Navalny condannato: 2 anni e 5 mesi in colonia penale. Scontri a Mosca: 300 fermati

Martedì 2 Febbraio 2021
Navalny a processo: l'accusa chiede 3 anni e mezzo. L'attivista: «Sopravvivendo ho offeso Putin»
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Pubblica accusa accontentata: Alexei Navalny è stato condannato a 3 anni e 5 mesi di carcere da un giudice del tribunale distrettuale Simonovsky, riunitosi per l'occasione presso la sede del tribunale della città di Mosca. Lo riporta Dozhd. Inoltre è stata accolta anche la richiesta del Servizio Penitenziario Federale di convertire la pena sospesa in detenzione reale, a causa della presunta violazione dei termini della libertà vigilata da parte di Navalny. Il giudice ha deciso però di prendere in considerazione l'anno di detenzione domiciliare già scontato per il caso Yves Rocher e dunque ha ridotto la detenzione in carcere dai 3 anni e 5 mesi a 2 anni e 5 mesi di colonia penale.

 

L'accusa aveva chiesto tre anni e mezzo di carcere per l'oppositore russo arrestato ormai due settimane fa al momento del suo rientro a Mosca. «Navalny non ha intrapreso la strada del cambiamento, ha mancato di rispetto per la legge e si è reso colpevole di violazioni sistematiche degli obblighi che gli erano stati imposti da un tribunale», queste le parole dell'accusa a proposito delle presunte violazioni dell'attivista sul "caso Yves Rocher". Navalny ha seguito l'udienza chiuso nella cosiddetta «gabbia di vetro». Nel corso della giornata si sono verificati anche diversi scontri a Mosca, con almeno 311 persone fermate. I manifestanti sono scesi in piazza per protestare a sostegno di Navalny: lo riporta l'ong Ovd-Info, sottolineando che la polizia ne ha fermati 307 proprio vicino al tribunale - dove è in corso il processo al dissidente - e quattro a Inzhevsk.

 

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L'attacco a Putin

Secondo Navalny sono «l'odio e la paura dell'uomo nel bunker» a motivare le accuse contro di lui, ha dichiarato oggi in tribunale l'oppositore. Nel corso del suo intervento ha anche ribadito le accuse nei confronti del presidente della Federazione russa Vladimir Putin: «L'ho offeso sopravvivendo dopo che hanno provato a uccidermi su suo ordine», ha aggiunto parlando dell'«elefante nella stanza», senza citare direttamente Putin.

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Poi Navalny ha proseguito: «Per quanto possa cercare di farsi passare per un mago della geopolitica, a causa del suo risentimento nei miei confronti, passerà alla storia come un avvelenatore. Vladimir, l'avvelenatore di mutande. Ci sono 20 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà, decine di milioni vivono senza alcuna prospettiva per il loro futuro. La vita a Mosca funziona, più o meno, ma se ti sposti di cento chilometri è pieno di povertà. L'intero paese vive in queste condizioni e il governo cerca di zittire tutti con questi processi spettacolo». Secondo l'attivista russo, infatti, «l'obiettivo di questa udienza è quello di impaurire un grande numero di persone. Imprigionarne uno per impaurirne milioni» ha concluso, esprimendo il suo «orgoglio» per la moglie Yulia, accusata di «aver gravemente violato l'ordine pubblico».

L'appello

Nel difendersi, Navalny ha parlato anche della libertà di espressione in Russia, e si è rivolto ai suoi concittadini: «Spero vivamente che la gente non consideri questo processo come un segnale che li porti ad avere ancora più paura. Questa non è una dimostrazione di forza: è una dimostrazione di debolezza. Non si possono rinchiudere centinaia di migliaia di persone. Spero vivamente che la gente se ne renda conto. E lo faranno. Perché non si può rinchiudere l'intero Paese», ha detto l'oppositore. Che poi ha concluso: «Sto combattendo come meglio posso e continuerò a farlo, nonostante il fatto che ora sono nelle mani di persone che amano imbrattare tutto con armi chimiche. La mia vita non vale due centesimi, ma farò tutto il possibile perché la legge prevalga. E saluto tutte le persone oneste in tutto il Paese che non hanno paura e che scendono in strada. Perché hanno i vostri stessi diritti. Questo Paese appartiene a loro come a voi», queste le parole di Navalny.

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Ultimo aggiornamento: 19:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA