Quirinale, Berlusconi sfida gli alleati: verso il passo indietro, ma resta in campo fino all'ultimo

L’ex premier verso il passo indietro ma resiste per non bruciare il suo candidato

Venerdì 21 Gennaio 2022 di Alberto Gentili
Quirinale, Berlusconi sfida gli alleati: in campo fino all'ultimo
2

«Siamo ai lunghi coltelli, Berlusconi, Salvini e Meloni stanno giocando a chi frega chi tra ipocrisie e inganni». L’analisi, impietosa, è di un ministro del centrodestra coperto dal più rigoroso anonimato. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, monta la tensione tra i presunti alleati.

Quirinale, Salvini vede Conte. «Trovare un nome condiviso»

Silvio Berlusconi, rintanato ad Arcore, ormai appare consapevole che la sua candidatura è tramontata, ma non scioglie la riserva come invece aveva promesso ai soci di coalizione. «Vuole decidere lui il come e il quando e resterà in campo fino all’ultimo», dicono i suoi. Giorgia Meloni per tutta risposta lancia un ultimatum, dice che sarà lei a convocare il summit se non lo farà nelle prossime ore Berlusconi. E Matteo Salvini continua a lavorare al suo piano B, come se la candidatura del capo di Forza Italia fosse già ufficialmente tramontata, incontrando il leader 5Stelle Giuseppe Conte e il centrista Maurizio Lupi. L’obiettivo: individuare una «personalità di centrodestra di alto profilo» che possa stoppare l’ascesa di Mario Draghi al Colle e piaccia almeno a una parte del centrosinistra. Perché, come riconoscono nel suo entourage, «senza un accordo abbastanza ampio salta tutto e si va sparati a elezioni». 

I nomi nell’agenda di Salvini solo quelli che girano da tempo. Nelle ultime ore sono cresciute le quotazioni di Franco Frattini, che potrebbe andare bene anche a una parte del centrosinistra. Incontrano difficoltà, invece, l’ipotesi di Letizia Moratti e della presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati su cui piovono i no del Pd e di gran parte dei 5Stelle.

In realtà è però Berlusconi ad avere ancora in mano il boccino. La strategia del Cavaliere sembra rivolta a logorare e stremare gli alleati. «Sta facendo una profonda riflessione e ha bisogno di tempo», fanno filtrare da Arcore. «Quanto tempo? Il presidente probabilmente attenderà domenica, la vigilia della prima votazione per il Colle. Ma non è detto: a lui converrebbe scoprire le carte giovedì, alla quarta votazione. Se vedrà il centrodestra compatto incassando 450 voti, a quel punto potrebbe fare un nome alternativo. Quale? Draghi o Gianni Letta, ma è presto per dirlo. Se il suo candidato uscisse prima, Salvini e Meloni correrebbero a impallinarlo...».

Visto il clima, da Arcore filtra anche un’alzata di spalle rispetto all’impazienza degli alleati che per oggi attendevano la celebrazione del vertice nel quale il Cavaliere avrebbe dovuto sciogliere la riserva: «Silvio se ne frega degli aut aut della Meloni e di Salvini, è in gioco il suo destino politico e non si fa mettere fretta. Vogliono il vertice a tutti i costi? Se gli va possono venire qui ad Arcore...». Analisi con cui concorda il ministro di centrodestra: «Berlusconi ormai sa bene che la sua candidatura è tramontata, ma vuole lasciare tutti appesi il più a lungo che può, per fare poi il passo indietro soltanto quando agli alleati sarà impossibile impallinare il suo candidato».

 

LA STRATEGIA DI SALVINI
Eppure, nonostante la posizione orticante del Cavaliere, Salvini corre ad elogiarlo. Lo fa per provare ad ammansire l’anziano leader: «Il suo ruolo è e sarà determinante». E subito dopo garantisce: «Il centrodestra ragionerà e voterà compatto, sarà determinante». Non è un caso che il leader leghista ponga l’accento sulla compattezza. Senza di questa, evaporerebbe qualsiasi possibilità di spingere almeno una parte del centrosinistra a votare «il candidato di alto profilo di centrodestra» su cui lavora. E dunque, come ripetono in ambienti leghisti, «si precipiterebbe verso le elezioni anticipate». Parole scandite per spaventare i peones, grillini in primis, e spingerli a sostenere «gli sforzi di Salvini».

In questa situazione di stallo e di lunghi coltelli, si assiste alla preghiera rivolta da Ignazio La Russa a Gianni Letta. L’esponente di Fratelli d’Italia, dopo l’ultimatum della Meloni, incontra il consigliere di Berlusconi per poi raccontare: «Ho detto a Gianni che non è un dramma se il vertice» per decidere sulla candidatura di Berlusconi «non si può tenere oggi. Ma al massimo dopodomani dobbiamo ritrovarci. Noi vogliamo verificare se ci sono i voti per Silvio». Già, il problema è sempre quello. Ma il Cavaliere tiene le carte coperte perché se le scoprisse Salvini e Meloni andrebbero sparati su un altro nome e impallinerebbero il suo: Mario Draghi.

Ultimo aggiornamento: 13:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci