Mamme senza festa in Ucraina: costrette a lasciare i mariti al fronte e a fuggire lontano con i loro bambini

Le donne di Bucha e quelle di Mariupol: «Siamo vive ma non abbiamo più niente»

Domenica 8 Maggio 2022 di Claudia Guasco
Mamme senza festa in Ucraina: costrette a lasciare i mariti al fronte e a fuggire lontano con i loro bambini

Si intitola Stefania ed è una delle canzoni favorite all'Eurovision. «È il nome di mia madre ed è dedicata a lei. Poi con lo scoppio della guerra il significato si è allargato a tutte le mamme che proteggono i loro figli e parla alle persone che non possono abbracciarle a causa del conflitto», racconta Oleh Psiuk, leader della band ucraina Kalush orchestra. Il pezzo è diventato il sottofondo di centinaia di video dalle città devastate e sul palco di Torino, dietro ai Kalush, ci sarà un'immagine degli occhi di Stefania riempiti di lacrime. «Io ormai penso di averle consumate tutte», racconta Olga, arrivata a Milano con due figli piccoli e uno zainetto. «Mio marito ci ha caricato sul treno due settimane fa ed è tornato a fare il volontario. Noi siamo vivi ma non abbiamo più niente, solo paura per chi abbiamo lasciato indietro».

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LE EROINE
Donne costrette a scappare o a combattere. Che vedono morire i loro figli e vengono uccise. Come dice Oles Horodetskyy, presidente dell'associazione Cristiani ucraini d'Italia, quest'anno per la Festa della mamma «c'è ben poco da festeggiare. È una ricorrenza molto sentita in Ucraina, ma non abbiamo organizzato nulla: saremo in manifestazione per la pace». Un evento a cui non assisterà mai Valerie Glodan, la giovane mamma morta con la sua bimba di tre mesi in un attacco missilistico su Odessa. Una delle sue ultime foto la ricorda per sempre con il pancione: «Le 40 settimane più belle della mia vita. La nostra bambina Kira ora ha un mese e il suo papà le ha portato i primi fiori. Questo è il massimo livello di felicità». Poi è arrivata la guerra e il mondo si è capovolto. A metà marzo i russi bombardano l'ospedale pediatrico di Mariupol e i soccorritori caricano su una barella una ragazza incinta: il suo bambino nasce già morto, lei chiude gli occhi poco dopo. Mamma Tatiana, per portare in salvo i figli Mykyta, 18 anni e Alisa, 9 anni, fugge dalla casa di Irpin, continuamente bombardata. I loro corpi vengono trovati crivellati di proiettili, come bersagli da colpire, con accanto le valigie e il gatto.

 

 

Olga Semidyanova, 48 anni e dodici figli, medico, ha scelto di imbracciare le armi ed è morta combattendo tra le regioni di Donetsk e Zaporizhzhya. La figlia Oleksandra la ricorda con affetto, ammirazione e rispetto: «È diventata così forte che dopo la nascita di sei figli è riuscita anche a crescere bambini di altri come se fossero i suoi. E quando il suo Paese aveva bisogno di persone, non poteva farsi da parte. Difendeva l'Ucraina, è stata una sua scelta, nessuno l'ha costretta». Alle madri ucraine è toccato anche peggio della morte, cioè riconoscere il corpo del proprio figlio torturato: lo ha dovuto fare un'anziana del villaggio di Buzova, sobborgo di Kiev, che ha trovato il cadavere gettato in un tombino. E poi ci sono le madri scappate dalle bombe per mettere in salvo la propria famiglia. Natalia Kretova arrivava da Ternipil e dopo 39 ore di viaggio si è accasciata a terra davanti ai suoi figli appena scesa dall'autobus a Roma, distrutta dalla fatica. Sasha Makoviy ce l'ha fatta e ora vive in Francia: prima di partire, affinché della sua piccola Vera non si perdessero le tracce se lei fosse morta, le ha scritto sulla schiena i numeri di telefono dei nonni. Adesso Vera sorride con un bel vestito da ballerina rosa: «Teniamo duro», scrive Sasha.

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FIORI E RICORDI
La vita di chi se ne è andato è un tormento di telefonate, messaggi, notizie dalla tv. Odissea della pace, progetto di volontari infaticabili riuniti da Monsignor Avondios della chiesa ortodossa di San Nicola a Milano, è un punto di riferimento per la comunità. Raccoglie fondi, distribuisce cibo (300 sacchetti al giorno) e vestiti. Arriva Julia, 62 anni, con la figlia Rushema e i suoi due bimbi. Il marito è rimasto a Kiev, dove fa il volontario. «Questa festa della mamma mi stringe il cuore. Mia madre aveva quattro figli, per l'occasione andavamo tutti a pranzo da lei con dei mazzi di fiori. Ora pensiamo a chi è rimasto là».

 

 

La medesima angoscia di Nadia, 68 anni, un lavoro a Parabiago e due figli a Leopoli: «Portano i sacchi di sabbia nei rifugi, accolgono i profughi. Il mio pensiero è sempre con loro, la mia paura di mamma non mi abbandona». Oggi Natalya, 41 anni, è felice perché avrà accanto a sé la figlia Valeria, arrivata un mese fa da Chernivtsi. «Studiava per diventare parrucchiera, ora vuole imparare l'italiano e terminare il corso qui. Non vede motivo di tornare in Ucraina, anche se finisce la guerra è tutto distrutto. Per la Festa della mamma andremo da mia madre, quattro femmine, compresa mia sorella. Sarà una gioia, mia mamma preparerà gli involtini con la ricotta che sono un nostro piatto tradizionale. Buoni come i suoi non li fa nessuno».


 

Ultimo aggiornamento: 21:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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