Luigi Gubitosi: «Tim è di nuovo all'avanguardia, la “nuvola” motore della crescita»

L’ad del gruppo di tlc: «Innovazione e tecnologia le parole d’ordine di una trasformazione secolare»

Domenica 17 Ottobre 2021 di Osvaldo De Paolini
Luigi Gubitosi: «Tim è di nuovo all'avanguardia la nuvola motore della crescita»

Luigi Gubitosi, negli ultimi tempi i temi del cloud, anche noto come la nuvola, sono stati declinati in vario modo. Cassa depositi e prestiti ha addirittura costituito un raggruppamento di imprese, di cui fa parte anche Tim, la società che lei guida, per dare vita al Polo strategico nazionale. Ma è davvero così centrale per l'economia del Paese?
«In tutto il mondo il cloud è probabilmente la tecnologia digitale che sta crescendo più velocemente. L'Italia è ben posizionata in Europa e il Psn è concepito con una struttura di partenariato pubblico-privato che ha come obiettivo di portare sul cloud le Pubbliche amministrazioni, contribuendo a dare quella sferzata di modernità, efficienza e prossimità al cittadino che è uno degli obiettivi qualificanti del Pnrr».
Che posto occupa il cloud nella strategia di Tim?
«Sarà uno degli elementi portanti del suo sviluppo nei prossimi cinque-dieci anni. L'alleanza con Google e lo scambio fruttuoso con gli altri grandi provider sta facendo di Tim un centro di competenze unico nel Paese e tra i primi in Europa, oltre a rappresentare un valore economico in costante espansione, visti gli ottimi multipli del settore».
Parlando di Tim, qualche tempo fa lei la definì una sorta di ircocervo, incumbent ma allo stesso tempo startup. Che cosa intendeva dire?
«Tim è l'azienda che da 98 anni fornisce connettività al Paese. Ma negli ultimi tre anni ha avviato importanti investimenti nelle nuove tecnologie, che oggi sono il vero motore di crescita: in quest'area ci aspettiamo un fatturato più che raddoppiato entro il 2023».
Quali sono i bracci armati della nuova strategia?
«Oltre a Noovle, cui fa capo la filiera del cloud e dei data center, Olivetti è oggi un punto di riferimento per l'Internet of things che, come il cloud, sta diventando centrale nello sviluppo del digitale; Telsy è il polo della cybersecurity, un settore che sarà sempre più centrale in un mondo sempre più interconnesso; Sparkle ha rinnovato la sua strategia unendo al business tradizionale della connettività internazionale quello dei servizi alle imprese, in Italia e all'estero, e sta crescendo a doppia cifra. Infine, abbiamo rilanciato la strategia dei contenuti di TimVision. Insomma, abbiamo riportato Tim al centro».
È dunque in questo senso che Tim è anche startup?
«Esattamente. Stiamo trasformando una società di telecomunicazioni in una società Tmt (Technology media e telecom). In tutto il mondo si parla da 20 anni di una convergenza in divenire. Da noi sta avvenendo ora».
Che cosa rappresenta TimVision in questo scenario di trasformazione?
«È la piattaforma con l'offerta più ricca in Italia. In poco tempo ha messo insieme una base clienti estremamente appetibile per ogni produttore di contenuti. Ne sono la prova le partnership siglate con player del calibro di Netflix, Disney, Mediaset, Amazon, Discovery e Dazn».
A proposito di Dazn, come sta andando l'alleanza? 
«Ha rappresentato una svolta che ci ha permesso di entrare nel cuore di una delle passioni più sentite dagli italiani, il calcio. Attraverso Dazn, Mediaset Infinity+ e Prime Video offriamo tutto il meglio del calcio sulla nostra piattaforma. E ciò sta portando molti italiani a utilizzare la fibra contribuendo alla digitalizzazione del Paese».
All'esordio però è stato denunciato qualche problema...
«Distinguiamo l'elemento tecnico da quello commerciale. Sul primo, va chiarito che la rete sta reggendo benissimo, mentre ci sono altri aspetti tecnologici che richiedono un inevitabile periodo di assestamento, considerata la trasformazione epocale che stiamo vivendo simile al passaggio dalla Tv analogica alla digitale. Peraltro, i problemi cui lei accennava si stanno rapidamente risolvendo».
E dal punto di vista commerciale?
«Sono davvero tante le persone che hanno adottato la nostra piattaforma e ogni giorno se ne aggiungono altre. Anche in questo caso la direzione è chiara e le nuove iniziative commerciali unite alle azioni di contrasto alla pirateria potranno accelerare il trend di crescita».
Può fornire qualche numero? Quanti clienti, il trend dei ricavi?  
«Il 27 presenteremo i risultati trimestrali. Non posso aggiungere altro prima di quella data».
Tim Brasil è sempre una scommessa? Oppure qualcosa sta cambiando anche là? 
«La performance operativa di Tim Brasil è molto buona e il percorso di sviluppo per i prossimi anni è saldamente tracciato. Quanto prima acquisterà gli asset mobili di Oi insieme a Vivo e Claro; inoltre la scelta delle autorità brasiliane di far pagare le frequenze 5G principalmente con obblighi di copertura rappresenta uno stimolo molto importante: niente esborsi, ma prestazioni in natura».
Assodato che Tim è nel pieno di una rivoluzione copernicana, come sta andando il business tradizionale della connettività?
«Dopo anni la base clienti si è stabilizzata e addirittura registra qualche segno positivo, cosa inusuale per un incumbent. Inoltre, il tasso di rotazione dei clienti è il più basso degli ultimi quindici anni, segno che è aumentata la soddisfazione. Tutto questo in un contesto in cui l'Italia resta il mercato più competitivo d'Europa, visti i prezzi decisamente bassi».
Questa però non è una buona notizia. Non è forse per questa ragione che negli ultimi anni i titoli delle tlc sono stati penalizzati dalle Borse?
«In estrema sintesi è così. Va detto che quest'anno si è iniziata a registrare una ripresa dei prezzi negli Stati Uniti, in Asia e in alcuni paesi europei. È ragionevole ipotizzare che questo avverrà anche in Italia, soprattutto quando gli incentivi del Pnrr dispiegheranno i loro effetti».
A cosa si riferisce in particolare?
«Rapportato all'economia italiana, il Pnrr rappresenta uno dei più grandi piani di stimolo al mondo e all'interno di esso il governo ha deciso di allocare 46 miliardi alla digitalizzazione. L'arrivo dei voucher, la cui partenza è prevista tra poche settimane, aumenterà la domanda sostenendo il livello dei prezzi».
Se le venisse chiesto di valutare oggi il titolo Tim, che cosa risponderebbe?
«Risponderei che il valore intrinseco di Tim, cioè la somma delle parti, è molto più elevato rispetto alla valutazione di Borsa. Nel prossimo Piano strategico intendiamo evidenziarlo, cogliendo alcune opportunità di mercato. E avremo i primi effetti delle nuove attività di start up insieme al miglioramento di quelle tradizionali».
Come vanno i rapporti con i principali azionisti di Tim?
«I rapporti con Vivendi sono eccellenti, è un investitore industriale con un'ottica di lungo termine e in quanto tale sta dando stabilità alla società. Inoltre, ci ha manifestato supporto e stimolo nel percorso di trasformazione che Tim ha imboccato. Credo sia un caso positivo di attrazione di un primario investitore estero nel nostro Paese».
E con Cdp?
«Anche il rapporto con Cdp e i suoi nuovi vertici funziona molto bene. Il dialogo è costante e l'offerta per il Psn è un chiaro esempio di come si stia lavorando bene insieme».
Resta però aperto il capitolo della rete unica. Che cosa sta accadendo su quel fronte?
«A breve Enel uscirà da Open Fiber e ciò faciliterà ulteriormente l'interazione. L'approccio di Cdp mi sembra pragmatico, costruttivo e desideroso di trovare una soluzione alle necessità del Paese. Questo è anche il nostro approccio».
Nel 2023 Tim compirà cento anni, come ci arriverà?
«Profondamente trasformata e in buona salute. Ha ripreso saldamente la leadership tecnologica in Italia anche grazie a una stabilità che non aveva da anni, e darà ai suoi azionisti le soddisfazioni che meritano. Ne beneficerà anche il Paese».
 

Ultimo aggiornamento: 13:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA