Molestie, Cuomo si dimette: «Lo faccio per le mie figlie»

Martedì 10 Agosto 2021 di Anna Guaita
Molestie, Cuomo si dimette: «Lo faccio per le mie figlie»
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Il governatore dello stato di New York Andrew Cuomo rassegna le dimissioni. L’uomo che solo sei mesi fa era indicato come il possibile candidato forte del partito democratico alle presidenziali del 2024, è stato spodestato dalle accuse di undici donne che hanno raccontato alla procura di New York episodi ripetuti delle molestie sessuali che hanno subito per sua mano. L’epilogo di questa vicenda, e il discorso con il quale Cuomo ha preso commiato ieri dai cittadini che ha rappresentato per gli ultimi dieci anni, certificano un punto di svolta nel rapporto tra uomo e donna nella società statunitense contemporanea.

 

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La sfida


Il governatore ha lottato fino all’ultimo per la sopravvivenza e fino a domenica sembrava ancora deciso ad accettare la sfida al congresso di Albany. Ha capitolato solo dopo la ripresa dei lavori lunedì, quando è apparso chiaro che il procedimento di impeachment nei suoi confronti era già deciso, e che la strada per una sua condanna era stata già disegnata. Ieri mattina ha mandato avanti la sua legale Rita Glavin a smantellare i punti salienti dell’inchiesta e controbattere punto su punto le accuse più dannose. Lui stesso ha ribadito la sua totale innocenza in apertura del discorso che ha tenuto dalla stessa sala delle conferenze di Albany nella quale per mesi si è conquistato il titolo di «primo comunicatore» degli Usa di fronte all’epidemia del coronavirus. Al momento cruciale, quando sembrava che stesse per rilanciare la sfida, è venuta invece la capitolazione: «Siamo in mezzo ad una crisi generazionale – ha ammesso il governatore – nella quale comportamenti che fino a ieri venivano considerati legittimi sono ora giustamente visti con la lente della parità sessuale. Ho sbagliato. Sono per natura un lottatore, ma non voglio diventare un ostacolo al bene pubblico. La cosa migliore che posso fare al momento è mettermi da parte. Lo farò entro 14 giorni». 

 

Le telecamere

 

A questo punto il discorso si è fatto personale. Cuomo ha protestato la sua innocenza parlando tramite le telecamere direttamente alle sue figlie e ha chiuso rivendicando i successi di dieci anni di gestione del potere in uno degli stati più importanti degli Usa: dall’apertura al matrimonio omosessuale alla lotta contro l’epidemia. Si chiude così un ciclo di dominio del potere ad Albany che i Cuomo (dal padre Mario al figlio Andrew) hanno esercitato per 21 dei passati 38 anni. Con loro è tramontato per due volte anche il sogno di vedere per la prima volta un presidente italo americano alla Casa Bianca. Andrew aveva dato segno di mirare in alto fin dai primi passi nella vita politica, mossi nel settore dell’edilizia popolare, e in quella privata, con il matrimonio poi fallito con Kerry, la settima figlia di Bob Kennedy, che lo imparentava al sangue blu della politica statunitense. Allo stesso tempo aveva presto rivelato una certa grettezza nel trattare i temi sessuali quando aveva fatto stampare il manifesto «Vote for Cuomo, not for the homo» per la campagna municipale del 1977 a New York che vedeva suo padre contendere la poltrona di sindaco all’omosessuale non dichiarato Ed Koch, poi vincitore del confronto.

Il posto vacante ad Albany verrà riempito dall’attuale vice governatrice Kathy Hochul. L’ufficio dell’esecutivo ieri ha dovuto diramare note di servizio per spiegare come pronunciare il suo nome, perché il gigantismo con il quale Cuomo ha governato è stato tale da oscurare chiunque si trovava nella sua ombra. Alla fine è stato questo senso di onnipotenza a tradirlo, più di una serie di comportamenti che difficilmente ammonteranno ad una condanna penale. Se la vicenda della sua caduta segna una svolta generazionale, Cuomo è caduto dalla parte della vecchia guardia maschile, misogina e molestatrice delle donne per via di una cultura atavica che ancora confonde l’autorità con l’abuso.
 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 12 Agosto, 10:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA