Coronavirus, tutti i dati sanitari degli italiani sul fascicolo elettronico, anche senza consenso

Sabato 16 Maggio 2020 di Luca Cifoni

Usare l'emergenza coronavirus per far decollare finalmente il fascicolo sanitario elettronico (Fse) e sfruttare tutte le potenzialità della sanità digitale. Con questo obiettivo il governo ha inserito nel decreto Rilancio, che sta per essere pubblicato in Gazzetta ufficiale, un articolo dedicato proprio al Fse: strumento regolamentato da una legge del 2012 ma ancora largamente sconosciuto agli italiani. Doveva diventare operativo nel 2015 ma ad oggi viene di fatto utilizzato solo in sei Regioni italiane ed è stato attivato solo dal 20 per cento della popolazione. Contiene informazioni sulla storia clinica degli interessati, dai farmaci prescritti alle visite specialistiche; idealmente dovrebbe permettere a medici e ospedali di curare al meglio i pazienti (ad esempio quando si presentano al Pronto soccorso di una Regione diversa dalla propria) ma anche di disporre di una formidabile banca dati utile anche per fronteggiare epidemie come quella in corso.

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Ecco quindi che il decreto Rilancio oltre ad ampliare il numero dei documenti sanitari che possono essere inseriti nel Fse (compresi quelli relativi a prestazioni erogate privatamente) va a cancellare strategicamente un comma della legge del 2012, quello che richiedeva il consenso dell'interessato per l'alimentazione del fascicolo. Ora - se la norma sarà confermata dal Parlamento - questo passaggio non sarà più necessario ma verrà richiesto il consenso esplicito solo al momento in cui i medici andranno effettivamente a consultare le informazioni. Questa impostazione si basa anche su un parere già fornito dal Garante della privacy, lo scorso 3 aprile.

Il decreto contiene un'altra novità che guarda ai dati sanitari degli italiani: un articolo il cui titolo è "Metodologie predittive dell’evoluzione del fabbisogno di salute della popolazione" permette al ministero della Salute «di trattare dati personali, anche relativi alla salute degli assistiti, raccolti nei sistemi informativi del Servizio sanitario nazionale, nonché dati reddituali riferiti all’interessato e al suo nucleo familiare per lo sviluppo di metodologie predittive dell’evoluzione del fabbisogno di salute della popolazione». In questo caso si tratterebbe di un utilizzo apparentemente non personalizzato ma massivo - in chiave di "big data" - delle informazioni, comprese quelle relative al reddito. Sulle concrete modalità attuative di questa procedura il ministero dovrà acquisire il parere del Garante della privacy.

Ultimo aggiornamento: 17 Maggio, 19:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA