Quirinale, accordo più vicino: in campo Draghi e Casini. Salvini e Conte: «Una donna in gamba al Colle». Belloni, stop di Iv, Fi e Leu

Venerdì 28 Gennaio 2022 di Marco Conti
Quirinale, accordo più vicino: in campo Draghi e Casini. Letta per il Mattarella bis. Salvini e Conte: «Una donna in gamba al Colle». Belloni, stop di Iv, Fi e Leu

La caccia di un nome per il Colle che non sia contro Mario Draghi, soprattutto se lo si vuole escludere dalla corsa al Quirinale, continua e si colora di “rosa”. Alla sesta fumata nera i partiti iniziano a parlarsi dopo il fallimento della prova di forza del centrodestra. Il tentativo l’ha fatto ieri mattina lo schieramento che pretendeva di avere diritto a proporre per primo un nome. Alla fine, dopo tanto tergiversare, il blitz si è risolto in una sconfitta per Matteo Salvini che spinge il leader della Lega, dopo la quinta votazione, ad incontrare Enrico Letta e Giuseppe Conte

 

Le fantasie

Un segnale che fa sperare, a metà giornata, in una soluzione imminente, tanto più che i tre promettono di rivedersi dopo un’ora. Ne trascorrono due, ma nel frattempo si rinsalda il fronte gialloverde. Salvini e Conte escono dai palazzi dei gruppo parlamentare dando per certo che si sta lavorando su un nome femminile. In effetti nell’incontro a tre che si svolge negli uffici 5S della Camera, accanto ai nomi di Draghi, Casini, Amato e Mattarella, sono spuntati quelli della ministra Marta Cartabia, di Elisabetta Belloni e Paola Severino. Trascorrono pochi minuti e la candidatura del capo dei Servizi segreti, sulla quale il duo Salvini-Conte si è buttato, viene bocciato da Matteo Renzi: «Dai Servizi Segreti non si va al Quirinale: chi non lo capisce non ha cultura istituzionale», scrive il leader di Iv premettendo che la Belloni «è mia amica». A seguire “l’idea” viene bocciata da FI e Leu cogliendo il Pd in contropiede.

Anche se al Nazareno negano si stia seguendo il criterio della “rosa”, il pacchetto di nomi si amplia e si allarga di ora in ora e finisce col rispolverare anche nomi a suo tempo scartati. Ma la novità della serata sono i 336 voti che prende Sergio Mattarella che, se uniti alla trentina di voti che nella precedente votazione ha raccolto a sua insaputa il Capo dello Stato dal centrodestra - come fa notare il dem Ceccanti - spingono il Nazareno ad una riflessione. Ma al netto del “no” ripetuto e ribadito da Mattarella, il percorso è tutto da costruire anche che è stato oggetto dell’incontro notturno Letta-Conte. Anche se nel Pd sono in molti a sperarci, si è ancora molto lontani dalla composizione di quel quadro unitario che dovrebbe spingere tutte le forze politiche, almeno della maggioranza, a sollecitare Mattarella ad un ripensamento. Oltre alla Meloni, anche Salvini resta contrario ad una soluzione che certificherebbe il suo personale insuccesso. A pesare come un macigno c’è comunque il “no” di Mattarella. E’ molto probabile che il Presidente della Repubblica si prepari a ripeterlo anche alla delegazione che qualcuno nel Pd immagina di costruire, soprattutto se la “carta di riserva” per evitare le urne è quella di Draghi. Ed infatti tra i dem c’è chi propone di affidare a Draghi la missione “suicida” e chi arriva a sostenere che il leader della Lega sia andato a proporlo a Draghi. 

Archiviato il metodo delle rose, resta quello del nome contrapposto di una parte della maggioranza contro l’altra e delle strategie dei partiti che puntano più a proteggere le singole leadership che a trovare un’intesa.
Letta si muove con estrema cautela ed è l’unico che evita colpi ad effetto. Il continuo riproporsi dell’asse Salvini-Conte alimenta però il sospetto dei dem, e anche di Forza Italia, che i due lavorino per elezioni anticipate - con la sponda di FdI - tirando alla lunga l’elezione non escludendo che alla fine esca un outsider che porti il Paese diritto al voto. Il partito di Berlusconi è in piena ebollizione per i tanti franchi tiratori che hanno crivellato la candidatura di Maria Elisabetta Casellati e hanno tolto a Salvini la delega a trattare per conto di FI. Tutta l’area centrista e una parte del Pd continuano a spingere Pier Ferdinando Casini che resta una candidatura forte qualora si decida di andare su un politico. Nella scomposta strategia anche ieri Salvini non ha manca di inserire l’ormai consueto incontro con Mario Draghi. L’attuale presidente del Consiglio gode del sostegno di tutti i presidenti di regione di FI e Lega e questo condiziona il leader della Lega che continua a chiedere garanzie a Draghi sul governo che verrà. Garanzie che l’attuale premier non può e non intende dare, visto che sono di esclusiva competenza del Capo dello Stato.

Salvini, pur parlando ormai solo per la Lega, continua ad andare alla caccia di un nome che gli permetta di intestarsi l’operazione senza dover dar ragione al ministro leghista Giancarlo Giorgetti che un mese e mezzo fa aveva profetizzato l’ascesa al Quirinale di Draghi. Il leader della Lega può contare su quella parte della sinistra orfana del mancato Conte-ter e dello stesso leader del Movimento. L’attuale Parlamento rischia però di non reggere a lungo l’aggrovigliarsi della trattativa. Ed è per questo che per il Nazareno occorre evitare l’allungamento dei tempi e che le tensioni negli e tra gli schieramenti possa produrre serie ripercussioni sul governo e sulla legislatura.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 29 Gennaio, 11:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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