Quattro navi da guerra russe e tre navi della marina cinese avvistate dagli Usa al largo delle coste dell'Alaska

Una nave della guardia costiera statunitense in pattuglia di routine nel mare di Bering si è imbattuta in un incrociatore missilistico cinese. Ma è stato solo il primo incontro

Martedì 27 Settembre 2022 di Cristiana Mangani
U.S. Coast Guard

Mare affollato in Alaska. Una nave della guardia costiera statunitense in pattuglia di routine nel mare di Bering si è imbattuta in un incrociatore missilistico cinese. Ma è stato solo il primo incontro, perché l'incrociatore non era solo mentre navigava per circa 86 miglia a nord dell'isola di Kiska, il 19 settembre. C'erano anche altre due navi della marina cinese e quattro navi della marina russa, incluso un cacciatorpediniere. Ad avvistarle in un'unica formazione, è stata una motovedettata, la Kimball, solitamente a Honolulu, nave di 418 piedi (oltre 127 metri), che ha osservato gli spostamenti della formazione marittima e poi l'allontamento dalla zona.

A dare supporto alla Kimball c'era un C-130 Hercules partito dalla stazione della Guardia costiera a Kodiak. La notizia è stata diffusa dagli Statio Uniti con un comunicato stampa. «Mentre la formazione ha operato in conformità con le regole e le norme internazionali, va comunque valutato caso per caso la presenza, proprio per garantire gli interessi degli Stati Uniti nell'ambiente marittimo intorno all'Alaska», ha spiegato il contrammiraglio Nathan Moore, comandante del diciassettesimo distretto.

Le verifiche

La Guardia costiera ha spiegato anche che le linee guida dell'Operazione frontier sentinel consentono queste verifiche, quando i concorrenti strategici operano nelle acque degli Usa e nelle vicinanze. La motovedetta Kimball continuerà a monitorare l'area.

La formazione cinese e russa è arrivata un mese dopo che il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg aveva avvertito dell'interesse della Cina per l'Artico e del rafforzamento militare della Russia in quella zona. Stoltenberg ha chiarito che la Russia ha istituito un nuovo comando artico e ha aperto centinaia di siti militari artici nuovi ed ex dell'era sovietica, inclusi porti e aeroporti in acque profonde.

La Cina, invece, si è dichiarata uno stato "vicino all'Artico" e, quindi, ha previsto di costruire lì la più grande nave rompighiaccio del mondo. «Anche Pechino e Mosca si sono impegnate a intensificare la cooperazione pratica nell'Artico. Ciò fa parte di una partnership strategica sempre più profonda che sfida i nostri valori e interessi», ha specificato il segretario generale della Nato durante una visita nel nord del Canada.

 

I precedenti

Questa non è stata la prima volta che le navi della marina cinese hanno navigato vicino alle acque dell'Alaska. Nel settembre 2021, i cutter della Guardia costiera nel Mare di Bering e nell'Oceano Pacifico settentrionale hanno incontrato navi cinesi, a circa 50 miglia (80 chilometri) al largo delle Isole Aleutine.

Già un paio di anni fa, la Russia ha potenziato la sua presenza nell’Artico, per mettere al sicuro le risorse naturali che lo scioglimento della calotta polare renderà inevitabilmente più accessibili.  E' stato spiegato così il recente spiegamento di forze nelle gelide acque a cavallo tra l’Alaska e la Siberia per alcune esercitazioni. Durante l’esercitazione avvenuta a settembre del 2020, lo U.S. Northern Command (comando operativo che si occupa della difesa del territorio continentale statunitense e delle zone limitrofe, Artico compreso) ha avvistato anche un sottomarino in emersione a largo delle coste dell’Alaska.

Come sottolineato in un paper pubblicato dal Nato Defense College, l’azione russa nell’area artica si basa su una pianificazione di lungo periodo che guarda al 2035 come data ultima per la realizzazione dei progetti polari del Cremlino: progetti che spaziano dalla ricerca di risorse alla costruzione di infrastrutture alle tematiche più strettamente legate alla difesa e al confronto con le forze dell’Alleanza Atlantica, che conta quattro dei cinque Stati artici (Canada, Stati Uniti, Norvegia, Danimarca). Data la crescente attenzione internazionale verso le latitudini del circolo polare, l’obiettivo prioritario di Mosca è quello di mantenere e rafforzare la propria posizione di Stato artico in grado di difendere i propri confini e di sfruttare tutte le risorse disponibili: una posizione, come rimarcato dagli studiosi, di sostanziale continuità rispetto alle politiche artiche condotte dall’esecutivo russo nel corso degli ultimi due decenni.

Non c'è meravigliarsi, dunque, della presenza russa e cinese in quei mari. Sebbene rispetto al 2020 la situazione sia molto cambiata: la Russia ha invaso l'Ucraina e la sua presenza militare in giro per il mondo, assume oggi una rilevanza maggiore e diversa.

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Ultimo aggiornamento: 28 Settembre, 15:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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