Case green, aumenta la fronda delle critiche in Ue. Il centrodestra tedesco: «Costi non chiari»

L'esecutivo Ue non avrebbe illustrato stime precise sugli effetti in concreto, per le tasche dei proprietari di casa, derivanti dall'impeto alla ristrutturazione in nome dell'efficientamento energetico degli immobili

Lunedì 23 Gennaio 2023 di Gabriele Rosana
Case green, aumenta la fronda delle critiche in Ue. Il centrodestra tedesco: «Costi non chiari»

Sulle case green i conti non tornano, e adesso il centrodestra tedesco tira il freno a mano. «I numeri che ci ha fornito la Commissione europea sono piuttosto fluidi», dice una fonte parlamentare molto vicina al dossier a proposito della valutazione d'impatto a corredo della proposta di revisione della direttiva sulla performance energetica degli edifici (Epbd, nel gergo brussellese, con le sue classi da A1 a G), uno dei pilastri del Green Deal che vuole azzerare le emissioni di CO2 in Europa entro metà secolo. L'esecutivo Ue non avrebbe illustrato stime precise sugli effetti in concreto, per le tasche dei proprietari di casa, derivanti dall'impeto alla ristrutturazione in nome dell'efficientamento energetico degli immobili. Il risparmio in bolletta è garantito, valutano a Bruxelles, visto che «una casa in classe G consuma, in media, circa dieci volte più energia di un edificio a emissioni quasi zero». Il dato sui costi, però, fanno notare fonti qualificate, è inevitabilmente variabile, visto che gli interventi per migliorare la classe energetica al cuore della direttiva spaziano dalla sostituzione della caldaia all'isolamento termico degli infissi, fino al rifacimento del cappotto termico. Tanto da giustificare il pressing sull'Ue per la messa a disposizione di imponenti finanziamenti comunitari - dai fondi di coesione a quelli del Pnrr - a sostegno di chi dovrà far fronte alle ristrutturazioni (non si prevedono sanzioni individuali, ma solo obblighi in capo agli Stati Ue).

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I NUMERI

Stando gli ultimi calcoli circolati a Bruxelles, in Italia si tratterebbe di 3,1-3,7 milioni di edifici residenziali, ma secondo Confedelizia ciò potrebbe presentare un conto salato fino a 10 milioni di famiglie. Sviluppi, questi, che danno il polso della situazione tesa in Europa in vista del voto sulla riforma dell'Epbd della commissione Industria ed Energia del Parlamento Ue, in calendario il prossimo 9 febbraio, penultimo passaggio (che dovrà essere seguito da uno scrutinio della plenaria) prima dell'avvio dei negoziati interistituzionali, possibilmente già a marzo. Nel corso della plenaria della settimana scorsa, anche il relatore del provvedimento, il verde irlandese Ciarán Cuffe, ha letto un intervento scritto in italiano, nel tentativo di attirare l'attenzione dei colleghi del nostro Paese.

I CONTRARI

Ma la fronda organizzata va ormai ben oltre il perimetro italiano. Il rinvio del voto di due settimane, rispetto alla data inizialmente prevista del 24 gennaio, è stato motivato da più parti dalle difficoltà nella tenuta del compromesso tra le principali forze che compongono la maggioranza parlamentare Ue (raggiungimento della classe E nel 2030 e della D nel 2033): il Partito popolare europeo, la più grande formazione di centrodestra, sarebbe infatti pronto a chiamarsi fuori dall'intesa, o perlomeno a tornare a dare battaglia sui profili più delicati. «I tedeschi della Cdu stanno dettando la linea al Ppe», indicano fonti informate. All'opposizione a Berlino, i cristiano-democratici sarebbero pronti a ribaltare in Aula la posizione portata invece avanti in Consiglio (l'organo che rappresenta gli esecutivi dei Ventisette) proprio dal governo della Germania guidato da socialdemocratici, liberali e verdi, tra quelli in prima linea nella difesa della linea dura sulla stretta immobiliare green. «La riduzione delle emissioni di CO2 degli edifici è importante, ma va tenuto conto del quadro complessivo» e dei «costi che rappresentano un livello di rischio inaccettabile per il settore edilizio e immobiliare», ragionavano ancora poche settimane fa esponenti del Ppe a proposito della direttiva. Insomma, a due settimane dal primo voto sulla posizione negoziale del Parlamento, i distinguo prendono corpo e sembrano destinati a moltiplicarsi. L'eurodeputata del Pd Patrizia Toia, ad esempio, ricorda che sul tavolo c'è anche il suo emendamento «che introduce il principio, prima assente, di concedere agli Stati membri la possibilità di prorogare le date di cui tanto si discute per motivi di fattibilità economica e tecnica, nonché per la mancanza di forza lavoro qualificata sufficiente».

Ultimo aggiornamento: 07:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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