Norvegia, strage con arco e frecce: l'attentatore è un danese 37enne convertito all'Islam

Giovedì 14 Ottobre 2021
Norvegia, attacco con arco e frecce: l'attentatore è un danese 37enne convertito all'Islam
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È il danese Espen Andersen Brathen di 37 anni, convertito all'Islam, l'autore della strage avvenuta ieri sera a Kongsberg, nel sud-est della Norvegia. Armato di arco e frecce, il giovane ha preso di mira i passanti in diverse zone della cittadina uccidendo cinque persone e ferendone tre. La polizia, intervenuta in forze, lo ha arrestato  dopo un breve scontro.

 

Ma si è trattato di un atto di follia o di terrorismo? O di entrambi? Non è ancora chiaro cosa abbia spinto un oscuro danese di 37 anni a scendere in strada armato di arco, faretra e frecce per prendere di mira i passanti con spietata precisione, uccidendone cinque (quattro donne e un uomo) e ferendone altri tre, tutti di età compresa tra i 50 e i 70 anni. Una mattanza compiuta con un sangue freddo tale da far ripiombare la Norvegia nell'angoscia del 22 luglio di dieci anni fa, il giorno della strage di Utoya, quando Anders Behring Breivik uccise 77 persone.

«Siamo inorriditi dai tragici eventi di Kongsberg», ha detto re Harald V riassumendo il sentimento generale. Apparentemente, il killer entrato in azione ieri sembra però molto diverso da Breivik. Di certo, si tratta di una persona che era ben nota alla polizia. Innanzitutto per il sospetto di una sua radicalizzazione, dopo la conversione all'Islam. «Ci sono stati timori legati alla radicalizzazione», ha detto ai giornalisti il funzionario di polizia Ole Bredrup Saeverud, aggiungendo che i servizi di sicurezza lo avevano seguito già nel 2020. Poi era di fatto uscito dai radar perché «non c'erano state segnalazioni su di lui nel 2021».

Tuttavia «il sospetto», che la stampa norvegese oggi identifica col nome di Espen Andersen Brathen, era una conoscenza delle forze dell'ordine norvegesi da anni. Era stato fermato diverse volte per reati che vanno dal furto con scasso al traffico di piccole quantità di stupefacenti, fino a minacce aggravate ai suoi stessi genitori, ai quali dopo una lite aveva lasciato in casa un revolver Colt calibro 4,5 sul divano, in un atto di intimidazione per il quale aveva anche ricevuto dal tribunale un ordine restrittivo.

Alcuni suoi vicini interpellati dai giornali locali lo descrivono come un tipo chiuso, che passava ore in giardino ad allenarsi alle arti marziali, anche d'inverno. Un tipo che «non sorride mai, ti fissa e basta». Un suo amico d'infanzia, intervistato dalla tv Nrk, ha detto di avere visto su Facebook un messaggio allarmante nel 2017 e di aver segnalato l'uomo alla polizia ritenendolo malato e bisognoso di aiuto. Un altro conoscente ha raccontato che «si tratta di una persona gravemente malata di mente, fin dall'adolescenza».

Allo stesso tempo, nel suo sito online il quotidiano norvegese Aftenposten scrive di aver avuto accesso ad un profilo Facebook, ora chiuso, in cui Brathen appare con un nome diverso. Nei video guarda nella telecamera e dice: «Sono un messaggero. Vengo con un avvertimento. E' davvero quello che vuoi?. Per tutti coloro che vogliono essere in pace con se stessi, è giunto il momento: testimonio che sono un musulmano».

Secondo altre fonti il video sarebbe apparso anche su YouTube. «Gli eventi a Kongsberg attualmente sembrano essere un atto di terrorismo, ma l'indagine determinerà in dettaglio da cosa è stato motivato l'attacco», ha affermato il servizio di intelligence norvegese Pst in una nota. In questo quadro, l'uomo ora dovrà essere sottoposto ad una perizia psichiatrica, ha riferito l'avvocato della polizia Ann Svane Mathiassen all'emittente tv Nrk.

La stampa norvegese nota peraltro in maniera asciutta che la polizia ieri è stata allertata alle 18.12 sul fatto che in strada ci fosse un uomo armato con intenzioni ostili. Gli agenti sono arrivati in forze nel giro di pochi minuti, ma l'arresto del sospetto è avvenuto solo oltre mezz'ora dopo, alle 18.47. Il Paese è però ancora sotto shock per lasciarsi andare alle polemiche, anche perché l'arresto è avvenuto con uno scontro. Mentre gli elicotteri volteggiavano in cielo, la polizia ha dovuto sparare diversi colpi prima che il killer si arrendesse. «Sembrava di essere a Kabul», ha raccontato un testimone.

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Ultimo aggiornamento: 20:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA