MEDIO ORIENTE

Gaza, Erdogan: «Israele minaccia per la pace globale, mondo islamico intervenga». La telefonata a Meloni: «Italia riconosca lo stato Palestinese»

Gli aggiornamenti sulla situzione in Medio Oriente

Mercoledì 29 Maggio 2024

Mo: ucciso capo logistica polizia Hamas in raid Idf a Khan Yunis

Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno ucciso in un raid aereo il capo della logistica della polizia di Hamas, Salama Baraka, a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza.

Lo riferiscono media palestinesi. Come spiega il Jerusalem Post, Baraka era il responsabile per i rifornimenti e l'addestramento delle forze di polizia di Hamas. Suo fratello era un alto ufficiale delle Brigate Al-Qassam, il braccio armato di Hamas, ed è stato ucciso nel 2018.

Partito di Gantz attacca il governo, "elezioni subito"

Gadi Eisenkot - dello stesso partito del ministro Benny Gantz e membro osservatore del Gabinetto di guerra israeliano - ha preso le distanze dal governo del premier Benyamin Netanyanu chiedendo «elezioni al più presto» e accusandolo di «aver fallito gli obiettivi». «Di recente - ha spiegato Eisenkot riferendosi alla decisione di entrare nel governo - la nostra influenza nel governo è diminuita. Sono entrate in gioco anche considerazioni politiche e di altro tipo». «Il ritorno degli ostaggi - ha aggiunto - è un dovere morale supremo di un paese che non è riuscito a proteggere i suoi cittadini ma anche una precisa esigenza strategica».

Usa su bozza Onu per Rafah, "non sarà utile"

«Ogni documento in questo momento non sarà utile e non cambierà la situazione sul terreno, noi vogliamo continuare a sostenere gli sforzi per ottenere l'accordo sugli ostaggi e altri aiuti a Gaza». È il primo commento del vice ambasciatore americano all'Onu Robert Wood sulla bozza di risoluzione dell'Algeria che chiede a Israele di «fermare immediatamente la sua offensiva militare a Rafah». A margine della riunione del Consiglio di Sicurezza, Wood ha detto che comunque il testo è stato inviato a Washington per valutazioni. 

Usa, inorriditi e con il cuore spezzato per attacco Rafah

«Abbiamo il cuore spezzato e siamo inorriditi» dall'attacco aereo israeliano a Rafah. Lo ha detto al Consiglio di Sicurezza Onu il vice ambasciatore americano Robert Wood, ribadendo che secondo Tel Aviv l'attacco è stato «un errore». «Abbiamo chiesto a Israele di fare di più per proteggere vite civili innocenti a Gaza. Come abbiamo detto in passato, Israele ha il diritto di difendersi ma ha anche il dovere di proteggere i civili», ha aggiunto: «Continuiamo a credere che ci siano alternative ad una operazione su larga scala».

Onu, dopo raid a Rafah cambio rotta per evitare altre catastrofi

«Questa traiettoria deve cambiare se vogliamo evitare ulteriori catastrofi. Esorto le parti a tornare immediatamente e in buona fede al tavolo delle trattative». Lo ha detto al Consiglio di Sicurezza il coordinatore speciale Onu per il processo di pace in Medio Oriente, Tor Wennesland, dopo l'attacco israeliano a Rafah. Ribadendo «i ripetuti appelli miei e del segretario generale per il rilascio immediato di tutti gli ostaggi detenuti a Gaza e per un cessate il fuoco umanitario immediato». «È chiaro che tutte le parti devono urgentemente cambiare rotta - ha aggiunto - È giusto che ci concentriamo tutti sulla prevenzione di un ulteriore deterioramento della situazione o sulla ricerca di soluzioni ai bisogni più urgenti ma, senza collegare questi sforzi urgenti a una strategia politica a lungo termine, qualsiasi soluzione sarà di breve durata o addirittura controproducente». Wennesland ha ribadito che «nessun tentativo di affrontare le sfide umanitarie e di sicurezza sarà sostenibile a meno che non sia parte di un approccio più ampio che affronti il futuro politico di Gaza, e quel futuro è parte integrante di un unico Stato palestinese unificato, che costituisce una base cruciale per realizzare una soluzione a due Stati». Inoltre, ha spiegato che «non ci deve essere una presenza militare israeliana di lungo termine a Gaza».

La bozza Onu che chiede a Israele di fermare attacco Rafah

L'Algeria ha diffuso con i membri Consiglio di Sicurezza Onu una bozza di risoluzione che ordina a Israele di «fermare immediatamente la sua offensiva militare a Rafah». Il testo, di cui l'ANSA ha avuto visione, chiede un «cessate il fuoco immediato a Gaza rispettato da tutte le parti», oltre al «rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi». La bozza, spiegando che la «situazione catastrofica nella Striscia di Gaza costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza regionale e internazionale», richiama pure le ultime ordinanze emesse dalla Corte internazionale di giustizia, inclusa quella che ordina a Israele di «fermare immediatamente la sua offensiva militare» a Rafah. Alcuni diplomatici hanno riferito di sperare in un voto a breve. «La nostra speranza è che possa avvenire il più rapidamente possibile perché c'è la vita in gioco», ha detto l'ambasciatore cinese Fu Cong. Non è chiara per ora la posizione degli Usa, che hanno posto il veto a numerose risoluzioni in cui si chiedeva il cessate il fuoco a Gaza.

Erdogan a Meloni: l'Italia riconosca lo Stato palestinese

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si augura che l'Italia stia «dalla parte giusta della storia», seguendo l'esempio di Spagna, Irlanda e Norvegia nel riconoscere la Palestina come uno Stato. Durante una telefonata con la premier Giorgia Meloni, Erdogan ha aggiunto che «dovrebbe essere aumentata la pressione per fermare gli attacchi brutali di Israele contro la Palestina e costringere l'amministrazione israeliana ad adeguarsi con il Diritto internazionale», riporta la presidenza della Repubblica di Ankara.

Anp, nessun segnale che valico di Rafah sarà riaperto presto

Il ministro della Sanità palestinese ha affermato che non c'è stata alcuna indicazione da parte di Israele che il valico di Rafah, utilizzato per portare forniture mediche e umanitarie essenziali nella Striscia di Gaza, possa essere aperto presto. Lo riporta Al Jazeera. «Dato che è stato chiuso, non abbiamo alcuna indicazione che gli israeliani vorrebbero che sia aperto a breve», ha detto Majed Abu Ramadan ai giornalisti a margine dell'Assemblea Mondiale della Sanità a Ginevra. Il valico di Rafah - di cui Israele ha preso il controllo agli inizi di maggio - rappresenta un importante punto di ingresso per gli aiuti umanitari a Gaza. La sua chiusura è oggetto di uno scontro tra Israele e l'Egitto: lo Stato ebraico accusa infatti Il Cairo di tenere serrato il valico, mentre l'Egitto sostiene che sono le operazioni militari israeliane nell'area a impedire il passaggio degli aiuti. 

Israele, 'Idf opera nel centro di Jabalya, nel nord di Gaza'

L'Idf sta continuando ad operare «nel centro» di Jabalya nel nord della Striscia. Lo ha detto il portavoce militare. Le truppe - ha continuato - hanno «fatto irruzione in decine di compound di lancio razzi che hanno neutralizzato». «Individuati e distrutti - ha aggiunto la fonte - anche una serie di imbocchi di tunnel e anche un campo di combattimento posti vicino ad una moschea» con armi ed equipaggiamento militare.

Xi: «Profondamente triste per gravissima situazione a Gaza»

Il presidente cinese Xi Jinping ha detto al suo omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi che la Cina è «profondamente rattristata» dalla «gravissima» situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, secondo i media statali. «Quest'ultimo episodio del conflitto israelo-palestinese ha causato un gran numero di vittime tra i civili palestinesi innocenti e la situazione umanitaria a Gaza è estremamente grave. La Cina ne è profondamente rattristata», ha dichiarato Xi a Sisi durante un incontro a Pechino, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato cinese Cctv. 

Israele: «Altri sette mesi di combattimenti a Gaza»

«I combattimenti a Gaza continueranno per almeno altri sette mesi». Si è espresso così il consigliere per la sicurezza nazionale di Israele, Tzachi Hanegbi, in un'intervista a Kan rilanciata dal Jerusalem Post. Le operazioni militari israeliane nella Striscia, che nel 2007 finì sotto il controllo di Hamas, sono iniziate dopo l'attacco del 7 ottobre dello scorso anno in Israele. Attualmente, secondo Hanegbi, le forze israeliane (Idf) controllano il 75% del cosiddetto 'corridoio di Filadelfia', striscia di terra tra Gaza ed Egitto.

Consigliere per la sicurezza nazionale di Israele: «I combattimenti a Gaza continueranno per altri 7 mesi»

«I combattimenti a Gaza continueranno per altri 7 mesi». Lo ha detto il Consigliere per la sicurezza nazionale di Israele Tzachi Hanegbi. In una intervista a Canale 2 - ripresa dai media - Hanegbi ha anche aggiunto che «l'Idf controlla al momento il 75% del 'Corridoio Filadelfia'". Il Corridoio è una striscia di terra che corre a Gaza lungo il confine tra Israele e l'Egitto.

Erdogan: «Israele minaccia sper la pace globale, mondo islamico intervenga»

«Israele, che agisce a mani nude, non rappresenta una minaccia solo per i palestinesi o per Gaza, ma anche per la pace globale e l'umanità intera». Lo ha dichiarato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, come riporta l'agenzia di stampa Anadolu. «Nessuno Stato è al sicuro fino a quando Israele non verrà messo sotto il controllo e il vincolo del diritto internazionale. Questo riguarda anche la Turchia», ha detto Erdogan. Intervenendo a una riunione del suo partito, l'Akp, trasmessa dalla televisione di Stato Trt, il leader turco ha quindi affermato: «Ho poche parole da dire al mondo islamico, cosa aspettate a prendere una decisione comune per salvaguardare i diritti, la vita e la dignità delle sorelle e dei fratelli palestinesi?''. E ha concluso, tra gli applausi: «Dio riterrà voi, tutti noi, responsabili di questo».

Media: carri armati israeliani proseguono attacchi a Rafah

Mercoledì i carri armati israeliani hanno condotto un secondo giorno di attacchi a Rafah e funzionari sanitari palestinesi riferiscono che diverse persone sono rimaste ferite stamattina a causa del fuoco israeliano nella zona orientale di Rafah. Lo riporta Reuters, ripresa dal Guardian. Fonti palestinesi sostengono che alcuni depositi di aiuti sono stati dati alle fiamme. Secondo Reuters, i residenti hanno affermato che i costanti bombardamenti israeliani durante la notte hanno distrutto molte case nella zona, da dove la maggior parte delle persone è fuggita dopo l'ordine di evacuazione da parte di Israele.

Houthi attaccano nave greca nel Mar Rosso a largo Yemen

 I ribelli Houthi yemeniti del movimento Ansar Allah hanno attaccato una nave di greca. Lo riporta il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) su X. «Gli Houthi sostenuti dall'Iran - si legge - hanno lanciato cinque missili balistici antinave dalle aree dello Yemen nel Mar Rosso. La nave mercantile Laax, battente bandiera delle Isole Marshall, di proprietà e gestita dalla Grecia, ha riferito di essere stata colpita da tre missili, ma ha continuato il suo viaggio. Non sono stati segnalati feriti da parte degli Stati Uniti, della coalizione o del mercantile navi», si legge nel comunicato. 

Secondo il Centcom, le forze statunitensi «hanno distrutto con successo cinque sistemi aerei senza equipaggio sul Mar Rosso, lanciati da un'area dello Yemen controllata dagli Houthi, sostenuta dall'Iran». "È stato stabilito - aggiunge la nota - che i sistemi rappresentavano una minaccia imminente per le navi mercantili nella regione». In seguito all'escalation del conflitto israelo-palestinese nella Striscia di Gaza, il movimento Ansar Allah ha dichiarato che colpirà il territorio israeliano e impedirà alle navi associate a Israele di passare attraverso le acque del Mar Rosso e dello stretto di Bab-el-Mandeb fino a che le operazioni militari in territorio palestinese non saranno state fermata. Dallo scorso novembre gli Houthi hanno attaccato decine di navi civili nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden.

di Lorenzo Vita

L'Europa inizia a studiare le mosse per lanciare un avvertimento a Israele.

Un "cartellino giallo" per mettere in chiaro al governo di Benjamin Netanyahu che quanto accaduto a Rafah con la strage di 45 civili rischia di essere l'ultima linea rossa. Il Consiglio degli Esteri dell'Unione europea, nella sua ultima riunione di lunedì, ha approvato l'idea di convocare il prima possibile il Consiglio di Associazione dell'Accordo Ue-Israele, con l'obiettivo di trovare il modo di rispettare l'ordine della Corte di giustizia internazionale di fermare l'offensiva su Rafah. "Ci sono una serie di opzioni su quello che l'Ue può o deve fare per rispettare l'ordine della Corte internazionale di Giustizia", ha detto Peter Stano, il portavoce dell'Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell. "Non sappiamo ancora chi rappresenterà Israele, prima ci deve essere la convocazione del Consiglio di Associazione e Israele deve dare il suo accordo. Potrebbe partecipare a livello di primo ministro o di ministro degli Esteri", ha continuato il portavoce.

All Eyes on Rafah: cosa significa l'appello globale per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza

I PROVVEDIMENTI

In attesa di capire se e come lo Stato ebraico parteciperà a questa futura riunione, quello che sembra chiaro è che all'ordine del giorno possano esserci sanzioni europee sugli "estremisti" o "contro l'inosservanza degli ordini della Corte Internazionale". Non si tratterebbe di provvedimenti estremamente pesanti, a detta di molti osservatori. Ma quello che conta, in questi casi, è il messaggio politico. E non è un caso che la richiesta di verifica degli accordi tra Bruxelles e Stato ebraico fosse già stata proposta negli scorsi mesi proprio da Irlanda e Spagna. Due dei tre Paesi che ieri hanno ufficializzato il riconoscimento dello Stato di Palestina.
La mossa di Dublino, Madrid e Oslo era stata già annunciata la scorsa settimana. Ma questo non ha evitato al governo di Benjamin Netanyahu di reagire duramente. Ieri, il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, ha paragonato la vicepremier spagnola Yolanda Diaz all'ayatollah Khamenei e al leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, che «vogliono la scomparsa dello stato di Israele e la creazione di uno stato terroristica islamico dal fiume al mare». E la tensione tra Israele, Paesi europei e in generale con l'Occidente rischia di acuirsi proprio in virtù di quello che sta accadendo in queste ore a Rafah.

SUL CAMPO

Dopo l'uccisione dei 45 civili, le forze israeliane non hanno fermato le operazioni, continuando a bombardare la città e muovendo i carri armati fino al centro. Ieri, si sono rincorse anche le notizie di un attacco che aveva provocato 21 morti nella parte più occidentale di Rafah, ma l'Idf ha detto di non avere colpito nella zona umanitaria di al-Mawasi. La situazione è critica, con gli sfollati che aumentano di giorno in giorno e il pericolo che il disastro umanitario sia dietro l'angolo. Come ha scritto l'Associated Press, le tendopoli lungo la costa di Gaza si estendono ormai per 16 chilometri. E le condizioni igieniche sono terribili.


Ieri, inoltre, il Pentagono ha confermato le notizie sui danni al molo galleggiante costruito per il corridoio marittimo. I militari Usa dovranno sganciarlo dalla costa per ripararlo. Un pontile che, come suggerito da Newsweek, è costato circa 320 milioni di dollari. E questo mette ancora più a nudo le perplessità sul piano Usa per fare arrivare gli aiuti via mare.


Netanyahu non vuole far vedere ai suoi alleati di governo di cedere al pressing internazionale. Ma deve anche fare i conti con un'opinione pubblica ormai frustrata da un conflitto senza apparente via d'uscita (il Jerusalem Post ieri scriveva addirittura di "guerra persa") e dalla spada di Damocle degli ostaggi, con il Jihad islamico palestinese che ieri ha rilasciato un altro video di un rapito, Sasha Trufanov. Secondo le indiscrezioni, Israele ha consegnato a Egitto, Qatar e Usa una nuova offerta di accordo. Ma il tempo per un accordo sembra sempre di meno.
 

Ultimo aggiornamento: 17:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmemedia.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci