La morte di Lambert, la direttrice del Centro ricerche sul coma: «Non era un vegetale
quelli come lui provano sentimenti»

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Vincent Lambert con la mamma

di Valentina Arcovio

Stato di minima coscienza. Questa è la condizione in cui si trovava Vincent Lambert. Non era un vegetale. «I pazienti che si trovano in stato di minima coscienza provano qualcosa, ascoltano e a volte rispondono», riferisce Matilde Leonardi, direttore del Centro ricerche sul coma dell’Istituto neurologico Besta di Milano e membro della Società italiana di neurologia. «Possono girare la testa quando li chiami, possono muovere il pollice in risposta a una domanda e possono piangere alla fine di un racconto», aggiunge. Sono brevi momenti di «lucidità» che, stando ai genitori di Lambert, anche il loro figlio manifestava. «Non sappiamo se i pazienti in stato di minima coscienza capiscono davvero quello che viene detto loro», precisa Leonardi. «Ma se ci si sforza di parlare il loro stesso linguaggio ci si accorge che possono sentire», aggiunge l’esperta.

Non sono corpi vuoti. Leonardi ne vede tanti ogni giorno. «Solo nell’area metropolitana di Milano ce ne sono circa 220 ricoverati in strutture di lungodegenza», racconta. «Pur essendo in condizioni molto gravi e disabilitanti, possono vivere molti anni», aggiunge. Provano dolore. «Ce ne possiamo accorgere anche solo guardandoli: possono essere agitati, rossi in viso, caldi o possono digrignare i denti», spiega Leonardi. Forse sognano. «Non ne abbiamo la certezza, ma sappiamo che proprio come quando dormiamo noi attraversano la fase Rem del sonno», spiega. Molto raramente c'è qualcuno che si «sveglia». Ci sono casi documentati di pazienti in stato di minima coscienza che riescono a riemergere dalla loro dimensione. «Ricordo un paziente che, dopo 4 anni trascorsi in stato di minima coscienza, ha improvvisamente risposto con una risata a una battuta fatta dalla moglie e poi ha iniziato a parlare con lei», racconta. Sullo stato di minima coscienza ci sono poche certezze. Ma per Lambert questo non ha più importanza.

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Venerdì 12 Luglio 2019, 10:53






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3 di 3 commenti presenti
2019-07-12 15:19:36
CHI PUO’ DISPORRE DEL PROPRIO CORPO? A me fa orrore il suicidio assistito ma se una persona, nel pieno delle sue facoltà mentali, la vuole far finita per X motivi ne ha diritto. Ma qualcun altro ha diritto di disporre della propria esistenza in vita? Secondo me NO. Noi genitori o sorelle o parenti abbiamo il diritto di disporre della esistenza in vita dei nostri figli, fratelli, parenti? Noi mogli o mariti abbiamo il diritto di disporre della esistenza in vita del nostro coniuge? Può lo Stato disporre della esistenza in vita di un cittadino? Non abbiamo lottato fino all’altro ieri contro la pena di morte? Può il personale sanitario disporre della esistenza in vita di un paziente? E il giuramento di Ippocrate dove lo mettiamo? Noi possiamo opporci all’accanimento terapeutico ma tra l’accanimento terapeutico propriamente detto (applicare inutili e dolorose cure senza speranza) e far morire un essere umano di fame e di sete ce ne corre. Eppure c’è gente in Europa e in Italia che è riuscita, per suo tornaconto personale, non a sottrarre le persone all’accanimento terapeutico ma A FARLE MORIRE LETTERALMENTE DI FAME E DI SETE. Eluana Englaro non era attaccata alle macchine salvavita, aveva un sondino che le dava da bere e da mangiare. Suo padre non sopportava a vederla così e per sue problematiche personali e psicologiche l’HA FATTA MORIRE DI FAME E DI SETE con gli esponenti della sinistra e la Bonino che hanno fatto passare l’evento per una conquista di civilità Charlie Gard, Isaiah Haastrup, Alfie Evans, Ines di Francia sono stati assassinati dai medici perché erano troppo alti i costi sanitari che comportavano le loro cure e LI HANNO FATTI MORIRE DI FAME E DI SETE. La moglie di Vicent Lambert poteva divorziare, poteva rifarsi una nuova vita e invece no. Ha chiesto ai giudici di disporre della vita di suo marito e contro il volere dei genitori di lui ha ottenuto l’agognato verdetto e anche VINCENT E’ MORTO DI FAME E DI SETE. Ora vi sentite più civili ed evoluti? Eccovi accontentati del progresso alla Dottor Mengele. I disabili, gli ammalati e i vecchi un tempo si gasavano, ORA – con il beneplacito di giudici complici – SI FANNO MORIRE DI FAME E DI SETE.
2019-07-12 19:24:05
@ IlariaT - Avevo gia' letto questo suo commento. E' chiaro che, se una persona non lascia nessuna indicazione scritta e legale su cosa si debba fare se dovesse trovarsi in stato di vita vegetativa, la cosa possa creare un problema. Io pero' mi chiedo se una persona in stato vegetativo persistente, dovuto a danni cerebrali di varia natura e piu' o meno gravi, tenuto artificialmente in vita per anni e anni, senta per esempio, dolore se punto con un ago, se possiede ancora il senso della sete e quello della fame . . . e via discorrendo. Ho letto l'articolo ''Stato vegetativo, “risveglio” possibile? Le novità dalla ricerca italiana'', lo legga anche lei con attenzione fino alla fine e si renderera' conto della complessita' e della VARIANZA dello ''stato di vita vegetativo'' e delle tante ''conseguenze'' che esso comporta. Saluti
2019-07-12 12:38:36
Chi non ritiene accettabile vivere come lo sfortunato Lambert si affretti a fare, come io ho fatto, il Testamento Biologico con disposizioni chiare e precise. Non auguro a nessuno, nemmeno alla direttrice del Centro ricerche sul coma, di essere costretto a vivere per ANNI in quelle condizioni senza essere in grado di poter dire le proprie volonta', ma subire quella degli altri. La VITA e' tutta un'altra cosa.