Meloni, messaggio alla Ue: «Non ho bisogno di patenti». L'assist di Sanna Marin

Al Washington Post: «Non sono un mostro». La premier finlandese: decidono gli italiani. Avviso a Salvini sulla flat tax: «Attenti ai conti». E lui affonda il presidenzialismo

Mercoledì 14 Settembre 2022 di Alberto Gentili
Meloni, messaggio alla Ue: «Non ho bisogno di patenti». L'assist di Sanna Marin

«Non ho bisogno di sentirmi accettata» dall'Unione europea. «E non mi considero una minaccia, una persona mostruosa o pericolosa. Se gli italiani lo vogliono guiderò il governo». Giorgia Meloni, in un'intervista al Washington Post che la indica come probabile «prima donna presidente del Consiglio in Italia», torna ad accreditarsi per palazzo Chigi. E la premier finlandese, Sanna Marin, le offre sponda: «Gli italiani hanno il diritto di scegliere e di votare chiunque vogliano».

Per approdare alla poltrona di Mario Draghi, la leader di Fratelli d'Italia continua la sua campagna al Nord con un comizio a Torino, dopo Trento, Bolzano, Mestre e Milano. E prosegue il suo dialogo con le categorie produttive, frenando su flat tax e scostamento di bilancio contro il caro-bollette.
«Mi considero una amica della Cna, della piccola e media impresa, presidente di un partito orgogliosamente produttivista», dice aprendo l'incontro con gli artigiani. E qui - dopo che al mattino Matteo Salvini è tornato a sollecitare uno scostamento di bilancio da 30 miliardi per affrontare il caro-bollette, sostenendo che «Meloni non vede l'emergenza» - la promessa premier ribadisce di essere «contraria allo scostamento di bilancio». La spiegazione: «Non lo ritengo necessario. Servono 3-4 miliardi e i fondi ci sono: extra-gettito, extra-profitti. Lo scostamento è ultima ratio, anche perché i soldi di cui ti indebiti li stai dando alla speculazione finché non ci sarà un tetto al prezzo del gas». Meglio, piuttosto, tentare con una «norma nazionale» per «scollegare il prezzo del gas da tutte le altri fonti. Ciò permetterebbe di far scendere parecchio le bollette». Lo scontro a distanza col leader della Lega non si ferma qui. In serata, è Salvini a lanciare una stoccata all'alleata: «L'emergenza per l'Italia sono le bollette, non il presidenzialismo», afferma l'ex ministro riferendosi alla riforma-bandiera di Fratelli d'Italia.

Ed è prudente, Meloni, per garantire la compatibilità dei conti, non fare altro debito e dunque non spaventare l'Ue, anche sul fronte fiscale: «Altri alleati pensano a una flat tax più rilevante, noi siamo d'accordo ma credo che bisogna fare attenzione alle casse dello Stato che non si trovano in un momento buono». Insomma, sì solo alla flat tax del 15% sugli incrementi di reddito e del 5% sui premi di produzione.
Poi, dopo aver bocciato il salario minimo («rischia di essere uno specchietto per le allodole: contano i contratti nazionali), Meloni rilancia «il taglio del cuneo fiscale per 16 miliardi di euro». Due terzi in tasca ai lavoratori e un terzo alla imprese. La spiegazione: «Se i salari sono bassi è perché la tassazione è troppo alta, al 46%». E propone un superbonus edilizio non oltre l'80%, «ragionando sul dare priorità alle prime case». Non manca un attacco al governo e in particolare ai 5Stelle: «La norma sul superbonus è stata scritta male, applicata peggio, ci sono state le truffe, e lo Stato ha gettato bambino con l'acqua sporca, come fa sempre, e ha lasciato in ginocchio moltissime aziende». Invece «bisogna salvare gli esodati del superbonus: quelle imprese che si sono fidate dello Stato. Quindi nessuna modifica normativa per chi ha iniziato i lavori». Segue promessa: «Accompagneremo la norma sino alla sua scadenza».
Oltre all'incontro con la Cna e il comizio serale a Torino («con noi al governo non arrivano le cavallette»), il piatto forte del giorno è l'intervista con il Washington Post. Dopo aver raccontato che avrebbe voluto fare «l'interprete o la traduttrice», la leader di FdI si offre per palazzo Chigi: «Qualora gli italiani decidessero che vogliono Meloni premier, sarò premier». Segue postilla da galateo istituzionale: «La decisione ultima spetta» comunque «al presidente della Repubblica».

«Mi tremano le mani»

Meloni, con il giornale Usa, definisce il suo partito «conservatore», ammettendo che di fronte alla possibilità di guidare il governo le «tremano le mani»: «Ci ritroveremmo a governare l'Italia in quella che forse è una delle situazioni più complesse di sempre. Nel contesto europeo siamo in fondo alla classifica su tutti i fattori macroeconomici, il nostro debito pubblico è totalmente fuori controllo. Abbiamo a che fare con una povertà crescente».
Quanto al rapporto con l'Europa e alla diffidenza con cui a Bruxelles si guarda ad una sua eventuale vittoria, Meloni sottolinea che gli italiani «sono liberi di eleggere chi vogliono»: «Se dovessimo vincere le elezioni, quando presenteremo la prima legge di bilancio forse all'estero si noterà che esistono partiti più seri di quelli che hanno aumentato il nostro debito per acquistare i banchi di scuola con le rotelle. Quindi non ho bisogno di sentirmi accettata».

 

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