​Golunov, l'arresto del giornalista indigna la stampa russa: «Noi siamo Ivan»

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​Golunov, l'arresto del giornalista indigna la stampa russa: «Noi siamo Ivan»
L'osservato speciale. Questo è diventato Ivan Golunov, il giornalista arrestato venerdì scorso con l'accusa di spaccio di droga. Parlare di rivolta per l'ennesimo caso di manette facili contro un reporter - ma anche oppositori o attivisti - non è più eccessivo. I tre maggiori quotidiani economici liberali (Vedomosti, RBK e Kommersant) sono infatti andati in stampa con una prima pagina condivisa: «Io/Noi siamo Ivan Golunov». Una reazione senza precedenti in Russia.

Il reporter di Meduza, testata web indipendente con sede a Riga, è considerato il migliore della sua generazione di giornalisti investigativi specializzati in corruzione. E quando sabato è apparso dietro alle sbarre, in tribunale, in lacrime, stravolto dalla tensione, qualcosa nel Paese ha ceduto ed è scoppiata un'ondata d'indignazione. A Mosca e nelle regioni (persino all'estero) colleghi e persone comuni si sono riversate davanti alle sedi del ministero dell'Interno (o delle rappresentanze diplomatiche) per mostrare il loro sostegno a Golunov, inscenando «manifestazioni individuali» così da sfuggire alle stringenti leggi russe sugli assembramenti non autorizzati. Inoltre, mercoledì prossimo (qui giorno di festa) è stato organizzato a Mosca un corteo - non autorizzato - in sua solidarietà. «Non consideriamo convincenti le prove di colpevolezza a carico di Ivan Golunov e le circostanze del suo fermo suscitano grandi dubbi», scrivono le testate nel loro editoriale congiunto sottolineando che nel corso dell'operazione di polizia forse «è stata violata la legge».



E chiedono un'indagine urgente da parte del ministero. I punti oscuri sono molti. Meduza ha infatti ricostruito che Golunov, dopo il fermo, non ha potuto contattare gli avvocati o i familiari, è stato sottoposto a privazione di sonno e, probabilmente, malmenato - come emerso già sabato. La perquisizione del suo appartamento è stata poi una farsa: gli agenti avevano già le chiavi di casa sua e quando sono entrati sono andati a colpo sicuro, scovando il pacchetto con la droga appoggiato sul ripiano superiore di un armadio. Non solo. Le immagini diffuse in una nota dalla polizia, in cui si collocava la droga in bella mostra nell'appartamento di Golunov, in realtà non sono state scattate in casa sua. Una gaffe a cui le forze dell'ordine hanno dovuto dare una spiegazione - «un errore del tecnico di laboratorio» - dopo che sulla rete si sono riversate le testimonianze di amici e colleghi. «Ivan e la droga fanno parte di due mondi diversi: le accuse sono false al 100%», ha scritto Alexander Baunov, giornalista di grido e analista presso il Carnegie Center di Mosca postando online una foto con Golunov poco dopo la sua scarcerazione e la concessione dei domiciliari (già di per sé un prodigio, dato che la custodia cautelare è prassi e oltre il 90% delle incriminazioni si conclude con una condanna).

Baunov ci ha messo la faccia e ha avuto ragione. L'avvocato di Golunov ha fatto sapere oggi che i test sulla droga - urine e campioni sulle mani - hanno dato esito negativo. Ma la stampa non ha solo reagito con azioni di solidarietà. Baza e la sede russa della Ong Transparency International hanno ad esempio rivoltato come un calzino il colonnello della polizia Andrey Shchirov, responsabile dell'arresto di Golunov, scoprendo un patrimonio sospetto da circa un milione di euro (troppo per un funzionario che ne guadagna massimo 13mila l'anno). Rivolta, appunto. Il Cremlino ha ammesso che vi sono dei «dubbi», che la vicenda va seguita «con attenzione» e che Vladimir Putin è stato «aggiornato», anche dalla garante per i diritti umani. Ma ha invitato a non «generalizzare» - cosa per i russi francamente difficile.
 
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Lunedì 10 Giugno 2019, 19:32






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