Russia, conflitto può ridurre i flussi di gas all'UE per periodo indefinito

Lunedì 24 Gennaio 2022
Russia, conflitto può ridurre i flussi di gas all'UE per periodo indefinito

(Teleborsa) - "Esiste il rischio che qualsiasi escalation possa comportare sanzioni sul gasdotto russo Nord Stream 2, che potenzialmente finirebbero per ridurre i flussi verso l'Europa [del gas russo] per un periodo indefinito". È l'avvertimento di Goldman Sachs in seguito alle tensioni in Ucraina, dopo che Mosca ha cominciato ad ammassare circa 100.000 soldati vicino al confine e gli USA e l'Unione europea si sono dette pronte a imporre sanzioni al paese guidato da Vladimir Putin. Gli analisti pensano ancora che lo strategico gasdotto Nord Stream 2 entrerà in funzione nel secondo trimestre, ma i ritardi nel processo di approvazione e un'escalation delle tensioni in Ucraina potrebbero spingere la sua entrata in servizio verso la fine dell'anno o anche oltre. Intanto, nella giornata odierna il prezzo dei contratti futures del gas TTF, utilizzati dagli operatori come benchmark per il mercato europeo, mostra un rialzo dell'11,9% a 88,39 euro/MWh.

"Se le tensioni Russia e Ucraina dovessero intensificarsi, l'iniziale incertezza circa il suo impatto sui flussi di gas porterebbe probabilmente il mercato ad aggiungere ancora una volta un premio al rischio significativo ai prezzi del gas in Europa - si legge in una ricerca della banca statunitense - Sebbene siamo del parere che l'attuale rigidità dei bilanci del gas in Europa disincentiverebbe l'UE dal bloccare qualsiasi flusso di gas esistente dalla Russia, non escludiamo in questo scenario che il mercato rivisiti brevemente il massimo di 180 euro/MWh osservato a metà dicembre o anche livelli superiori".

Le condizioni generali

I rischi al rialzo per i prezzi del gas in Europa includono soprattutto il clima, dal lato della domanda, e le esportazioni russe, dal lato dell'offerta, secondo la banca d'affari statunitense. In particolare, dal punto di vista dell'offerta, "sebbene le importazioni di GNL dall'Europa nordoccidentale siano aumentate di oltre il 60% questo mese a livelli record, questa sorpresa positiva è inferiore del 35% rispetto alla sorpresa negativa nelle esportazioni russe", si legge nella ricerca. In sostanza, la carenza di approvvigionamento del Vecchio Continente non è stata risolta.

Le prospettive a medio termine

Goldman Sachs prevede un calo sequenziale della produzione di gas olandese almeno fino al 2023 (a causa della chiusura del giacimento di Groningen su mandato del governo), nonché un calo sequenziale delle importazioni europee di GNL almeno fino al 2024, a causa della domanda asiatica che cresce più rapidamente rispetto alle forniture globali di GNL. "Anche ipotizzando una normalizzazione dei flussi russi nella regione a partire da questa estate, ciò lascia i bilanci del gas dell'Europa nordoccidentale più stretti della media quinquennale almeno fino al 2025, quando ci aspettiamo che una nuova ondata di progetti di liquefazione, attualmente in costruzione, aumenterà finalmente a livello globale la fornitura di GNL", è la tesi degli analisti. Fino ad allora, salvo inverni più caldi della media, i prezzi del gas TTF dovrebbero rimanere a oltre il doppio del prezzo medio degli ultimi in 10 anni.

L'impatto della decarbonizzazione

Viene osservato che gli sforzi per la decarbonizzazione hanno contribuito al sotto-investimento nel settore energetico e l'inasprimento del mercato delle emissioni in Europa ha fatto aumentare i costi per i produttori europei di energia. "Con la carenza di gas naturale che costringe a un processo di sostituzione da gas a carbone nel settore della generazione, aumentando quindi le emissioni di carbonio, questo impatto della greenflation è esacerbato, diffondendo l'impatto inflazionistico della crisi del gas a tutti i beni contenenti carbonio nell'economia", sostiene la banca USA. "Con gli investimenti per l'upstream del gas naturale esclusi dalla tassonomia verde dell'UE, la regione è in una situazione peggiore dal punto di vista dell'approvvigionamento globale di gas, dovendo continuare a fare molto affidamento sulle importazioni, mentre la Cina beneficia di una quasi autonomia dal carbone più economico e gli Stati Uniti dalla propria fornitura di gas di scisto domestico", è la conclusione di Goldman Sachs.

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