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Superbonus, no alla proroga: dal governo stop ad altri fondi. Ma meno vincoli alle cessioni dei crediti

Nuova correzione per provare a sbloccare il 110%. Anche le partite Iva potranno acquistare i crediti

Martedì 28 Giugno 2022 di Luca Cifoni
Superbonus, niente proroga: stop ad altri fondi. Si tratta sulle cessioni

Offrire una ciambella di salvataggio alle aziende che non riescono più a cedere i crediti fiscali maturati con il superbonus e per questo rischiano anche la propria sopravvivenza. Ancora una volta governo e maggioranza devono correre ai ripari per un aggiustare un meccanismo, quello del 110 per cento, che è stato prima spinto e allargato, poi frenato in nome del contrasto alle frodi, legate in particolare proprio alla cessione dei crediti. Ma l’incertezza normativa ha contribuito a sua volta a rallentare i lavori . 

LE REGOLE

Le ultime novità dovrebbero finire in un emendamento al decreto Aiuti in discussione alla Camera. Ieri pomeriggio si sono susseguite varie riunioni, con l’obiettivo di arrivare ad una formulazione definitiva. Il punto principale è l’allargamento della platea di soggetti che possono inserirsi nella catena delle cessioni, attualmente bloccata perché le banche non hanno più “capienza” per accettare ulteriori crediti. Oltre agli istituti di credito entrerebbero in ballo altri soggetti Iva, quindi essenzialmente imprese, che avendo debiti con il fisco sarebbero interessate a compensarli con i crediti in circolazione, a condizioni vantaggiose, acquistandoli dalle stesse banche.

Verrebbe sfruttata in particolare la quarta cessione, l’ultima possibile in base alle regole attuali. Proprio la limitazione del numero dei passaggi possibili era stata una delle decisioni più rilevanti prese dal governo per mettere sotto controllo il meccanismo delle cessioni. L’estensione potrebbe riguardare tutte le partite Iva con una soglia di ricavi superiore a 50 mila euro. Resterebbero quindi esclusi i piccolissimi e - in ogni caso - le persone fisiche. Ma i dettagli della correzione legislativa sono ancora oggetto di discussione.

 

IL TERMINE

Da parte del governo c’è invece chiusura su altre modifiche che comportino ulteriori esborsi a carico del bilancio dello Stato. Quindi non saranno accolte le richieste di molte imprese del settore di prolungare (si era parlato di sei mesi) il termine attualmente fissato al 30 settembre per il completamento del 30 per cento dei lavori nelle “villette” unifamiliari.

La tensione tra le aziende è palpabile. Ieri i vertici di Cna (Confederazione nazionale artigianato) sono stati ricevuti dal ministro dell’Economia Daniele Franco. Al centro del colloquio quelle che la stessa Cna definisce «le preoccupanti difficoltà per decine di migliaia di imprese della filiera delle costruzioni che non riescono a cedere i crediti d’imposta legati ai bonus per la riqualificazione degli immobili a causa del congelamento del mercato». Franco ha confermato che il tema è all’attenzione del governo e che una soluzione dovrebbe essere trovata nelle prossime ore.

La grana del superbonus ha anche una forte valenza politica, essendo una “bandiera” del Movimento Cinque Stelle: proprio da parte dalla formazione politica guidata da Giuseppe Conte continua il pressing per un allargamento delle maglie: a Montecitorio sono stati presentati diversi emendamenti al decreto, che ora dovranno essere riformulati in base alla trattativa tra governo e maggioranza.

Ultimo aggiornamento: 29 Giugno, 14:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA