Catalogna, il sì alla secessione solo dal 38%

Martedì 3 Ottobre 2017 di Mauro Evangelisti
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dal nostro inviato
BARCELLONA
Se il referendum sull'indipendenza della Catalogna, un evento storico per il quale ci si aspetterebbe una intensa spinta popolare, fosse valutato freddamente solo sulla base dei numeri, allora si potrebbe usare la parola «flop». Da una parte ci sono le persone che si riuniscono per strada e cantano l'inno catalano come se si fosse davvero alla vigilia della nascita di una nuova Nazione, dall'altra ci sono i dati ufficiali che parlano di una partecipazione al voto di appena il 42 per cento degli aventi diritto. Questo non invalida formalmente il voto, perché la legge sul referendum votata dal parlamento catalano non prevedeva un quorum, ma di certo depotenzia il valore simbolico della consultazione.

Domenica a votare sono andati 2.262.424 cittadini catalani su 5.343.358 elettori. Di questi, 2.020.144 hanno votato sì, dunque nemmeno il 90 per cento. In sintesi meno del 38 per cento dei catalani si è espresso a favore della secessione.

UNA CONSULTAZIONE ANOMALA
Questo è il responso dei numeri, poi ci sono altre valutazioni per quello che è stato un referendum del tutto anomalo. Prima di tutto, tra gli indipendentisti c'è chi sostiene che avere portato ai seggi 2,2 milioni di persone mentre gli agenti in tenuta anti sommossa di polizia nazionale e guardia civil entravano nelle scuole, portavano via le urne, picchiavano chi tentava di resistere in modo non violento, sia stato un successo oltre le aspettative. Molti seggi sono stati chiusi, in altri c'era la paura delle azioni delle forze dell'ordine. In sintesi: in condizioni normali, sostengono gli indipendentisti, la partecipazione al referendum sarebbe stata assai differente.

«IO NON VOLEVO ANDARE MA...»
Il governo catalano sostiene che oltre 600 mila cittadini non sono riusciti a votare per i problemi ai seggi, ma avrebbero voluto farlo. La cifra non può essere verificata, l'analisi è difficilmente contestabile, ma sul piatto della bilancia vanno messe anche le testimonianze di tanti cittadini catalani che spiegavano come Alfredo, un tassista di Barcellona: «Io non volevo andare a votare, ma quando su internet ho visto le immagini della polizia mandata da Madrid che picchiava donne e anziani, allora sono andato a mettermi in fila».

L'EFFETTO DEGLI SCONTRI
In sintesi: la sciagurata strategia di Rajoy, oltre a rilanciare nel mondo i video di forze di polizia che picchiano persone inermi che vogliono semplicemente votare (in realtà la storia è più complicata ma ovunque è arrivata questa sintesi), rischia di avere perfino aumentato il numero dei votanti. Va anche notato che ci sono stati 175.566 no, persone dunque contrarie all'indipendenza, ma convinte che comunque fosse giusto votare.

LE REGOLE
Ma al di là dei numeri, c'è un dato su tutti che in una situazione normale sarebbe il più importante: anche a causa delle azioni di polizia nazionale e guardia civil, in questo referendum mancano le elementari garanzie sulla regolarità del voto. Per evitare la repressione degli agenti inviati da Madrid, è stato detto alle persone di votare in uno qualsiasi dei seggi, così c'è stato chi è andato alle urne anche più di una volta. Addirittura, chi voleva poteva stamparsi le schede a casa, il conteggio è avvenuto in condizioni del tutto anomale.

L'ALTRO CONTEGGIO
La verità è che in questa storia più del 42 per cento o dei 2,2 milioni conta un altro numero: 844. Sono i feriti che, secondo il governo catalano, hanno causato le cariche delle forze dell'ordine ed è sull'onda dell'emozione e dell'indignazione causata dall'intervento della polizia che si puntella l'azione di Puigdemont.
Ultimi numeri, da non sottovalutare: già il 9 novembre del 2014 la Generalitat catalana convocò un referendum, che fu dichiarato illegittimo dall'equivalente della nostra Corte Costituzionale. Si tenne allora una consultazione non vincolante sull'indipendenza della Catalogna. Bene, allora votarono più persone, 2,3 milioni cittadini.

Ultimo aggiornamento: 21:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA