Quirinale, niente super vertice? A Montecitorio ora vanno di moda i «conclavini»

Incontri spesso casuali tra protagonisti e nomi di secondo piano. L'obiettivo è tentare di tracciare i binari dell'intesa. O anche solo capire che sta succedendo

Mercoledì 26 Gennaio 2022
Niente super vertice? A Montecitorio ora vanno di moda i «conclavini»

Se i grandi vertici non sono così di moda, incontri e faccia a faccia sono ridimensionati. Per le elezioni del Quirinale del presidente della Repubblica le trattative sono entrate nel vivo anche grazie a mini-appuntamenti, spesso fra seconde linee o anche tra big, ma in quei casi brevi e casuali. Che un deputato animato dall'invidia di chi ne è escluso ribattezza «conclavini». Perché «conclave» è parola potente che appartiene a un mondo di porpore e tuniche e mitre. Non ai palazzi della politica. Ma quando si deve decidere chi sarà la prima carica dello Stato, non c'è motivo di fare i timidi coi termini. E così, il terzo giro di votazioni sul Presidente della Repubblica casca nel giorno cosiddetto «del conclave». O meglio, nel giorno dell'attesa di un vertice dei vertici che scelga il nome dei nomi. Ma siccome poi l'incontro risolutivo slitta e slitta, allora ci si accontenta anche di quelli in sedicesimo. L'obiettivo è tentare di tracciare i binari dell'intesa. O anche solo capire che sta succedendo.

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Gli incontri casuali a Montecitorio

Per esempio, mentre scende velocemente le rampe per uscire dal retro di Montecitorio, Matteo Salvini incontra il ministro Pd Dario Franceschini. Si stringono la mano, si fermano un attimo a parlare, poi si salutano col leader della Lega che guarda i giornalisti e scherza: «Non è il patto dello scalino». Anche il ministro degli Esteri Luigi di Maio appare molto attivo. In Transatlantico parla con tutti, come il professore al ricevimento dei genitori. Ma colpiscono un lungo colloquio con il governatore veneto Luca Zaia e, più defilata, una chiacchierata con Piero Fassino, che comunque è presidente della commissione Esteri e probabilmente parlano della crisi in Ucraina. Anche il ministro azzurro Renato Brunetta è presenza fissa in Transatlantico. Per un po' confabula col capogruppo di Leu, Federico Fornaro, che è in attesa di un altro vertice, quello di centrosinistra, che però come il conclave non si capisce se ci sarà. I conclavini hanno i loro luoghi preferiti, come quelli che uno memorizza su Google. In Transatlantico è l'ingresso in Aula.

In Transatlantico

Siccome gli accessi per il voto sono contingentati causa Covid, allora si crea la fila, e i grandi elettori peones ne approfittano per avvicinarsi ai loro leader bloccati, per farsi spiegare un po' com'è la situazione, a che punto stiamo. Poi, una volta ragguagliati, si confrontano con i peones degli altri partiti e tirano le somme. L'altro punto è uno snodo di corridoi che, al secondo piano della Camera, portano agli uffici dei gruppi parlamentari.

 

Da lì passano un po' tutti e quindi giocoforza i politici si incontrano. Per esempio, Di Maio e Fassina si incrociano lì vicino. E poi anche il ministro dei Cinquestelle, Stefano Patuanelli, e la capogruppo Pd alla Camera Debora Serracchiani. Parlottano, ma poi bocche cucite. Anche se Patuanelli, sorridente, scherza un po' coi cronisti: «Qualcuno si incontra per creare energia, altri calore». E questo incontro cos'ha prodotto? «Energia». E di quella ne serve tanta, visto che i vertici dove si decide di solito si fanno di notte. E durano tanto tanto.

 

 

Ultimo aggiornamento: 22:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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