Tumore scambiato per long Covid dai medici di base: Jessica muore a 26 anni dopo tre settimane di agonia

Le continuavano a diagnosticare gli effetti a lungo termine del Coronavirus, è morta tre settimane dopo la diagnosi corretta effettuata da uno specialista

Sabato 4 Novembre 2023 di Tommaso Cometti
Tumore scambiato per long Covid dai medici di base: Jessica muore a 26 anni dopo tre settimane di agonia

Una tragedia che ha stroncato una giovane vita, e che, probabilmente, si poteva evitare. Jessica Brady, 26 anni, è morta a causa di un tumore al quarto stadio, che i medici di base avevano scambiato per long Covid, dopo averla visitata una ventina di volte. Un errore terribile, che ha avuto drammatiche conseguenze per la famiglia Brady: adesso i suoi genitori, Andrea e Simon, stanno ancora piangendo la perdita della loro unica figlia e hanno deciso di fondare un ente benefico a suo nome, per promuovere una maggiore consapevolezza dei pericoli legati alle diagnosi in ritardo. 

Come riporta il Telegraph, la coppia sta tentando di affrontare il lutto nel migliore dei modi.

La storia di Jessica

La sera dell'1 novembre 2020, i coniugi Brady hanno dovuto iniziare ad accettare una verità sconcertante: la loro unica figlia, Jessica, aveva un tumore.

Durante i cinque mesi precedenti, Jessica si era sentita sempre peggio, diventando quasi irriconoscibile. In isolamento per paura del Covid, Jessica accusava diversi sintomi: dolori di stomaco, tosse e vomito e, al termine della quarantena, riusciva a malapena a stare in piedi. Era continuamente senza fiato e si sentiva perennemente esausta.

Il campanello d'allarme più grave è arrivato quando il suo ragazzo, Alex, ha notato un notevole rigonfiamento delle ghiandole, esclamando: «Dio mio. Questo non può essere un buon segno». Durante questa fase, in oltre 20 occasioni, i medici di base l'hanno rassicurata, diagnosticandole diverse malattie, da un'infezione alle vie urinarie al long Covid. Nel corso dei cinque mesi di malattia, tutti le hanno prescritto antibiotici, che non sono serviti minimamente ad alleviare le sue sofferenze.

La cosa incredibile è che, come ha raccontato Andrea Brady, nessuno di questi dottori ha voluto effettuare esami più approfonditi, ad esempio l'analisi delle urine o una biopsia. Jessica, affidandosi al parere dei medici, ha tentato di seguire le loro indicazioni, nella speranza di cavarsela. 

Altro dettaglio da rilevare è che la maggior parte di questi appuntamenti si sono svolti a distanza, e Jessica ha provato più volte la sensazione che nessuno prendesse sul serio i suoi sintomi e la sua sofferenza. I Brady, infatti, si sono lamentati delle cure “frammentate” ricevute dalla loro figlia. 

La diagnosi

Infine i Brady, constatando il costante aggravamento di Jessica, hanno deciso di affidarsi a uno specialista, che ha fornito una diagnosi corretta: tumore al quarto stadio. Si trattava di un adenocarcinoma, ed era troppo tardi ormai. La malattia, infatti, si era diffusa, arrivando al fegato, ai linfonodi, ai polmoni e alla spina dorsale. 

Purtroppo, Jessica è morta dopo tre settimane di agonia, il 20 dicembre 2020. Secondo i Brady, i dottori non sono riusciti a mettere insieme i diversi sintomi, causando un ritardo nella diagnosi che ha provocato la morte della loro unica figlia. Andrea Brady ha dichiarato: «Il caso non è mai stato esaminato nella sua interezza, Jessica li ha dovuti pregare, per farsi fare qualche test». 

La coppia, adesso, sta conducendo una campagna, per evitare che la tragedia di Jessica si ripeta: hanno fondato un ente, il  Jessica Brady Cedar Trust, per rendere noti i rischi legati alle diagnosi tardive che, fin troppo spesso, hanno delle conseguenze terribili.

Il mese prossimo, il 20 dicembre, ricorrerà l'anniversario della morte di Jessica: si spera che la sua morte non sia avvenuta invano, e che i medici si rendano conto che non bisogna trattare i pazienti come dei numeri, ma come degli esseri umani, degni di attenzione e di cure mirate.

© RIPRODUZIONE RISERVATA