Candidature, nella Lega spuntano i casi
Dozzo e Bitonci: nervi tesi con i bossiani

PER APPROFONDIRE: bossi, dozzo, elezioni, lega, maroni
Massimo Bitonci

di Paolo Francesconi

VENEZIA - Un pre-conclave della Lega sulle candidature alle Politiche prima delle sentenze definitive del Consiglio federale di domani. Per capire a favore di chi mettersi all’opera il Veneto padano - ancora frastornato tra sondaggi in altalena, la resurrezione di Berlusconi, l’incubo Grillo - è in silenziosa attesa dei verdetti dei nuovi capi, Maroni e Tosi. Da quando esiste il Carroccio è la prima volta che non sarà a Gemonio, casa Bossi, che si decidono le sorti. Perciò il Veneto padano guarda con molta attenzione alle scelte del vertice che a giugno ha preso formalmente il comando del partito.



Ci sarà la rottamazione, totale o parziale, del blocco uscente bossiano, anche di chi ha alle spalle un solo mandato parlamentare (vedi Bitonci) e non i due che rendono impraticabile - salvo apposita deroga - la ripresentazione? Quale equilibrio verrà trovato tra maroniani-tosiani e il gruppo dei bossiani? Al congresso di Padova la minoranza che faceva riferimento al leader storico, capitanata dal deputato ed ex sindaco di Cittadella, Massimo Bitonci, ha portato a casa un pesante 42% contro il 57% del segretario Flavio Tosi. A giugno, non dieci anni fa. Non si può dire che nei primi sei mesi la minoranza, nell’insieme, si sia messa di traverso e abbia remato contro. Per questo, se nel padovano Bitonci venisse escluso a vantaggio di un maroniano (la presidente del Consiglio provinciale, Luisa Serato o i sindaci Franco Zorzo, Gerry Boratto, Paolo Tonin), qualche conseguenza ci sarebbe. Le candidature a Senato e Camera sono così un test importante del modus operandi del nuovo corso.



Si dice che, al momento del cambio della guardia, tra il Senatur e "Bobo" fu stipulato un patto che prevedeva, tra l’altro, la riconferma dei capigruppo uscenti, entrambi veneti, alla Camera e al Senato, cioè del trevigiano Giampaolo Dozzo e del veronese Federico Bricolo. I bossiani veneti si aspettano che quel patto venga rispettato. Pur consci che solo un "atto di clemenza" potrebbe recuperare Bricolo, concittadino di Tosi. Per Dozzo il discorso è un altro. La sua provincia, la Marca, ormai saldamente in mano ai maroniani, ha spedito vari messaggi a Via Bellerio: non lo vogliamo. La settimana scorsa, Tosi, a Treviso, aveva ricordato che proprio il Consiglio nazionale aveva chiesto al segretario federale di non prendere in considerazione chi aveva due legislature alle spalle: Dozzo ne ha addirittura cinque.



In tutto il Nord, le deroghe dovrebbero essere due, massimo tre. Vere e proprie eccezioni. È risaputo che l’atteggiamento di Tosi è più "restrittivo" di quello di Maroni, cui spetta comunque l’ultima parola, e più incline a premiare chi nei momenti cruciali è stato dalla sua parte, anche pagando prezzi personali.

Intanto il vecchio leader batte un colpo: «Sto lavorando con Maroni e Calderoli sulle liste - ha detto ieri Bossi - Abbiamo stabilito che io sarò il capolista per la Camera in Lombardia 2. Il lavoro proseguirà con la stessa, calma, serenità ed equilibrio». Forse un messaggio in codice alla sua base. O forse no.



In regione, stavolta, la Lega dovrà vedersela quasi certamente anche con gli indipendentisti. "Veneto Stato" ha visto ieri ammesso il simbolo: per evitare sorprese e sbarrare la strada ad eventuali concorrenti ne aveva presentati tre. Due sono stati bocciati, uno è passato. Per le firme, assicurano, non ci sono problemi. A guidare gli indipendentisti saranno il segretario Antonio Guadagnini, ex sindaco di Crespano, capolista a Camera 1 e Camera 2 e Marco Busato di Thiene, numero uno al Senato. Una sfida quasi impossibile, ma il solo essere presenti, dopo anni di lotte e spaccature interne, è già un traguardo.
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Mercoledì 16 Gennaio 2013, 21:21






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