04
Questa stupidaggine non tiene conto che se i turki hanno iniziato la guerra e' perche' erano gia' pieni di armi, che se le costruiscono e che le trovano con facilita' in ogni momento; L'iniziativa italiana non potra' essere in alcun modo un deterrente contro i piani di espansione di erdogan!