Beirut, due esplosioni: almeno 78 morti, tra i 4.000 feriti un militare italiano. A fuoco 2.700 tonnellate nitrato di ammonio: «Aria tossica, chi può lasci la città»

Martedì 4 Agosto 2020
Forte esplosione a Beirut: decine di feriti, altissima colonna di fumo Video
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Apocalisse a Beirut, squassata nel tardo pomeriggio da due potenti esplosioni. Due forti esplosioni nella capitale libanese, nella zona del porto hanno causato, secondo il bilancio del ministro della Salute libanese Hamad
Hasan, almeno 78 morti e 4.000.
«Chi può lasci la città, ci sono materiali pericolosi sprigionatisi nell'aria dopo le deflagrazioni che potrebbero avere effetti a lungo termine mortali», ha detto Hasan ai media locali
Colpito in maniera non grave anche un militare italiano del contingente in servizio in Libano. Si cercano persone intrappolate sotto le macerie di un edificio di tre piani crollato. Il governatore della città:
«Sembra Hiroshima». Danni pesanti anche alla sede del Governo libanese, ferite anche la moglie e la figlia del primo ministro Hassan Diab. Lesionati anche gli edifici dell'aeroporto e dei centri commerciali: l'onda d'urto ha raggiunto tutta l'area urbana della capitale.

Gli ospedali della capitale, già in crisi per la pendemìa del coronavirus, sono allo stremo.

A provocare le esplosioni che oggi hanno devastato Beirut è stato un incendio in un deposito nel porto di Beirut dove erano immagazzinate 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, sequestrate diversi anni fa da una nave. Lo ha detto il presidente Michel Aoun, citato dalla Bbc online, dopo una riunione d'emergenza del Supremo consiglio della Difesa nel palazzo presidenziale di Baabda. È «inaccettabile», ha scritto Aoun in un tweet, che 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio fossero tenute immagazzinate in condizioni non sicure. Un'inchiesta è in corso per appurare cosa abbia provocato l'esplosione.

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La pista del nitrato di ammonio. La probabile causa della potente esplosione che ha sconvolto Beirut potrebbe essere stata «l'enorme quantità di nitrato di ammonio» immagazzinato nel porto della città dopo un sequestro avvenuto nel 2014: il materiale era arrivato a Beirut anche su una nave. Si parla di una montagna di 2.750 tonnellate di una sostanza ora al bando in agricoltura e altamente esplosiva. Lo ha detto il ministro dell'Interno libanese, Mohamed Fehmi, all'emittente Mtv Lebanon. Le sue dichiarazioni coincidono con quanto riferito al canale libanese Al Mayadeen dal direttore generale delle dogane. Il nitrato di ammonio è un composto chimico usato come fertilizzante, ma anche per la fabbricazione di esplosivi.

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I responsabili dell'esplosione che ha sconvolto Beirut «pagheranno per quanto è accaduto». Lo ha detto il premier libanese Hassan Diab, che ha definito una «catastrofe» quanto accaduto oggi nel tardo pomeriggio. Diab ha inoltre riferito che l'indagine sull'esplosione porterà anche a «rivelazioni che saranno annunciate riguardo a questo pericoloso magazzino che si trovava lì dal 2014». La priorità, ha detto ancora Diab in un messaggio televisivo, è ora prendersi cura delle vittime e dei feriti. Il premier libanese ha infine lanciato un appello «a tutte le nazioni che amano questo Paese» affinché «stiano al nostro fianco e ci aiutino a curare queste profonde ferite».

 

 

Terrore a Beirut

 

 
  

Gli italiani

A quanto si apprende, quasi tutti i militari italiani coinvolti, feriti e non, nelle esplosioni appartengono all'unità Joint Multimodal Operations Unit (Jmou di Beirut, inquadrata nel Comando Contingente Italiano (IT-NCC) di Naqoura, con il principale scopo di favorire la cooperazione internazionale e l'integrazione sociale tra i militari italiani e la popolazione libanese. Il percorso, focalizzato sull'apprendimento delle principali nozioni della lingua italiana, ha visto, tra l'altro, la partecipazione di alcune donne, per lo più vedove di militari libanesi, spiega il sito della Difesa.

Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha voluto subito essere informato sulle condizioni del militare italiano ferito in Libano ed esprimere la vicinanza di tutto il governo, ricevendo rassicurazioni sullo stato del militare che è stato lievemente ferito al braccio durante l'esplosione. Come fa sapere il ministero della Difesa, «lo stabile dove si trovavano i dodici militari Italiani infatti, anche se non si trovava nelle immediate vicinanze, è stato danneggiato dall'onda d'urto. È in corso il trasferimento dei dodici militari che si trovavano a Beirut alla base di Shama. Tutti hanno avvisato di persona le loro famiglie rassicurandole sulle proprie condizioni».

La deflagrazione è stata avvertita in tutta la capitale libanese, provocando scene di panico tra i cittadini.
 

 

Esplosione avvertita a Cipro a 240 chilometri di distanza
L'esplosione che ha sconvolto Beirut è stata avvertita anche a Cipro, a circa 240 chilometri di distanza dalla capitale libanese. Lo ha riferito in un tweet l'European-Mediterranean Seismological Centre (Emsc), dopo le segnalazioni di molti abitanti dell'isola.

Come un terremoto
«Come un terremoto». «I palazzi tremano»: le prime reazioni dopo le forti esplosioni al porto di Beirut corrono via Twitter, dove vengono anche pubblicati video e foto dei danni causato dalla deflagrazione. «Un'enorme assordante esplosione ha appena avvolto Beirut. Si è sentita a chilometri di distanza», si legge ancora sui social, mentre una donna nel centro della capitale libanese alla Afp dice: «Sembrava un terremoto... si è sentito ancor di più dell'esplosione nell'assassinio di Rafic Hariri nel 2005
»

Hiroshima
«Beirut è una città distrutta», e le esplosioni di oggi sembravano «Hiroshima»: lo ha detto ad una emittente libanese, trattenendo a stento le lacrime, il governatore di Beirut, Marwan Aboud, definendo quanto accaduto «un disastro nazionale senza precedenti». Aboud si è recato sul luogo dell'esplosione, al porto di Beirut, rivelando che tra i dispersi vi sarebbero numerosi vigili del fuoco accorsi sul posto per spegnere l'incendio conseguente alla prima esplosione.

Al Mayadeen, una televisione locale libanese, ha riferito che nelle esplosioni a Beirut sono rimaste ferite «centinaia» di persone . Da parte sua, Hamad Hasan, ministro della Sanità libanese, ha parlato di «un numero molto alto di feriti», come riportato dalla Bbc . Il ministro ha anche ribadito che i danni provocati dalle deflagrazioni sono ingenti

 

A causare la potente esplosione sarebbe stato un incendio in un magazzino di fuochi d'artificio. È quanto riporta l'agenzia di stato libanese, citata dalla Cnn.  Subito però sono fioccate smentite che tirano invece in ballo i materiali altamente incendiabili stoccati all'hangar 11 del porto. Molti gli edifici danneggiato dall'esplosione, avvertita in tutta la città. Tra questi, anche il quartier generale dell'ex premier libanese Saad Hariri e l'ufficio di corrispondenza della Cnn. Nei cieli della città aleggia ora una nuvola di fumo, mentre i vigili del fuoco sono accorsi nell'area della deflagrazione per spegnere le fiamme.

 


La principale autostrada che costeggia la città è attualmente ricoperta di frammenti di vetro. La Croce Rossa ha riferito che oltre 30 squadre di soccorritori sono al lavoro per estrarre i corpi dalle macerie. Anche l'esercito sta fornendo supporto per trasportare gi feriti negli ospedali. Poco dopo l'esplosione, sia la rete telefonica che quella Internet si sono interrotte.

Diversi media ricordano che il Tribunale speciale dell'Onu sull'assassinio dell'ex premier Rafik Hariri debba a breve emettere il suo verdetto. I quattro imputati, in contumacia, sono membri delle milizie sciite filo iraniane di Hezbollah, che hanno sempre negato di avere avuto un ruolo nella morte dell'ex premier. Da mesi il Libano soffre di una gravissima crisi economica, aggravata dalla pandemia di coronavirus, con frequenti proteste e scontri tra manifestanti e polizia.

Israele
Israele non c'entra per nulla nelle forti esplosioni di questa sera Beirut. Lo hanno detto fonti israeliane, citate dal sito Times of Israel. ​La potente esplosione che ha sconvolto Beirut «è stato un incidente provocato da un incendio. Suggerisco di andare cauti con le speculazioni. Non vedo ragioni per non credere alle notizie che giungono da Beirut». Lo ha detto il ministro degli Esteri israeliano, Gabi Ashkenazi, ai microfoni dell'emittente israeliana Channel 12.

 

Ultimo aggiornamento: 5 Agosto, 08:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA