MEDIO ORIENTE

Gaza, assalto israeliano all'ospedale al-Shifa. I terroristi arrestati: «Sinwar si nasconde lì sotto»

Tutti gli aggiornamenti in tempo reale

Giovedì 9 Novembre 2023

Macron: Israele fermi bombardamenti, civili vengono uccisi

Israele deve interrompere i bombardamenti su Gaza, perché «di fatto, oggi, i civili vengono bombardati. Questi bambini, queste donne, questi anziani vengono bombardati e uccisi. Quindi non c'è alcuna ragione per questo e nessuna legittimità. Quindi esortiamo Israele a fermarsi.» Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron alla Bbc, ribadendo il diritto dello stato ebraico a difendersi e la condanna francese alle azioni terroristiche di Hamas. Quando gli è stato chiesto se voleva che altri leader - compresi quelli degli Stati Uniti e del Regno Unito - si unissero alle sue richieste di cessate il fuoco, ha risposto: «Spero che lo facciano».

Parlando il giorno dopo laa conferenza sugli aiuti umanitari a Gaza tenutasi a Parigi, Macron ha affermato che la «chiara conclusione» di tutti i governi e le agenzie presenti a quel vertice è stata «che non c'è altra soluzione che prima, una pausa umanitaria, che porti quindi a un cessate il fuoco, che ci permetterà di proteggere... tutti i civili che non hanno nulla a che fare con i terroristi».

Colpito il cancello principale dell'ospedale Al-Shifa

Le forze israeliane hanno attaccato il cancello principale dell'ospedale al-Shifa a Gaza City. Lo riporta Al Jazeera

Gli Usa: «Troppi palestinesi uccisi»

«Troppi palestinesi sono stati uccisi, troppi hanno sofferto in queste settimane. Vogliamo fare tutto il possibile per proteggerli», ha ammonito il segretario di Stato americano parlando con i giornalisti a New Delhi. Blinken ha riconosciuto i progressi compiuti da Israele per ridurre le vittime ma ha sottolineato che «non è abbastanza».

Israele attacca l'Onu: è complice di Hamas

«Per anni l'Onu si è rifiutata di istituire meccanismi di verifica che possano fornirci un quadro veritiero della realtà». Nuovo attacco alle Nazioni Unite dall'ambasciatore israeliano al Palazzo di Vetro, Gilad Erdan, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza. Parlando della situazione a Gaza, Erdan ha affermato che «l'Onu è un altro complice». «L'Oms, Unrwa, e tristemente anche il segretario generale Guterres, non riportano la situazione sul terreno». «Molti operatori Unwra a Gaza sono essi stessi membri di Hamas - ha aggiunto - è giunto il momento di sfatare il mito dei fatti forniti dall'Onu».

Oms: a Gaza muore in media un bambino ogni dieci minuti

«La situazione a Gaza è impossibile da descrivere. I corridoi degli ospedali sovraffollati di gente, operazioni senza anestesia, famiglie in scuole sovraffollate in cerca disperata di cibo. In media, un bambino viene ucciso ogni 10 minuti a Gaza. Nessuno in nessun posto è al sicuro». Lo ha detto al Consiglio di Sicurezza Onu il direttore dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Inizia evacuazione ospedale Shifa di Gaza

Le autorità dell' ospedale Shifa di Gaza City hanno iniziato ad evacuare il centro medico seguendo gli ordini delle Forze di difesa israeliane, che hanno circondato il complesso, sotto al quale si ritiene che Hamas abbia costruito un centro di comando. A riferirne è il Wall Street Journal, citando una fonte bene informata. L' ospedale è stato colpito da almeno un'esplosione oggi. Tra le 50mila e le 60mila persone si sono rifugiate all'interno e intorno all' ospedale, secondo il ministero della Salute gestito da Hamas, citato da Times of Israel. I pazienti sono 2.500.

Msf: ad Al Shifa cadaveri a terra, una scena orribile

«Stamattina mi stavo recando all'ospedale di Al Shifa per lavorare quando la struttura è stata colpita. Tutti noi eravamo inorriditi, alcuni si sono buttati a terra. Ho visto cadaveri, anche di donne e bambini. Una scena orribile che ci ha fatto piangere tutti»: lo racconta Maher Sharif, infermiere di Msf che opera nell'ospedale di al Shifa, come riferisce la stessa organizzazione in un comunicato. «Il personale medico era terrorizzato, cercava di salvarsi e mettere al sicuro la propria famiglia. Alcuni sono rimasti all'interno dell'ospedale, mentre altri stanno partendo verso il sud di Gaza insieme agli sfollati», continua Sharif.

 

Israele: se terroristi sparano da ospedali risponderemo

«Se l'esercito israeliano vede i terroristi di Hamas sparare dagli ospedali di Gaza, farà quello che è necessario fare», ha detto il portavoce militare Richard Hech in un briefing con la stampa estera.

Combattimenti intorno all'ospedale Al-Shifa

Hamas e fonti palestinesi hanno segnalato combattimenti all'esterno dell'ospedale al-Shifa, dove Israele ritiene ci sia il comando centrale della fazione islamica, e anche intorno all'ospedale Rantisi. Rapporti - segnalati da Times of Israel - hanno riferito che nell'area stanno operando forze speciali e che corpi corazzati si stanno avvicinando.

Terroristi Hamas arrestati: "Sinwar si nasconde sotto l'ospedale al-Shifa"

L'esercito israeliano (Idf) ha diffusoun video su X in cui due terroristi di Hamas arrestati il 7 ottobre, giorno del massacro, dichiarano durante gli interrogatori chi si nasconde nei sotterranei del più grande ospedale di Gaza, l'al-Shifa. «Shifa è un grande ospedale, non piccolo, sotto si nascondono il leader di Hamas come Yahya Sinwar e altri comandanti senior, sia militari che politici», dice uno dei due. L'altro risponde sull'uso delle ambulanze: «Hamas sulle ambulanze trasporta cose importanti. Comandanti e tutto quello che serve. Perché usano ambulanze e non auto normali? Pechè gli ebrei non attaccano le ambulanze», afferma.

"Spari su ospedale Gaza"

La Mezzaluna Rossa palestinese ha affermato che cecchini israeliani sparano sull' ospedale Al-Quds di Gaza City, e ci sono feriti tra gli sfollati. Lo si legge sul profilo X dell'organizzazione.

Israele: nessuna intesa per scambio ostaggi

Non c'è alcuna definizione di un'intesa relativa ad uno scambio di prigionieri tra Israele e Hamas. Lo ha detto una fonte politica israeliana citata dalla tv pubblica Kan. Secondo la stessa fonte, ci sono sforzi in parallelo ai combattimenti per fare tutto il possibile per recuperare gli ostaggi.

Gaza, Al Jazeera: «Bombe sugli sfollati in fuga»

I palestinesi in fuga verso il sud di Gaza sarebbero stati colpiti da un bombardamento israeliano nei pressi di Wadi Gaza. Lo riferisce al Jazeera, mostrando le immagini di diversi feriti portati nell'ospedale di al-Aqsa. L'agenzia Maan parla di decine di vittime. Non ci sono conferme da parte israeliana.

"Accordo tra Israele e Hamas per lo scambio d'ostaggi"

Hamas e Israele avrebbero trovato un accordo per il rilascio di donne e minori palestinesi detenuti dallo Stato ebraico in cambio di 100 prigioniere e bambini ostaggi di Hamas. Lo riferisce il sito di Al-Arabiya in arabo. Al momento tuttavia mancano conferme sia israeliane che palestinesi.

Netanyahu: "Manterremo il controllo anche dopo la guerra"

«L'esercito continuerà a mantenere il controllo su Gaza anche dopo la guerra. Non ci affideremo a forze internazionali». Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu citato dai media al termine di un incontro con i capi delle comunità israeliane a ridosso della Striscia. Poi ha ribadito che Israele «non accetterà un cessate il fuoco».

Gaza, combattimenti vicino all'ospedale Shifa

Hamas e fonti palestinesi hanno segnalato combattimenti all'esterno dell' ospedale al-Shifa, dove Israele ritiene ci sia il comando centrale della fazione islamica, e anche intorno all' ospedale Rantisi. Rapporti - segnalati da Times of Israel - hanno riferito che nell'area stanno operando forze speciali e che corpi corazzati si stanno avvicinando.

Mattarella: "L'unica soluzione è due popoli e due stati"

«Resto convinto che l'unica soluzione che porti alla stabilità e alla pace sia quella di due popoli e due stati». Lo ha detto il capo dello Stato Sergio Mattarella nei colloqui oggi a Tashkent con il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev.

Iran: «L'espansione della guerra è inevitabile»

«A causa dell'aumento dell'intensità della guerra contro i residenti civili di Gaza, l'espansione della portata della guerra è diventata inevitabile»: lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amirabdollahian in una conversazione telefonica tenuta ieri con il suo omologo del Qatar, Mohammed Bin Abdulrahman Al Thani. Lo riporta il network tv statale iraniano Press TV.

Carburante finito, smette di funzionare l'ospedale indonesiano a Gaza

L'ospedale indonesiano di Gaza avverte che potrebbe cessare di funzionare oggi a causa della mancanza di carburante per alimentare la corrente elettrica. Lo ha reso noto il direttore dell'ospedale Atef Kahlout in un videomessaggio trasmesso. Lo stesso ospedale è stato danneggiato da un raid israeliano finalizzato a colpire un'area nelle sue vicinanza. Lo ha riferito il ministero degli Esteri indonesiano, precisando che l'obiettivo dell'attacco era la zona di Talizàtar, che si trova «molto vicino» all'ospedale, che ha subito danni. Tre volontari indonesiani erano nel seminterrato quando è avvenuto l'attacco, ma non hanno riportato ferite.

Ex capo del comando centrale dell'esercito israeliano: "Non è il momento di concedere qualcosa ad Hamas"

«Non penso che questo sia il momento di offrire qualcosa ai palestinesi o all'Autorità Palestinese in Cisgiordania. Dobbiamo prima raggiungere gli obiettivi di guerra che il governo ci ha assegnato per vincere la guerra a Gaza e cacciare tutti i leader di Hamas». Lo ha detto in una conferenza online Avi Mizrahi, ex capo del comando centrale dell'esercito israeliano, mettendo in guardia contro qualsiasi concessione prima che gli obiettivi della guerra israeliana siano raggiunti. I commenti di Mizrahi arrivano in un contesto di crescente pressione sul primo ministro Benjamin Netanyahu affinché accetti un cessate il fuoco per consentire un pò di sollievo ai civili a Gaza e garantire tempo per i negoziati sui prigionieri. Ma il premier non ha mostrato alcun desiderio di una sospensione importante delle ostilità. Ieri, la Casa Bianca ha riferito che Israele ha accettato di mettere in atto pause umanitarie giornaliere di quattro ore.

Il leader druso Walid Jumblatt: "Distruzione il mito dell'invincibilità d'Israele"

L'attacco del 7 ottobre in Israele «di certo ha aperto una guerra che sarà lunga, sanguinosa per palestinesi e israeliani» e «il primo risultato è stata la distruzione del mito dell'invincibilità d'Israele». A dirlo in un'intervista al Corriere della Sera è il leader druso Walid Jumblatt, convinto che «le radici di ciò che sta avvenendo sono profonde» e che «Israele dentro i confini del Mandato Britannico del 1948 e uno Stato palestinese in Cisgiordania e Gaza nei confini del 1967 della Risoluzione Onu 242, sarebbero la soluzione corretta. Poi c'è Gerusalemme». «De Gaulle, un grand'uomo, nel novembre 1967 chiese il ritiro di Israele dai territori occupati e l'internazionalizzazione di Gerusalemme. Chiaro che altrimenti la guerra continua - dice - Possono distruggere Gaza, cosa che in gran parte è già fatta, uccidere i leader principali di Hamas, ma non l'idea, non un'intera nazione. Se non si chiamerà Hamas, sarà qualcosa d'altro a chiedere il diritto di vivere dignitosamente e liberi». Secondo Jumblatt serve «un'alternativa». «Dategli un cessate il fuoco e poi trattate. Magari gli ostaggi saranno rilasciati in cambio dei palestinesi in prigione - afferma - Se Netanyahu non lo fa significa che vuole continuare a uccidere civili e bambini con la scusa di Hamas»

Erdogan: "La Turchia lavora per il cessate il fuoco

«Come Turchia, stiamo tenendo aperte tutte le opportunità diplomatiche per assicurare il cessate il fuoco» nella Striscia di Gaza. Lo ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. «Stiamo tentando di fare qualcosa per fermare lo spargimento di sangue (a Gaza). Se anche gli Usa iniziassero ad avere questo sentimento, sarebbe più semplice fermare Israele», ha detto il leader turco, come riporta Anadolu. «Se siete sinceri riguardo al cessate il fuoco allora esercitate pressione su Israele per mettere in pratica le decisioni dell'Onu», ha aggiunto rivolgendosi all'Occidente, durante un discorso ad Ankara. «Il nostro obiettivo è assicurare il passaggio di persone da Gaza a luoghi dove possano avere assistenza medica, tra loro ci sono anche pazienti (malati) di cancro e feriti», ha sottolineato Erdogan, riferendosi anche a una proposta del ministero della Sanità per curare in Turchia un migliaio di palestinesi provenienti dalla Striscia di Gaza. «Fino a che la questione israeliana non sarà risolta non ci potrà mai essere una pace completa o un ordinamento legale completo nella nostra regione o nel mondo intero», ha aggiunto il presidente turco.

Fonti palestinesi: 6 morti in raid su ospedale Shifa

Sei persone sono state uccise in seguito a un attacco israeliano che ha colpito il complesso ospedaliero di Shifa a Gaza, secondo il direttore generale del nosocomio Abu Salmiya citato dai media palestinesi.

Netanyahu: «Non cerchiamo né di governare né di occupare Gaza»

Israele non cercherà né di governare né di occupare Gaza. Lo afferma il premier Benjamin Netanyahu, in un'intervista a Fox News. Israele non cercherà di conquistare, occupare o governare Gaza dopo la guerra contro Hamas ma una «forza credibile» sarà necessaria «per entrare nell'enclave palestinese se necessario per prevenire l'emergere di minacce militari», ha detto Netanyahu.

di Mauro Evangelisti

Netanyahu concede quattro ore quotidiane di pausa dei combattimenti nel Nord di Gaza e Biden osserva: «Per convincerlo c’è voluto più tempo di quanto sperassi». La distanza tra la Casa Bianca e il primo ministro israeliano appare sempre più evidente. Anche la mediazione sulla liberazione di un gruppo di ostaggi e sull’invio di aiuti umanitari dentro Gaza è sempre più scivolosa. L’ipotesi dello stop alle armi di tre giorni, sulla base di un accordo con Hamas, è ferma.

E il presidente americano non nasconde che la sua visione è differente da quelle del primo ministro dello Stato ebraico: «Ho chiesto una pausa anche più lunga di tre giorni. Sugli ostaggi restiamo ottimisti. Ma non c’è alcuna possibilità di un cessate il fuoco». Sono comunque due opzioni differenti: una cosa è la pausa umanitaria, sulla quale si sta trattando (e per ora ci sono le quattro ore quotidiane, ma già questa concessione ha causato malumori all’interno del governo israeliano), un’altra è il cessate il fuoco sul quale lo Stato ebraico, sull’onda dell’emozione suscitata dal massacro compiuto da Hamas, non è disponibile a fare aperture.

Distanza

Secondo il portavoce del consiglio di Sicurezza della Casa Bianca, John Kirby, «le quattro ore quotidiane di pausa consentiranno gli spostamenti dai due corridoi umanitari, sono i primi passi significativi e possono consentire il rilascio di ostaggi». Ma Israele invita alla prudenza e non lo fa solo Natanyahu, ma anche il presidente Herzog, più moderato, che però spiega in una intervista alla Nbc a proposito degli ostaggi e di una possibile intesa con Hamas: «Mentre ci sono molte persone, che sono terze parti, che stanno inviando messaggi ottimistici ai notiziari, io dico apertamente: in base alle mie conoscenze, fino ad ora, non c’è nessuna informazione sostanziale che mostri un’offerta reale di Hamas di una trattativa sul tavolo». Non solo: secondo una fonte anonima (un funzionario israeliano) citata dalla Cnn, «le pause di quattro ore nelle operazioni militari saranno “pause tattiche localizzate” che entreranno in vigore in aree specifiche. Un quartiere o un’area verrà avvisata per dare alle persone del Nord la possibilità di viaggiare verso Sud per ricevere aiuti e soccorsi». Gli Usa stanno anche tessendo la tela diplomatica sul destino di Gaza, preoccupati perché temono che Netanyahu punti a occupare la Striscia a lungo termine. «Il futuro degli abitanti di Gaza è in Gaza e in nessun altro posto. Noi non sosteniamo, come principio, il ricollocamento della popolazione di Gaza, anche all’interno di Gaza: quelli che ora sono nel Sud devono avere la possibilità di tornare al Nord quando sarà sicuro farlo» spiega l’inviato speciale Usa per le questioni umanitarie in Medio Oriente, David Satterfield. L’Autorità nazionale palestinese (dunque Abu Mazen) è disponibile a governare nella Striscia se ci sarà un dopo-Hamas. Il segretario generale dell’Anp Hussein al-Sheikh in un’intervista al New York Times: «L’Anp ha detto all’amministrazione Biden di essere aperta a un ruolo di governance a Gaza nel dopo-Hamas se gli Stati Uniti si impegnano a una soluzione a due stati per mettere fine al conflitto israelo-palestinese».

 

Ricatto

Fin qui le trattative. C’è poi la spietatezza del terrorismo. Se fosse servita un’ulteriore conferma che l’attacco del 7 ottobre di Hamas e delle altre organizzazioni aveva preso di mira, scientificamente, anche i civili, anche gli anziani e i bambini, il video-ricatto diffuso ieri dalla Jihad islamica ha sfacciatamente dato una nuova prova. Compaiono due ostaggi, una donna di 77 anni, Hannah Katzir, e un dodicenne, Yagil Yaakov, che sotto minaccia, visto che dal 7 ottobre sono prigionieri dei terroristi palestinesi, pronunciano parole contro il primo ministro israeliano Netanyahu, accusandolo di essere causa della situazione. Le brigate Al-Quds, che del gruppo Jihad islamica sono il braccio armato, hanno annunciato che libereranno questi due ostaggi «per ragioni umanitarie», ma hanno aggiunto ambiguamente «se le condizioni sul terreno lo consentiranno». «Quel video è una forma di terrorismo psicologico» taglia corto l’esercito israeliano. Il nodo della trattativa più generale sugli ostaggi, ma anche delle sofferenze a cui sono condannati i civili palestinesi bloccati loro malgrado in uno scenario di guerra, sta proprio qui: Hamas e gli altri gruppi che tengono prigionieri 240 persone, in gran parte civili, esigono un cessate il fuoco. L’Idf (forze armate israeliane) sta smantellando postazioni, basi, depositi di armi, tunnel. Lo sta facendo anche con violenti bombardamenti in cui muoiono pure coloro che non hanno colpe oltre a vari capi del gruppo terroristico. Ieri l’esercito ha annunciato di avere ormai il controllo della roccaforte di Hamas nel Nord della Striscia. Il capo di Stato maggiore israeliano, il generale Herzi Halevi, e il direttore dell’agenzia per l’intelligence interna Shin Bet, Ronen Bar, sono entrati nella Striscia di Gaza per valutare la situazione, ma anche per una prova di forza nella parte settentrionale della Striscia. Dunque, per Hamas è fondamentale avere il tempo di riorganizzarsi o fuggire. Ma il governo israeliano teme che sospendendo l’operazione militare si vanificheranno i risultati ottenuti sul campo fino ad oggi. L’opinione pubblica però spinge per il salvataggio degli ostaggi. Non solo: molti prigionieri nelle mani di Hamas sono stranieri, anche americani, non tutelare la loro incolumità avrebbe contraccolpi diplomatici significativi. Le quattro ore di pausa e i due corridoi umanitari consentiranno ai civili palestinesi, ancora bloccati a Gaza City, dove infuriano i combattimenti strada per strada, o comunque nella parte Nord della Striscia, di spostarsi in sicurezza verso Sud. Ma anche questa non gigantesca concessione ha causato tensioni nel governo israeliano, visto che il ministro di estrema destra, Itamar Ben-Gvir, parla di «errore particolarmente grave, dobbiamo continuare a combattere e il gabinetto di guerra non ha il mandato per consentire pause senza restituzione degli ostaggi».
COLLOQUI
Eppure, la mediazione, che secondo i media egiziani ma anche occidentali era vicina a un risultato, prevede uno stop più ampio alla guerra: tre giorni di pausa degli attacchi in cambio della liberazione di un numero compreso tra 10 e 20 ostaggi. Ieri a Doha si è svolto un incontro tra funzionari del Qatar, compreso il primo ministro, il capo del Mossad, David Barrea, e il direttore della Cia, William Burns. Il quotidiano israeliano Haaretz ha citato «esponenti di Hamas» che hanno detto: i colloqui sono in corso ma non è stato ancora raggiunto un accordo con Israele. Secondo una ricostruzione di The Guardian all’inizio della guerra c’era stata la possibilità di una intesa più corposa, con il rilascio di un numero imprecisato di ostaggi (si è ipotizzato una cinquantina) in cambio di un cessate il fuoco di cinque giorni. Netanyahu ha detto no.

Yemen

Ieri il lancio di razzi e droni esplosivi contro Israele, che è bene ricordarlo non si è mai fermato dal 7 ottobre, ha raggiunto una città del Sud, Eilat, sul Mar Rosso, popolare mèta turistica in tempi normali. Al mattino c’è stata una esplosione in una scuola: è stata causata da un drone, sette i feriti. Le sirene di allarme anti razzi sono risuonate anche in serata. Vista la posizione geografica di Eilat il pensiero è andato ai recenti attacchi del movimento Houthi, vicino all’Iran, dallo Yemen. E l’esercito israeliano ha confermato di ritenere che la provenienza del velivolo senza pilota è yemenita.

Ultimo aggiornamento: 11 Novembre, 08:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmemedia.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci