Inghilterra senza benzina, resta a secco pure Cristiano Ronaldo: scende in campo l'esercito

Domenica 3 Ottobre 2021 di Chiara Bruschi
Inghilterra senza benzina, resta a secco pure Cristiano Ronaldo: scende in campo l'esercito
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LONDRA - Domani scenderà in strada l'esercito contro la crisi del carburante che continua a mettere in ginocchio il Regno Unito. Se in Scozia la situazione sembra migliorare, Londra e il sud est dell'Inghilterra continuano a essere le zone più colpite, con code chilometriche ai distributori che puntualmente si ritrovano a secco e sono costretti a chiudere. Non che nel nord ovest la prospettiva sia più rosea: a Manchester l'autista di Cristiano Ronaldo è rimasto in coda alla guida della Bentley da 220mila sterline del calciatore per ben sei ore e quaranta minuti, in attesa che la stazione di servizio venisse rifornita, per poi andarsene a mani (anzi, serbatoio) vuote. Il problema, infatti, non è la carenza di materia prima, a mancare sono gli autotrasportatori che riforniscono i distributori di benzina, messi sotto pressione da un aumento incontrollato di domanda causato dal panic buying che ha colto i consumatori britannici: per paura di rimanere a secco hanno iniziato a prendere d'assalto le stazioni di servizio.

 

I MILITARI
Saranno quindi 200 soldati, 100 dei quali si metteranno alla guida, a tamponare l'emergenza, in attesa che i visti temporanei annunciati dal governo possano a loro volta contribuire: 5mila per autotrasportatori e 5mila e 500 per lavoratori del pollame. La criticità negli approvvigionamenti riguarda anche alcuni alimenti nei supermercati, i medicinali e perfino i giocattoli, per i quali aumenterà la richiesta con l'arrivo delle feste. Nell'anno in cui la Brexit è diventata realtà si sono materializzate anche le previsioni non troppo allarmistiche a giudicare da quello che sta accadendo degli imprenditori e delle categorie produttive contrarie all'uscita dall'Ue: nel nuovo sistema di immigrazione a punti, il Regno Unito punta ad accogliere lavoratori qualificati con stipendi minimi di almeno 25mila e 600 sterline. Lasciando fuori dalla frontiera tutta la manodopera che ha contribuito a far funzionare molti settori dell'economia britannica negli ultimi decenni. La pandemia, inoltre, ha spinto molti immigrati a lasciare la Gran Bretagna per tornare nel proprio paese o per trovare nuove opportunità nel vecchio continente, dove la libera circolazione delle persone rende tutto più semplice. Una combinazione di fattori che ha fatto precipitare le cose in più ambiti: un allarme, per esempio, è stato lanciato dagli agricoltori, che si sono ritrovati senza lavoratori stagionali per raccogliere frutta e verdura e quest'anno hanno perso migliaia di sterline (una perdita che si tradurrà, l'anno prossimo, in un calo della produttività). Nei giorni scorsi è stata la volta della lavorazione delle carni: la mancanza di macellai costringerà gli inglesi a rimanere senza tacchino e maiale nei prossimi mesi ed è proprio per «salvare il Natale» che Johnson, stando a una rivelazione del Times, sta pensando a visti temporanei anche per questa manodopera specializzata.

L'ALLARME
L'hospitality l'allarme lo aveva lanciato da tempo: mancano camerieri, chef e sommelier. Con una lettera indirizzata al governo e pubblicata dal Financial Times hanno definito il settore come «vicino all'implosione», con bar che rischiano di chiudere perché non hanno personale e alberghi che rifiutano prenotazioni da migliaia di sterline per la stessa ragione. Anche nel loro caso la richiesta è la stessa: che anche il loro settore possa godere di permessi di lavoro temporanei. Domande che probabilmente cadranno nel vuoto soprattutto perché rivolte a quello stesso governo che è stato promotore e attuatore della Brexit. Nel frattempo, nelle stanze di Whiteall i toni si alzano sempre di più. Da una parte le associazioni di categoria e gli imprenditori accusano i ministri competenti di aver sottovalutato quanto era stato da loro preannunciato un anno fa e di non aver quindi previsto alcuna pianificazione utile a risolvere tali emergenze. Dall'altra i ministri, quello dell'energia e della strategia industriale Kwasi Kwarteng in primis, hanno definito la situazione come «un momento di transizione verso un'economia post-Brexit», che non potrà più reggersi su lavoratori stranieri sottopagati ma dovrà basarsi su maggiori investimenti e stipendi più elevati.
 

Ultimo aggiornamento: 12:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA