Le sfide mortali su TikTok e le mani legate della legge

Mercoledì 17 Marzo 2021 di Ginevra Cerrina Feroni*
Le sfide mortali su TikTok e le mani legate della legge

Non si conoscono ancora le ragioni della morte della ragazzina di dodici anni trovata impiccata in provincia di Torino. Torna alla mente il caso di Antonella, la bambina palermitana di dieci anni rimasta soffocata nell’esecuzione di una sfida estrema e che ha spinto il Garante per la protezione dei dati personali ad intervenire d’urgenza nei confronti della piattaforma TikTok.


Le indagini accerteranno cosa sia davvero successo stavolta. Ma c’è un elemento su cui, al di là della vicenda specifica, occorre più in generale interrogarci: ed è l’età anagrafica per l’accesso ai social. È esattamente questa una delle contestazioni mosse dal Garante alla piattaforma nel caso della bambina di Palermo, ovvero l’assenza di adeguate misure tecniche volte a verificare con certezza l’effettivo raggiungimento da parte degli utenti della soglia minima richiesta. Che nel caso di TikTok sono 13 anni per poter fornire un consenso valido all’utilizzo dei servizi digitali offerti, come previsto dalla normativa in materia di protezione dati. 


Le azioni nel frattempo adottate dalla piattaforma, come ad esempio quella di chiedere di riverificare l’età attraverso una nuova procedura di inserimento della data di nascita, non sono risolutive, potendo facilmente essere aggirate. 


Certamente, la verifica dell’età è questione tra le più studiate dell’informatica. Varie sono le metodologie praticabili. 


1) La prima consente l’accertamento del superamento di una determinata soglia di età, senza che questa sia però rivelata. Semplificando al massimo, il soggetto sottoposto a verifica - nel nostro caso il minore - deve dichiarare il superamento della soglia di età ad una infrastruttura di age verification. Quest’ultima deve essere in grado di riconoscere se il soggetto sottoposto a verifica stia dicendo il vero o il falso. In caso positivo viene consegnato all’utente da parte di tale infrastruttura una sorta di lasciapassare riconoscibile dal social. Si è pensato di far assumere ad un’autorità pubblica il ruolo di intermediario nella verifica dell’età. In fondo - si è argomentato - lo Stato già conosce l’identità effettiva di tutti e potrebbe generare dei lasciapassare vincolanti. La scelta non sarebbe, comunque, neutra poiché cambierebbe la nostra modalità di fruizione anonima dei servizi internet. Navigheremmo infatti tutti su Google, Facebook e TikTok essendo sempre preliminarmente filtrati da una infrastruttura, in questo caso statale, per l’accertamento dell’età, realizzando in mano pubblica una concentrazione di dati assai ingente. Sono, peraltro, ipotizzabili strumenti e percorsi di verifica tali da garantire l’anonimato, ad esempio intercettando solo l’età anagrafica e non anche l’identità.


2) La seconda soluzione si fonda su sistemi di intelligenza artificiale che, attraverso algoritmi di machine learning in grado di migliorarsi progressivamente, producono una congettura verosimile dell’età dell’utente. In pratica, la piattaforma dovrebbe estrarre un campione di utenti di partenza, costituito da giovanissimi e da adulti, da sottoporre a scrutinio attraverso la raccolta di parametri di navigazione come ad esempio i tempi di permanenza sui vari contenuti, la frequenza dei like e dei click, il percorso che fa il mouse sullo schermo ecc. Da questo campione si desumerebbe il parametro per distinguere gli adulti da quelli certamente minori, con cui confrontare i futuri utenti.


Permane sempre un’area grigia di casi da dirimere con l’intervento umano, così come prevede il Regolamento europeo. Ai fini dell’age verification, saremmo comunque in presenza di un trattamento automatico di dati personali, compresa la profilazione, di cui andrebbe preventivamente valutata la proporzionalità rispetto alla finalità.


3) Talora si parla anche di crowdsourcing, letteralmente “voce della folla”, ovvero uno schema che consiste nel mantenere l’attuale autocertificazione, rimettendo alla comunità degli utenti l’accertamento di possibili violazioni della soglia di età, e la successiva notifica di casi singoli al gestore attraverso un pulsante. Soluzione in via di implementazione da parte della piattaforma TikTok dopo l’intervento del Garante. 


Non spetta a questa Autorità indicare le soluzioni tecniche, da individuarsi con massima priorità, purché si utilizzi - ai fini della verifica dell’età - la minore quantità di dati possibile e nel pieno rispetto della protezione dei minori, soggetti particolarmente vulnerabili e, pertanto, meritevoli di maggior tutela.


Resta, poi, il problema di fondo, ovvero quello di diffondere la “cultura” digitale e di protezione dei dati nelle famiglie e nelle scuole di ogni grado, senza la quale ogni soluzione tecnica di verifica dell’età, anche la più raffinata, si dimostrerà alla resa dei conti inadeguata.
Fra bambini che nascono già parte di un mondo connesso e social, ma con poca o inesistente consapevolezza dei rischi della rete, e genitori e insegnanti ai quali nessuno ha potuto o saputo sinora spiegare come educare i figli all’utilizzo consapevole di tali tecnologie, c’è davvero moltissima strada da fare. 

* Vice presidente Autorità Garante Privacy

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