Incendi in Amazzonia, a rischio il 20% dell'ossigeno sulla Terra: foto choc dallo spazio

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L'Amazzonia brucia: a rischio il 20% dell'ossigeno sulla Terra
Anche Leonardo Di Caprio ha sfogato tutta la sua rabbia sui social per quello che sta accadendo. L'Amazzonia brucia e così, insieme con il verde, rischiamo di perdere il 20% della produzione di ossigeno del pianeta e il 10% della biodiversità mondiale. Le cause? Principalmente legate alla deforestazione, perché l'suo del fuoco è una delle tecniche utilizzate. Secondo l'Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile (Inpe) solo da quest'anno (dal primo gennaio fino al 19 agosto) gli incendi in Brasile sono aumentati dell'83% rispetto allo stesso periodo nel 2018, mentre uno studio dell'Istituto di ricerche ambientali dell'Amazzonia (Ipam) mostra che nel 2019 il loro numero è già superiore del 60% rispetto agli ultimi tre anni. Nello stesso periodo sono circa 73mila roghi registrati e il 52% proprio in Amazzonia.

A causa della deforestazione, la foresta amazzonica nel territorio brasiliano sta perdendo una superficie equivalente a oltre tre campi da calcio al minuto. L'area dell' Amazzonia deforestata che è stata monitorata a luglio via satellite corrisponde a una superficie di 2.254 chilometri quadrati. Ciò equivale a oltre un terzo di tutto il volume disboscato negli ultimi 12 mesi, tra agosto 2018 e luglio 2019, in quel periodo il totale della deforestazione ha raggiunto i 6.833 chilometri quadrati. Le foreste pluviali svolgono un ruolo fondamentale di contrasto al riscaldamento globale e senza la loro presenza rischiamo di perdere fra il 17 e il 20% di risorse di acqua per il Pianeta, un numero pari a 6,7 milioni di km quadrati di territori boschivi, e il 20% della produzione di ossigeno della Terra. A questo si aggiunge il rischio della perdita di habitat per 34 milioni di persone e del 10% di tutta la biodiversità mondiale.

Le foto choc degli incendi dallo spazio



WWF: perde foresta come tre campi di calcio al minuto. «A causa della deforestazione, la foresta amazzonica nel territorio brasiliano sta perdendo una superficie equivalente a oltre tre campi da calcio al minuto e siamo sempre più vicini a un punto di non ritorno per quello che, non solo è il più grande serbatoio di biodiversità del Pianeta, ma rappresenta uno dei pilastri degli equilibri climatici». Lo scrive il WWF in un comunicato. «Il saccheggio dell'Amazzonia e delle sue straordinarie risorse - afferma Isabella Pratesi, responsabile di Conservazione del WWF Italia - è accompagnato da un drammatico aumento delle violenze verso le popolazioni indigene che vivono in quei territori. Cacciate dalle loro foreste, assassinate e torturate per il commercio di legna, miniere d' oro, pascoli o coltivazioni, le tribù amazzoniche sono le prime vittime di un efferato crimine contro l'umanità e il pianeta rispetto al quale i nostri occhi e le nostre orecchie rimangono sigillati».


Storicamente, in questa regione, l'uso del fuoco è direttamente collegato alla deforestazione, perché è una delle tecniche utilizzate. Secondo l'Amazon Research Institute (Ipam), i 10 comuni dell' Amazzonia con il maggior numero di incendi sono gli stessi con il maggior numero di disboscamenti. «Il saccheggio dell' Amazzonia e delle sue straordinarie risorse, poi, è accompagnato da un drammatico aumento delle violenze verso le popolazioni indigene che vivono in quei territori - commenta Isabella Pratesi, responsabile di Conservazione del Wwf Italia - Cacciate dalle loro foreste, assassinate e torturate per il commercio di legna, miniere d'oro, pascoli o coltivazioni, le tribù amazzoniche sono le prime vittime di un efferato crimine contro l'umanità e il pianeta rispetto al quale i nostri occhi e le nostre orecchie rimangono sigillati». La foresta, ricorda il Wwf, «è un ambiente delicatissimo e irripetibile. Una volta scomparsa sarà scomparsa per sempre e nessun intervento di rinaturalizzazione potrà mai creare la straordinaria varietà, ricchezza e complessità di una foresta tropicale non violata dall'uomo».
 
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Giovedì 22 Agosto 2019, 16:19






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4 di 4 commenti presenti
2019-08-23 08:16:23
vaben, e allora che ci posso fare? se domani tutti i ricchi della terra, italiani in primis, compreranno il tec dal brasile per foderare il loro jot personale, si addobberanno di oro vergine e pietre preziose, che arriveranno da li, e tutti si saranno dimenticati l'Amazzonia, stante al fresco di qualche resort brasiliano, con una coppa di pinacolada sotto una palma. MACHE' ME NE FREGA A ME, se poi il mondo gira così, venite dirlo a noi mortali che gli altri distruggono il pianeta?? quando sarà la fine, se ci sarà, verrà anche per loro, O QUESTI RICCASTRI ANDRANNO SU MARTE lasciando il loro schifo per gli altri?? il problema è che siamo troppi, il problema non è la distruzione dell'amazzonia è che siamo troppi, anche in brasile sono centinaia di milioni, troppi su questo pianeta e se finirà il pianeta non sarà sicuro ne per l'amazzonia ne per la cicca o la cartina di caramella buttata per terra, finirà solo perché tutti vogliono vivere come i ricchi e purtroppo nessuno fa niente per questo, limitare le nascite, oggi siamo troppi a voler vivere a tutti i costi.
2019-08-22 18:57:59
... l'adonia della terra è il preludio di quella dell'uomo.. la casa " brucia " ma l'ometto dorme il sonno dell'ignavo.. i passeri ( ma non solo loro ) quel salto ( nel buio dell'estinzione lo hanno già fatto o stanno facendo..
2019-08-22 16:42:45
Invece di rivendicare il diritto all'ossigeno prodotto dalla foresta amazzonica (e da quella siberiana, e da quella dell'africa centrale) gli stati del mondo dovrebbero quantificare l'ossigeno prodotto e quello consumato da ciascuno di essi, attribuirgli un valore economico, e fare in modo che gli stati consumatori lo paghino agli stati produttori.
2019-08-23 16:43:17
... continuo: il prezzo deve essere abbastanza buono da invogliare alla riforestazione. Anzi, direi che sarebbe equo solo in questo caso.