Coronavirus, India in lockdown: esodo biblico dalle città. Il premier Modi: «Perdonatemi»

Domenica 29 Marzo 2020 di Alessandra Spinelli

A piedi, in autobus, in bicicletta o su un carretto: è un esodo biblico quello che sta spingendo la popolazione indiana fuori dalle megalopoli. Il governo indiano ha chiesto oggi a tutti gli stati e alle unità territoriali di organizzare urgentemente l'evacuazione di massa delle centinaia di migliaia di migranti interni che stanno tornando nelle zone rurali di appartenenza. Con le storiche ferrovie indiane ferme da una settimana, il trasferimento di milioni di persone, che hanno perso il lavoro e la possibilità di sostentamento per il lockdown totale proclamato dallo scorso lunedì per l'emergenza Coronavirus, ha assunto nelle ultime ore in tutto il Paese proporzioni apocalittiche.

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IL MESSAGGIO
Tanto che il primo ministro Nerendra Modi , in un messaggio radiofonico alla nazione divenuto un appuntamento fisso ogni settimana, ha chiesto a tutti di «perdonarlo» per il duro impatto del lockdown da lui deciso per contrastare la diffusione del coronavirus. Ha spiegato tuttavia  che «non c'è altro modo» per affrontare l'emergenza «Specialmente quando guardo ai miei fratelli e sorelle poveri, penso che certamente staranno pensando ma che primo ministro è uno che ci mette in tali difficolta?», ha detto Modi, «chiedo in particolare il loro perdono». I numeri del contagio, a guardare soprattutto gli Stati Uniti e l'Italia, sono ancora bassi: 987 i contagi, 25 i morti, 87 i ricoverati e 875 gli ammalati  a casa. Ma ci si rende conto delle conseguenze catastrofiche di una vera epidemia in India.
 

 

Per far fronte all'emergenza, il governo ha rifinanziato il fondo speciale di intervento per i disastri, il SDRF (state disaster response Fund) e ha chiesto agli stati di allestire, oltre ai viaggi in autobus, campi di soccorso lungo le strade, per offrire ai migranti cibo, medicinali e rifugio per la notte.

A Ghaziabad, il punto di frontiera a est che separa il territorio della capitale dallo stato dell'Uttar Pradesh, si ammassavano, in una coda lunga alcuni chilometri decine di migliaia di uomini, nessuno dei quali, tra l'altro, rispettava la precauzione di stare a distanza di un metro dagli altri. Il sito online The print ha pubblicato immagini di altre decine di migliaia di migranti, assiepati alla stazione ferroviaria Anand Vihar, sempre a Delhi, in attesa di dare l'assalto agli autobus che, non appena arriverà l'autorizzazione definitiva, li riporteranno verso l'Uttar Pradesh e il Bihar, i due stati agricoli tra i più grandi e poveri del Paese. 

IL MAXICONTAGIO
Quarantamila persone sono state messe in quarantena nello stato settentrionale del Punjab, a causa di un guru "superuntore"  morto a causa del coronavirus, dopo aver partecipato ad un festival sikh al quale hanno partecipato decine di migliaia di persone. Secondo quanto riferito dalla Bbc, Baldev Singh, 70 anni, aveva ignorato la raccomandazione delle autorità di mettersi in autoisolamento al suo rientro da un viaggio in Italia ed in Germania. Non solo: qualche giorno prima della sua morte ha partecipato al festival di Hola Mohalla, che dura sei giorni e quotidianamente attira almeno 10mila persone. Una settimana dopo il suo decesso - le cui cause sono state accertate solo post mortem - 19 suoi parenti sono risultati positivi al coronavirus. «Al momento - ha detto un funzionario del Punjab all'emittente britannica - siamo stati in grado di rintracciare 550 persone entrate in contatto diretto con lui e il numero sta aumentando. Abbiamo sigillato 15 villaggi nell'area in cui era stato», mentre altri cinque in un distretto vicino. In India i casi confermati di coronavirus sono 640, 30 dei quali nel Punjab, ma gli esperti ritengono che i contagi siano molti di più.

STOP AGLI ARRIVI DALL'ESTERO
Anche per questo caso del Punjab  Il sottosegretario del governo centrale indiano Rajiv Gauba ha chiesto a tutti gli stati e alle unioni territoriali del paese di intensificare urgentemente la sorveglianza su tutte le persone entrate in India dopo viaggi all'estero dal 18 dello scorso gennaio, «in considerazione del fatto che la gran parte di chi sinora è risultato positivo al virus ha fatto recentemente un viaggio all'estero. Da quella data al 23 marzo», ha scritto il sottosegretario, «l'Ufficio centrale di immigrazione ha contato un milione e mezzo di ingressi, mentre il numero di persone attualmente monitorate dai vari stati è decisamente inferiore. Ô dunque necessario che tutti coloro che sono arrivati dall'estero siano sottoposti a stretta sorveglianza per prevenire il diffondersi del virus».

Ultimo aggiornamento: 19:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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