Ristoranti, bar, pizzerie, hotel: settore di nuovo nel baratro e in lockdown indotto

Mercoledì 12 Gennaio 2022
Ristoranti, bar, pizzerie, hotel: settore di nuovo nel baratro e in lockdown indotto

(Teleborsa) - Il settore del turismo, dell'ospitalità e della ristorazione scende di nuovo in piazza, per sollecitare un nuovo intervento a sostegno di uno dei settori più colpiti dalla pandemia, con o senza lockdown. Sicuramente le norme più restrittive sul super Green Pass imposte dal governo hanno contribuito a penalizzare ristoranti, bar, pizzerie, che restano aperti, ma senza avventori.

"Alberghi e ristoranti vuoti nel primo giorno di super green pass. Non mancano solo i non vaccinati, mancano i turisti e moltissime sono le famiglie bloccate a casa tra isolamenti e quarantene", avverte TNI Italia, associazione rappresentativa di 40mila imprese del settore Horeca, che stima una perdita di fatturato di un 20% aggiuntivo che si va a sommare al 40% perso da Natale.

"Stiamo affrontando, di fatto, un nuovo lockdown e senza aiuti inizieranno a chiudere le aziende e fioccheranno i licenziamenti", annuncia Raffaele Madeo, presidente di TNI Italia, preannunciando che oggi, mercoledì 12 gennaio 2022, si torna in pazza a Roma con un presidio in piazza dei Santi Apostoli.

"Nelle città d'arte e in particolare nei centri storici, la situazione è tornata di grandissima crisi", conferma il direttore generale della Fipe-Confcommercio Roberto Calugi, ricordando che nel 2020 hanno chiuso in Italia 20mila aziende e nel 2021 si prevede la chiusura di altrettante, con relativo sacrificio di posti di lavoro.

"Se il Governo non interverrà con una proroga degli ammortizzatori Covid sono a rischio altri 50mila posti di lavoro solo nel settore dei pubblici esercizi", avverte Fipe-Confcommercio assieme alla sua associata Aigrim, associazione delle imprese di grande ristorazione e servizi multilocalizzate, a proposito dell'esaurimento degli effetti della Cassa integrazione Covid, scaduta lo scorso 31 dicembre. La richiesta di ulteriori 13 settimane di cassa Covid, riguarda soprattutto quelle attività che, più di altre, stanno subendo le conseguenze delle limitazioni e dell'incertezza creata dal risalire della curva dei contagi. In particolare i pubblici esercizi presenti nelle città d'arte, colpiti dalla mancanza di turismo internazionale, alle attività di catering e banqueting, legate a cerimonie ed eventi, alla ristorazione collettiva, penalizzata anche dal massiccio ricorso allo smart working, e quella commerciale, svolta soprattutto lungo gli accessi turistici del Paese: aeroporti, stazioni ferroviarie, aree di servizio autostradali.

Stessi toni dalla Fiepet Confesercenti, associazione rappresentativa dei pubblici esercizi e turismo, che lancia un allarme sulle chiusure indotte dai contagi fra i lavoratori del settore. "Oltre duemila aziende hanno dovuto ridurre l'orario a causa di quarantene e casi covid che hanno colpito i lavoratori, e qualche imprenditore. Si tratta del 15% circa dei pubblici esercizi. Il 4% stimiamo abbia dovuto chiudere temporaneamente per gli stessi motivi", spiega il presidente della Fiepet Confesercenti di Roma Claudio Pica.

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