Errori pericolosi/ L’aumento dei prezzi e la politica in ritardo

Giovedì 13 Gennaio 2022 di Paolo Balduzzi

Mille euro. È questa la spesa aggiuntiva, rispetto ai 1.500 euro in più già preventivati, che secondo i calcoli de Il Messaggero graverà sulle famiglie italiane nel 2022. Un aumento dei prezzi che non riguarda più solo il settore energetico ma che ormai interessa anche quello alimentare. Pasta, pane, frutta e verdura, carne: il carrello della spesa nel 2022 rischia di rimanere più vuoto o, mantenendo inalterate le quantità, molto più costoso di quello che abbiamo spinto nel corso del 2021. Le ragioni sono diverse e non sempre legate a motivazioni squisitamente economiche: i cambiamenti climatici alterano le condizioni meteorologiche e queste influenzano l’abbondanza e la qualità dei raccolti; la crescita economica porta a un aumento di domanda di offerta ed eventuali squilibri possono ricadere sul livello dei prezzi, più elevato che in passato; la bolletta energetica, cioè il costo di energia elettrica, riscaldamento e carburanti, ha un effetto indiretto anche sul prezzo delle altre materie prime alimentari, che devono essere trasportate; senza dimenticare la Russia con i suoi ricatti e le sue minacce all’Europa ma anche al resto del mondo. E poi, naturalmente, c’è la pura e semplice speculazione da parte di certe aziende che si approfittano di una situazione di favore per aumentare in maniera ingiustificata i prezzi. 

Tante motivazioni diverse che richiedono reazioni e risposte altrettanto diverse. Ed è importante evitare errori che possano anche peggiorare la situazione. Il primo errore da evitare è quello di confondere l’orizzonte temporale rilevante. È evidente che ci si deve operare per cambiare il mix di fonti energetiche a disposizione del paese, e forse anche i fornitori esterni, e per adeguare i nostri consumi, energetici e alimentari. Ma quella che serve ora è una risposta di breve periodo. Il secondo errore è quello di intervenire addirittura troppo. Bene affrontare le speculazioni: il governo dovrebbe cercare di evitarle, promuovendo una cabina di regia e di osservazione sui prezzi in cui coinvolgere sia le associazioni dei consumatori sia quelle dei commercianti e dei produttori, così da stimolare corresponsabilità tra le categorie. Una soluzione del genere è già stata sperimentata con successo, per esempio, per quanto riguarda il prezzo del latte. Bene anche la previsione di fondi aggiuntivi per aiutare le famiglie in difficoltà, sia allargando la platea dei beneficiari di questi sussidi sia incrementandone il valore. Sbagliato, al contrario, intervenire direttamente su alcuni prezzi, un errore già compiuto (e più di una volta!) con le mascherine e che semplicemente rischia di tramutare un prezzo elevato in un sussidio alle imprese e in un esaurimento dei beni con prezzi erroneamente calmierati. Un altro errore da evitare è pensare che la dimensione corretta per affrontare il problema sia solo quella nazionale.

Gli aumenti dei prezzi non sono ancora stati del tutto internalizzati e rappresentati dal tasso di inflazione, che nel nostro paese è certamente elevato (3,9% su base annua) ma è ancora ben lontano da quello statunitense (7,1%), ai suoi massimi storici dal 1982. La crescita del livello dei prezzi, e quindi dell’inflazione, porta quindi a riflettere sul ruolo delle istituzioni europee, cui ormai da 25 anni è stata trasferita la competenza ad intervenire. Da un lato, c’è la Banca centrale europea, che ha come principale obiettivo statutario proprio quello della stabilità dei prezzi e solo come obiettivo secondario quello di stimolo dell’economia e del benessere dei cittadini europei. Nel corso dell’anno si capirà quale dei due obiettivi prevarrà, anche se la brutta notizia è che difficilmente si potranno garantire risultati su entrambi i fronti. Dall’altro lato, c’è la Commissione europea, che dovrebbe far sentire la propria, unica, voce con la Russia e gli atri fornitori di fonti energetiche. Un altro errore è quello di dimenticarsi della propria storia, in particolare di quella che ha come protagonista l’introduzione, venti anni fa esatti, della moneta unica. La promessa dei governi di vigilare affinché i prezzi non aumentassero è stata largamente disattesa. Ciò non significa certo che l’euro fu un errore; l’errore, piuttosto, fu la mancanza di sanzioni per chi abusò del cambio valutario per aumentare arbitrariamente i prezzi dei propri prodotti.

Un altro errore da non compiere è di non considerare l’impatto redistributivo di questi aumenti, vale a dire come essi colpiscono in maniera differente imprese e famiglie e, tra queste, quelle dotate di redditi certi e quelle dotate di redditi incerti. La proposta di un’imposta sugli “extra profitti” ha almeno il merito di caratterizzarsi come un’imposta diretta, vale a dire più difficilmente trasferibile dalle imprese ai consumatori rispetto a una indiretta. Tuttavia, il concetto di extra profitto è piuttosto vago ed è tutto da definire. Inoltre, a fronte di alcune imprese che se ne stanno approfittando ce ne sono altre che sono anch’esse vittime dell’aumento dei costi, e un ulteriore aumento del carico fiscale sarebbe deleterio. Per quanto riguarda le famiglie, quelle più giovani e numerose sono certamente più esposte di quelle dei pensionati. L’ultimo errore che la classe politica non deve compiere è però quello di lasciarsi distrarre da altro, come invece sta evidentemente accadendo a causa dell’imminente elezione del Presidente della repubblica. Un evento che sicuramente influirà sulla reputazione del paese e sulla distribuzione del potere tra i partiti ma che, francamente, rasenta la marginalità per tutte quelle famiglie e imprese che stanno faticando ad arrivare alla fine del mese.

 

 

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