Libia, il governo Serraj avverte: rischio fuga di 400 militanti Isis

PER APPROFONDIRE: giuseppe conte, khalifa haftar, libia
Libia, violenti scontri a sud di Tripoli. Conte: rischio arrivo foreign fighters
Proseguono gli scontri in Libia e si rafforza la minaccia di terroristi in fuga dal Paese. «I circa 400 prigionieri dell'Isis detenuti tra Tripoli e Misurata» potrebbero fuggire approfittando del caos, ha avvertito il vicepremier libico del governo di Serraj, Ahmed Maitig. Lo stesso Giuseppe Conte ha evocato il rischio di foreign fighters in arrivo dalla Libia, dove si registrano nuovi violenti scontri a sud di Tripoli. L'Onu è tornato a chiedere un immediato cessate il fuoco. Il bilancio delle vittime è salito a 174 morti e 756 feriti. Lo riferisce l'Organizzazione mondiale della Sanità nel Paese nordafricano.

I combattimenti sono scoppiati ad Ain Zara, sobborgo a 15km a sudest di Tripoli. L'area è quella dove si è registrata nei giorni scorsi l'avanzata più poderosa delle forze di Khalifa Hafatar. Le truppe del maresciallo sono invece in rotta lungo l'asse sudoccidentale: i Katiba, fedeli al governo di Fayez al Sarraj, sono avanzati di altri 5 km verso sud e si avvicinano ad Aziziya, bastione di Haftar, pressato da ovest dall'avanzata dei soldati di Zintan. 

Migranti dalla Libia, Toninelli: linea porti chiusi potrebbe non bastare

«Siamo in grado in difendere Tripoli e siamo determinati a farlo, e rispediremo le milizie di Haftar da dove sono venute», ha detto il vicepresidente del consiglio presidenziale libico Ahmed Maitig in un incontro alla stampa estera a Roma. «Dopo 13 giorni dall'inizio dell'offensiva di Haftar verso la capitale la nostra situazione è molto migliorata, siamo tutti uniti a ovest, da Tripoli a Misurata, da Zintan a Zawia», ha assicurato Maitig, avvertendo: «Non ci può essere un'altra dittatura militare in Libia, il popolo vuole elezioni, democrazia. Circa 400 prigionieri dell'Isis detenuti tra Tripoli e Misurata» che potrebbero fuggire approfittando del caos. Maitig ha ricordato che il suo governo «ha lavorato con la comunità internazionale per tenere prigionieri questi terroristi». E nonostante questo, «oggi vediamo che alcuni partner supportano l'offensiva di Haftar».

Maitig ha ricordato che l'offensiva di Haftar ha finora provocato «18 mila sfollati da Tripoli, oltre cento morti, tra cui decine di civili, e cinquecento feriti». «In città la vita scorre normalmente, ma a sud della capitale le milizie di Haftar continuano a lanciare bombe pesanti, effettuare raid, utilizzare ragazzini come combattenti». Per Maitig «Haftar sta mandando un messaggio che c'è una guerra tra est e ovest, ma è sbagliato, non c'è divisione nel paese, tutti vogliono elezioni e democrazia. È la guerra di una sola persona». «Con la guerra in Libia in corso centinaia di migliaia di migranti potranno raggiungere facilmente le coste europee. Ma può succedere anche di peggio.

Immediata de-escalation, cessate il fuoco e impegno per la fine delle ostilità in Libia. È quanto si afferma in una bozza di risoluzione elaborata dalla Gran Bretagna e arrivata sul tavolo del Consiglio di Sicurezza Onu. «La situazione in Libia continua a costituire una minaccia per la pace e la sicurezza - si legge nel documento, ottenuto dall'ANSA - e quindi si chiede a tutte le parti un'immediata de-escalation, di impegnarsi per un cessate il fuoco e con le Nazioni Unite per garantire una completa cessazione delle ostilità in tutto il paese».

Inoltre, nel testo elaborato dalla Gran Bretagna «si domanda alle parti in Libia di riprendere subito al dialogo politico facilitato dall'Onu, riaffermare il pieno supporto all'inviato speciale delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, e lavorare ad una soluzione politica onnicomprensiva della crisi». Oltre ad adottare le misure necessarie per assicurare accesso umanitario incondizionato per chi ne abbia necessità. Infine, «chiede agli Stati membri di usare la propria influenza sulle parti in Libia perché garantiscano il rispetto di questa risoluzione».


«Siamo molto preoccupati per la crisi libica, abbiamo sempre lavorato e continueremo a lavorare per scongiurare una crisi umanitaria che può esporre al rischio dell'arrivo di foreign fighters sul nostro territorio. Bisogna assolutamente evitare l'escalation », ha detto il premier Giuseppe Conte. «Non è necessario in questo momento che io o il ministro Moavero andiamo in Libia. Con gli interlocutori comunque parliamo, andare lì non è una priorità», ha aggiunto.

Sono 7.300 i bambini sfollati in Libia a causa degli scontri in corso. È il dato, aggiornato al 15 aprile, dell'Unicef all'ANSA. Le persone che hanno invece chiesto di essere evacuate e che si trovano tuttora nelle aree del conflitto sono circa 4.500, fra cui 1.800 bambini. L'Unicef sta attuando una risposta rapida all'emergenza attraverso la consegna di pacchi di beni essenziali, come cibo e aiuti per l'igiene. Circa 200 famiglie (circa 1.000 persone, fra cui bambini) sono state assistite dall'inizio della crisi.​

«Ho letto che Conte parla di un rischio foreign fighters. Anche Maitig mi ha confermato che almeno 500 terroristi sono nelle carceri libiche e mai vorremmo vederli arrivare via mare. Quindi i porti restano chiusi, non si cambia». Così il vicepremier Matteo Salvini a margine di un'iniziativa sul pesto ligure alla Camera.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Martedì 16 Aprile 2019, 12:32






Condividi su Google+ Commenta
<< CHIUDI
CONDIVIDI LA NOTIZIA
Libia, il governo Serraj avverte: rischio fuga di 400 militanti Isis
CONDIVIDI LA NOTIZIA
DIVENTA FAN
SEGUICI SU TWITTER
COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 16 commenti presenti
2019-04-17 19:28:26
Chissà quanti Brenton Tarrant islamisti ci saranno? Se devono colpire che colpiscano quelli che penso io. Per i censori: il mio non è un incitamento tutt'altro...., se proprio se la devono prendere (il che non dipende da me) che l'ipotetico atto serva a far aprire gli occhi ai cretini & delinquenti.
2019-04-17 19:12:42
La crisi, o, per meglio dire, la prosecuzione della crisi libica, riporta sulle prime pagine dei giornali il tema del diritto all’accoglienza. Uno dei contendenti, Fayez al Sarraj, presidente riconosciuto della Libia da parte della comunità internazionale “minaccia” l’arrivo in Italia e quindi in Europa di 800.000 profughi di guerra, come tali tutelati dalle leggi internazionali sui rifugiati quali aventi diritto di asilo. A parte la enormità della cifra, chiaramente inattendibile e strumentale ad una richiesta di appoggio, vale la pena di svolgere alcune inattuali e forse inattuabili ( al cospetto del pensiero dominante) considerazioni sulla normativa e la morale politica che regolano il problema. Il diritto di asilo, così come configurato dalla normativa internazionale, è innanzitutto attribuito a coloro che fuggono dalle guerre, che queste siano civili o combattute contro forze straniere. Appare tale assunto singolarmente in contrasto con l’articolo 52 della nostra Costituzione che testualmente recita “ la difesa della patria è sacro dovere del cittadino”. In tal guisa, l’accoglienza di coloro che fuggono dalle guerre, paradossalmente, si configurerebbe come un’attività viziata da profili di incostituzionalità, per la sua manifesta discrasia rispetto alla normativa internazionale derivante da altre fonti legislative.Siamo consci che quanto fin qui esposto, è soltanto una sterile ma inconfutabile disquisizione giuridica. Da quando mondo è mondo gli uomini e le donne, in caso di guerra che coinvolga il loro paese, non hanno alcun diritto di fuggire; al contrario hanno il dovere di battersi per il bene superiore della loro nazione, per la libertà del loro popolo e per la realizzazione dei fini politici che condividono.La storia dell’umanità, da sempre, e scandita da guerre civili e non; non risulta che in passato nessuno sia mai scappato. Per rimanere in tempi recenti durante la guerra civile americana non c’è traccia di cittadini che siano scappati in Messico o in Canada; in Europa, durante le guerre mondiali che hanno visto innumerevoli stati belligeranti non c’è stato nessuno che è fuggito in Asia o in Groenlandia, così come mai nessuno nell’antichità è fuggito da guerre a qualsiasi titolo scatenate.Nei nostri giorni si è, invece, configurata una nuova etica alla quale si è voluto dare forma di diritto. Anche nel nostro tempo ci piace ricordare una eccezione collettiva. Crediamo che quasi mai si sia visto un curdo in giro per una terra diversa dalla sua, pure martoriata da centinaia di anni da conflitti tremendi.Ci avviciniamo, con grande rispetto, alla tragica epopea dei Peshmerga. Il nome significa letteralmente “colui che è di fronte alla morte”, ed in effetti il combattente, ci verrebbe da definirlo il legionario, Peshmerga da oltre un secolo è in piedi, di fronte all’evento supremo, con la sua incrollabile volontà di difendere l’esistenza del suo popolo, quello curdo. Il popolo curdo annovera tra i suoi antenati lo straordinario personaggio di Salah el Adin, conosciuto in Occidente, banalmente come il feroce Saladino, ma annoverato da Dante come uno spirito non cristiano non meritevole dell’Inferno e quindi posto nel limbo, insieme a Giulio Cesare,Ettore, Socrate e Platone. Tuttavia, i Peshmerga, da 100 anni si battono, con onore, contro tutti quelli che vogliono estirpare dalla terra i curdi: turchi, iracheni, siriani e occidentali di vario rango, tutti hanno cercato di perpetrare un genocidio, o di assistere impassibili allo stesso, del quale, per la verità, poco si parla. I loro nemici hanno messo in campo attività belliche ignobili: dai bombardieri senza piloti al terrorismo infame. I combattenti Curdi sono di un’altra scuola, scarponi sul terreno, mitra e bombe a mano, roba d’altri tempi. Però funzionano e, alla loro maniera, hanno restituito dignità e decoro a una guerra che in loro assenza sarebbe soltanto l’ennesimo episodio di macelleria. Alla fine non otterranno per il loro popolo grandi favori da coloro che la guerra non la sanno fare e tuttavia si arrogano il diritto di scatenarla per motivi talmente bassi da non meritare neanche menzione. Continueranno a non avere una terra, ma resteranno però una nazione, cioè un’unità di destini. Per ora è tutto quello che possono permettersi gli eredi del Saladino. Altro che diritto di asilo. Che ne pensano i "BUONISTI" nonchè "ACCOGLITORI"? Pavidi, vigliacchi, schifosi avvelenatori, con droga e miseria umana stanno distruggendo quel che resta del pensiero classico della cultura europea che satanasso vi accolga.
2019-04-17 15:30:56
Uno spregevole ricattatore.
2019-04-17 12:57:34
Comntroemo i barconi e i pseudo profighi... cmq chissà quanti che i ghe ne sarà rivai ancora prima che Salvini i li stoppasse.... cmq grazie ai buonisti.-
2019-04-17 16:03:48
Salvini non ha stoppato nulla se non qualche barca, di sbarchi ce ne sono ancora