Ratzinger rompe (di nuovo) il silenzio, stavolta per criticare la Chiesa tedesca

Lunedì 26 Luglio 2021 di Franca Giansoldati
Ratzinger rompe (di nuovo) il silenzio, stavolta per criticare la Chiesa tedesca
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Città del Vaticano – Benedetto XVI torna a farsi sentire dal suo eremo sopra il colle vaticano nel quale vive da quando si è ritirato a vita privata nel 2013 dimettendosi dall'incarico e aprendo la strada alla elezione di Papa Francesco. Non è la prima volta che Ratzinger 'rompe' il silenzio che si era imposto e che aveva annunciato al mondo. Stavolta ha affidato alla rivista Herder Korrespondenz – un autorevole testata – le sue perplessità sul camino sinodale e sulle riforme rivoluzionarie che i vescovi in Germania hanno intrapreso a colpi di maggioranza e di sondaggi. Di fatto dal 94enne pontefice emerito arrivano critiche a questo modo di procedere poichè oscurerebbe la missione della Chiesa. 

«Finché nei testi ufficiali della Chiesa parlerà solo il ministero, ma non il cuore e lo spirito, l'esodo dal mondo della fede continuerà» ha sentenziato Ratzinger, aggiungendo che nelle strutture cattoliche – ospedali, scuole, caritas, oratori – «sono coinvolte molte persone in posizioni chiave che di fatto non sostengono la vocazione della Chiesa, oscurandone la sua missione» chiave che resta quella di mantenere viva la fede, offrire speranza e operare secondo il disegno divino. 

Secondo Joseph Ratzinger nella Chiesa, dunque, andrebbe fatta una distinzione tra «credenti e non credenti», tra chi crede in Gesù risorto e segue il Magistero e chi invece si limita alla copertura del ministero, ad un ruolo che diventa di fatto 'mondano', adattandosi alle mode o al mainstream. Il Papa emerito si aspetta una «vera testimonianza personale di fede» da coloro che sono i portavoce della Chiesa, in pratica da chi detiene il potere e ha il compito di guidare il gregge. 

Infine Ratzinger ha fatto un riferimento importante al suo storico "Discorso di Friburgo" – un allocuzione che tenne durante la sua visita in Germania nel 2011 e che ha scatenato un'ampia risposta e alcune critiche. Nel discorso, egli aveva sottolineato che la Chiesa deve sempre distinguersi da ciò che la circonda e in un certo senso diventare "ultraterrena". Per questo aveva incentrato tutto il suo discorso sul concetto del 'noi'.

A Friburgo disse: «Quando diciamo: 'Noi siamo Chiesa', sì, è vero: siamo noi, non qualunque persona. Ma il 'noi' è più ampio del gruppo che lo sta dicendo. Il 'noi' è l’intera comunità dei fedeli, di oggi e di tutti i luoghi e tutti i tempi. E dico poi sempre: nella comunità dei fedeli, sì, lì esiste, per così dire, il giudizio della maggioranza di fatto, ma non può mai esserci una maggioranza contro gli apostoli e contro i santi: ciò sarebbe una falsa maggioranza. Noi siamo Chiesa: siamolo! Siamolo proprio nell’aprirci e nell’andare al di là di noi stessi e nell’esserlo insieme con gli altri!».

La parola chiave di quel discorso era Entweltisierung. Benedetto XVI sottolinea che forse la scelta della parola «che deriva dal vocabolario sviluppato da Heidegger” non era completamente opportuna, perché la parola de-mondanizzazione indica la parte negativa del movimento che mi interessa, ovvero l'uscita dalla parola e le costrizioni pratiche di un tempo nella libertà di fede mentre non esprime a sufficienza la parte positiva di quel movimento».

Ultimo aggiornamento: 17:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA