Beirut, è guerriglia: assalto ai ministeri, 238 manifestanti feriti. Ucciso un poliziotto

Sabato 8 Agosto 2020
Beirut, è guerriglia: assalto ai ministeri, 109 manifestanti feriti. Ucciso un poliziotto
1

Scontri nel centro di Beirut, vicino al Parlamento, tra la polizia e i manifestanti scesi in piazza in quello che è stato ribattezzato il «sabato della rabbia» dopo la duplice esplosione che martedì ha colpito il porto della capitale libanese causando almeno 154 vittime.  Un poliziotto libanese è stato ucciso, ha detto un portavoce della polizia secondo quanto riferisce al Jazeera online. Almeno 238 manifestanti sono rimasti feriti nelle violente proteste esplose, secondo quanto hanno riferito fonti della Croce Rossa libanese citate da al Jazeera online. Secondo la stessa fonte, 63 manifestanti sono stati trasportati negli ospedali vicini, mentre 175 altri sono stati medicati sulla scena delle proteste150 sono i manifestanti feriti, lo riferiscono i media libanesi sottolineando che la polizia ha lanciato lacrimogeni e proiettili di gomma. 

 

Assalto ai ministeri

La rabbia di una città devastata e di un intero paese, scivolato da mesi nel baratro del collasso economico e politico, è scoppiata, con azioni senza precedenti da parte dei manifestanti anti-governativi. Dimostranti hanno preso d'assalto e occupato la sede del ministero degli esteri Altri manifestanti hanno 'impiccatò un manichino del leader degli Hezbollah, Hasan Nasrallah, a un finto patibolo eretto a piazza dei Martiri. Nelle violenze di strada un poliziotto è morto e i feriti sono almeno 150. Questo mentre i vertici istituzionali continuano a prendere tempo rispetto alla pericolosa spirale di violenza in corso nel paese: il premier Hassan Diab è intervenuto con un laconico discorso tv, lanciando ai suoi stessi alleati governativi un «ultimatum» di due mesi, evocando elezioni anticipate. «Sono pronto ad assumere la responsabilità per i prossimi due mesi fino a che i partiti non troveranno un accordo sulla prossima fase. Lunedì proporrò al governo elezioni anticipate», ha detto Diab dal Serraglio, la sede governativa che sovrasta la zona del parlamento e Piazza dei Martiri, teatro di una vera e propria guerriglia urbana. Diab invoca «il momento della responsabilità collettiva. Vogliamo una soluzione per tutti i libanesi», ha detto il premier, promettendo, come già fatto nei giorni scorsi, che «presto emergerà la verità» sull'esplosione di martedì scorso, nel quale sono state uccise più di 150 persone, 5mila sono rimaste ferite, anche gravemente, 300mila sono rimasti senza casa. In quello che appare come una svolta negli eventi in rapida evoluzione, i manifestanti in piazza hanno espresso la loro ira anche, e soprattutto, contro il leader degli Hezbollah filo-iraniani, Hasan Nasrallah. È considerato dalla comunità sciita libanese e mediorientale un leader politico e religioso «intoccabile» soprattutto per il fatto che è un 'sayyid', un discendente del profeta Maometto.
 

Il manichino impiccato

La scena del manichino di Nasrallah 'impiccatò a un finto patibolo in piazza dei Martiri ha suscitato l'attesa reazione di centinaia di suoi seguaci, che dal vicino quartiere di Zoqaq al Blatt hanno provato a scendere verso la piazza ma sono stati fermati da un cordone di militari sul Ring, la sopraelevata che si affaccia su piazza dei Martiri. Negli stessi concitati momenti, nel cuore di Ashrafiye, uno dei quartieri di Beirut più colpiti dalla potente esplosione del 4 agosto, decine di attivisti guidati da un manipolo di veterani dell'esercito in pensione, hanno assaltato la sede del ministero degli esteri, considerato da tempo un feudo del partito del presidente della Repubblica Michel Aoun e di suo genero, l'ex ministro Gibran Bassil. Gli assalitori hanno sfondato la porta sopra le antiche scale di pietra e hanno strappato dal muro foto di Bassil e di Aoun, fracassandole a terra, pestandole, sputandoci sopra e pronunciando pesanti offese. Gli assalitori hanno appeso degli striscioni alle finestre di palazzo Bustros, con su scritto: « Beirut capitale della rivoluzione». Stesse scene, qualche ora dopo, al ministero dell'economia. Un altro striscione recita: «Fuori le armi da Beirut», in riferimento al fatto che da più parti si è affermato in questi giorni che l'esplosione del porto possa essere stata provocata non da un «incidente» - come hanno affermato le autorità in un primo momento e come ha detto lo stesso Nasrallah nel suo discorso di venerdì - ma dalla detonazione di un deposito di missili di Hezbollah. In serata, altri manifestanti hanno preso d'assalto la super-fortificata sede dell'Associazione delle Banche, vicino a piazza dei Martiri. E altri attivisti si sono diretti alla sede del ministero dell'energia. Una guerriglia che rischia di non fermarsi.

In passato, offese e ingiurie contro Nasrallah hanno sempre suscitato la rabbiosa reazione dei seguaci del Partito di Dio filo-iraniano, milizia armata e che ha rappresentanti nelle istituzioni libanesi. Seguaci di Hezbollah sono scesi in strada nel centro di Beirut, dal vicino quartiere di Zoqaq al Blatt, per protestare contro i manifestanti anti-governativi che hanno esposto manichini del leader del movimento sciita, Hasan Nasrallah. L'esercito libanese si è frapposto e per ora ha respinto l'assalto dei seguaci di Hezbollah sul Ring, la sopraelevata che si affaccia su Piazza dei Martiri. Qui, le forze dell'ordine si stanno scontrando con manifestanti antigovernativi, sparando pallottole di gomma e gas lacrimogeni.

Beirut, nato durante l'esplosione in ospedale senza elettricità: il miracolo del piccolo George

«Beirut, non escluso il missile». La versione politica libanese

Esplosione Beirut, spunta il video di una bomba. Hezbollah: nessun deposito di armi nel porto
 

I manifestanti feriti

Almeno 150 manifestanti sono rimasti feriti quando reparti dell'esercito sono intervenuti per disperdere un corteo che da Piazza dei Martiri cercava di dirigersi verso la sede del Parlamento. I militari hanno sparato gas lacrimogeni e pallottole di gomma per disperdere la folla. Una parte dei manifestanti si è riparata dietro un muretto di pietra accanto alla Moschea al Amin, nella Piazza dei Martiri, gridando: «Rivolta! Rivolta!».
I media libanesi riferiscono che la rete Internet è stata interrotta poco fa nella zona del centro di Beirut, dove sono in corso proteste anti-governative e incidenti tra manifestanti e forze dell'ordine. Non si conoscono le cause dell'interruzione di Internet. Già nelle scorse settimane vi erano state interruzioni delle comunicazioni telefoniche nella zona dovute a malfunzionamenti tecnici. Ma i media ipotizzano che l'interruzione odierna sia stata decisa dalle autorità per limitare la capacità dei manifestanti di comunicare via Internet tra loro e diffondere immagini delle violenze in corso.
Ieri attivisti di vari comitati di protesta hanno percorso in auto le strade dei quartieri semidistrutti lanciando appelli con megafoni e distribuendo volantini per chiamare i cittadini a partecipare in massa alla manifestazione odiena.

 

 

Ultimo aggiornamento: 9 Agosto, 13:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA