Tim, il fondo Kkr pronto ad acquistare: resa dei conti ai vertici del gruppo

Domenica 21 Novembre 2021 di Rosario Dimito
Tim, il fondo Kkr pronto ad acquistare: resa dei conti ai vertici del gruppo

Resa dei conti in Tim, in un clima sempre più teso che mette in allarme la politica, i sindacati e il governo mentre il fondo di New York Kkr, già partner di FiberCop sul dossier dell'ex monopolista, da settimane attivo per valutare un'Opa, starebbe prendendo contatto con due grandi banche europee forse per passare alle vie di fatto. Il quadro complessivo è molto fluido, alimentato dall'andamento dei ricavi alla base del malessere.
Dopo il cda di giovedì 11 che ha determinato un maggiore coinvolgimento del consiglio nell'attività dell'amministratore delegato Luigi Gubitosi, con la richiesta di più riunioni straordinarie, e i comitati (Controllo Rischi e Nomine) di martedì scorso per un approfondimento sul deludente andamento dei conti (soprattutto in relazione al contratto Dazn) con due profit warning e il taglio del rating a BB da parte di S&P, nelle ultime ore varie lettere sono giunte al presidente Salvatore Rossi da parte di 12 dei 15 consiglieri e da un membro del collegio sindacale. In tutte si manifesta la necessità di un nuovo confronto nel board, in linea con quanto era stato deciso una decina di giorni fa. Rossi, autonomamente, ha fissato il cda straordinario per valutare il da farsi per venerdì 26, il giorno dopo l'approvazione del piano industriale di Cdp, secondo socio (con il 9,9% del capitale di Tim) dietro Vivendi (23,9%). In una delle lettere si «esprime una crescente preoccupazione della situazione dei conti e della mancanza di iniziative per arrestare il trend negativo». Considerato «che da tempo il consiglio aveva sollecitato il vertice gestionale a invertire la rotta ed evitare che il titolo ne risentisse ulteriormente danneggiando l'investimento degli azionisti». Venerdì le azioni hanno chiuso in rialzo del 3,6% a 0,34 euro, ma la capitalizzazione attuale è di 7,1 miliardi, conseguente a un calo del 22,7% negli ultimi sei mesi e del 33,1% dal novembre 2018 quando è arrivato al timone Gubitosi.

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LA SERIE A
Nel mirino il ritardo nell'attuazione della strategia che comunque l'ad ha in animo di rilanciare attraverso la trasformazione della capogruppo in holding e la quotazione di alcuni asset come Noovle, Sparkle, Olivetti. Sotto accusa, in particolare, vi è il contratto con Dazn sulle partite di serie A che sta dando risultati peggiori delle attese. Il comitato Rischi di cinque giorni fa ha sollecitato Gubitosi a intervenire sulla revenue share, modificando la quota di ricavi spettanti al gruppo italiano e/o rimodulando gli investimenti previsti dall'accordo: 1 miliardo in tre anni. Ciò allo scopo di risparmiare costi e concordare con il partner di Londra modifiche per recuperare redditività. I risultati commerciali sarebbero inferiori di quanto inizialmente prospettato in termini di abbonamenti, a causa della decisione dell'Antitrust di vietare la vendita combinata dei prodotti calcio e fibra ottica. Gubitosi dovrà riferire lo stato dell'arte dei colloqui avviati in questi giorni con Dazn.
La verifica riguarda anche i risultati dei nove mesi, già sotto osservazione nei consigli passati e sempre nell'ultimo Comitato Rischi, dove a fronte di una diminuzione del debito a 17,6 miliardi, figurano ricavi per 11,4 miliardi (-0,4%) e un Ebitda organico di 4,9 miliardi (-4,4%). Quest'ultima voce esprime il margine operativo lordo che è l'indicatore dello stato di salute della gestione del business al netto delle componenti straordinarie. I sindaci hanno puntato il dito sulla ulteriore discesa rispetto a una previsione già preoccupata derivante dal profit warning lanciato sia sull'Ebitda sia sui ricavi dell'intero 2021. «Non si riesce a comprendere come la strategia da mettere a punto rapidamente possa cambiare il segno a questa tendenza», si legge in un passaggio di un'altra lettera.


LA MINACCIA DI SCIOPERO
In calce alle missive della nuova ondata di critiche non ci sono le firme né di Rossi né di Giovanni Gorno Tempini, presidente di Cdp che sul tema Tim non si è ancora esposta anche se è naturalmente anch'essa preoccupata dalla minusvalenza potenziale, visto che la partecipazione è in carico a 0,55 euro, dopo aver abbassato il valore in bilancio di circa 200 milioni a 670 milioni. Cdp, che come è noto fa capo al Tesoro, ha però tutto l'interesse a che le acque si muovano il meno possibile, visto il carattere strategico per il Paese dell'attività di Tim, oltre al fatto che vanta il controllo di Open Fiber, società deputata a completare sul territorio l'infrastruttura digitale e quindi bisognosa di notevoli supporti finanziari da attingere anche presso il mercato.
La scossa ai vertici della società non poteva che provocare la reazione preoccupata dei sindacati. «Quanto sta accadendo intorno a Tim non lascia più spazio a qualsiasi ulteriore dilazione - scrivono in una nota i sindacati del gruppo rivolgendosi ai ministri dello Sviluppo e del Tesoro - Un'azienda che aveva basato il proprio piano di rilancio industriale su un progetto infrastrutturale condiviso dal governo vede ora rimesso tutto in discussione. C'è in gioco la tenuta occupazionale di Tim con il rischio di migliaia di esuberi e la tenuta di tutto il settore tlc». Dal fronte Cgil c'è anche una minaccia di sciopero.

Ultimo aggiornamento: 12:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA