Tasse, cambia l’Iva e addio Irap: semplificate anche le imposte

Venerdì 23 Luglio 2021 di Andrea Bassi
Tasse, cambia l Iva e addio Irap: semplificate anche le imposte

Mario Draghi aveva precisato la cornice. La riforma fiscale, aveva spiegato, sarà disegnata in base agli obiettivi che si intendono raggiungere. E ieri, nelle Commissioni finanze di Camera e Senato, il ministro dell’Economia Daniele Franco, ha delineato quali sono gli obiettivi che la riforma fiscale che il governo si prepara ad approvare dovrà perseguire. I principali sono la crescita economica e la piena occupazione. Dunque, ha spiegato Franco, un elemento particolarmente importante sarà «la questione del cuneo fiscale», ossia «la tassazione del lavoro, in particolare in alcune parti della curva in cui le aliquote marginali ma anche medie per alcuni lavoratori sono particolarmente elevate». L’obiettivo in pratica, è aumentare il netto in busta paga dei lavoratori. Tema sul quale i passati governi sono intervenuti con il bonus Renzi da 80 euro, poi fatto salire a 100 euro ed esteso ai redditi fino a 40 mila euro.

 

Tasse, l’Irap «non più giustificabile»

Il secondo punto centrale della riforma, ha spiegato ancora il ministro dell’Economia, sarà l’Irap, una tassa ormai «non più giustificabile». In questo Franco ha trovato terreno fertile nelle Commissioni, nel cui documento finale trasmesso al governo viene chiesto che l’imposta regionale sulle attività produttive sia fatta confluire nell’Ires. Nel cantiere della riforma entrerà anche l’Iva. Franco ha spiegato che non è nelle intenzioni del governo aumentarla. «Magari», ha spiegato il ministro, «una razionalizzazione del numero delle aliquote e anche una ricomposizione dei beni delle varie categorie sì ma che non dovrebbe essere associato a un aumento del prelievo complessivo».

Un tema del quale si era discusso anche in passato nell’ambito della razionalizzazione delle cosiddette tax expenditures, le spese fiscali. Ma passare alcuni beni da un’aliquota più bassa a una più alta ha sempre trovato, ovviamente, l’opposizione dei produttori e dei venditori dei beni interessati dalla riforma. Del resto lo stesso Franco ha dovuto riconoscere che anche procedere alla revisione delle spese fiscali non sarà semplice proprio per il «costo politico» che la scelta di abrogare una detrazione piuttosto che un’altra comporta. L’altro elemento indicato come prioritario dal ministro sono le azioni di semplificazione. Che vanno «avviate rapidamente» e, più in generale, «tutto quello che non ha un costo per le finanze pubbliche andrebbe portato avanti fin da subito».

Sì, perché il problema della legge delega di riforma che il governo sta preparando è proprio questo: i soldi. Al momento non è possibile sapere di quante risorse la riforma potrà disporre. Ma una certezza Franco ce l’ha: non potrà essere finanziata in deficit. Con un debito del 160% del Pil non è possibile. Dunque i fondi andranno trovati di volta in volta dalle razionalizzazioni della spesa e dalla lotta all’evasione e finanziati nelle leggi di bilancio. Anzi, sulla necessità di tagli di spesa Franco è stato decisamente incisivo. «Per ridurre la pressione fiscale in modo strutturale», ha spiegato, «occorre contemporaneamente agire per contenere l’incidenza della spesa pubblica sul Pil». Dunque per il taglio della spesa dovrà precedere quello delle tasse. E in questo senso quella delineata dal ministro sarà una riforma «graduale». Fatta per piccoli passi. 

Proprio per questo Franco non si è sbilanciato sul punto più delicato del progetto: il taglio delle aliquote Irpef. L’ottimo sarebbe abbassare le aliquote per tutti rispettando ovviamente la progressività. Stabilito questo principio sarà, ha detto Franco, il «legislatore delegato» a scegliere tra le soluzioni tecniche, ossia tra la riduzione degli scaglioni o le aliquote continue alla tedesca. Ma questo, ha ribadito, potrà essere fatto solo quando ci saranno risorse a disposizione. Su una cosa, però, il ministro ha voluto essere chiaro: nella legge delega, che Mario Draghi ha spiegato non arriverà la prossima settimana, non ci sarà nessuna patrimoniale. Nel sistema fiscale italiano, del resto, ha ricordato, ci sono già delle forme di tassazione del patrimonio (si pensi all’Imu). Il ministro ha poi confermato che per quest’anno il governo si attende una crescita del Pil del 5%. Ma, ha avvertito Franco, «c’è il rischio varianti». Infine sul Superbonus del 110% ha ribadito che l’eventuale proroga al 2023 sarà decisa solo a settembre, dopo una valutazione dei risultati raggiunti fino a quel momento dall’incentivo. 
 

Ultimo aggiornamento: 24 Luglio, 09:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA