Piastrelle, bollette e incertezza per la guerra: settore in crisi. «Costi folli per lavorare»

Il peso dell’energia e l’incertezza legata alla guerra hanno fermato la produzione. L’80% dei lavoratori della Saxa Gres in cig: «Ora lo Stato deve intervenire sui prezzi»

Martedì 15 Marzo 2022 di Francesco Bisozzi
Piastrelle, bollette e incertezza per la guerra: settore in crisi. «Costi folli per lavorare»

Forni spenti da una settimana e dipendenti in cassa integrazione. Negli stabilimenti di Saxa Gres, azienda specializzata nella produzione di gres porcellanato per arredo urbano con sede ad Anagni, in provincia di Frosinone, tutto tace da giorni. Qui i costi dell'energia e l'incertezza determinata dalla guerra in Ucraina hanno costretto il presidente Francesco Borgomeo a prendere una decisione drastica: «La bolletta del gas è aumentata del 200 per cento e così all'inizio di marzo abbiamo deciso di sospendere l'attività».

Gli ordini

Tuttavia non è la prima volta che gli impianti di Saxa Gres si fermano. «Già a gennaio avevamo interrotto la produzione per via dei rincari dell'energia, ma rispetto ad allora la situazione è ulteriormente peggiorata e non siamo in grado di dire per quanto resteremo fermi questa volta». L'azienda guidata da Francesco Borgomeo è conosciuta anche per il sanpietrino in gres porcellanato che produce, esteticamente identico alle pietre utilizzate per pavimentare le strade dei centri storici locali, ma ecologico perché fabbricato recuperando fino al 30 per cento dei materiali di scarto provenienti da altri processi produttivi. «Gli ordini per il 2022 sono raddoppiati rispetto a un anno fa, però il prezzo di vendita deve essere rivisto. Lo stiamo rinegoziando con i nostri clienti che già a dicembre, in occasione del primo stop alla produzione, ci sono venuti incontro, accettando di pagare un extra non previsto. Non è detto che troveremo di nuovo un'intesa», spiega il presidente di Saxa Gres.


Imprenditore, laureato in filosofia, esperto in riconversioni industriali, dismissioni e rilancio di siti e aree in crisi, Francesco Borgomeo è un manager abituato ad affrontare situazioni di emergenza. Questa volta però la montagna da scalare appare insormontabile anche a uno come lui. «Navighiamo a vista, il contesto geopolitico non ci permette di fare previsioni, di sicuro i rincari per energia e carburanti non finiranno domani, e gli aiuti concessi fin qui dal Governo non sono stati sufficienti. In Francia hanno bloccato il prezzo del gas, la Germania ha congelato gli oneri di sistema. È questa la direzione da seguire», spiega Borgomeo.
La Saxa Gres ha cinque stabilimenti, tra Anagni e Roccasecca (in provincia di Frosinone) e Gualdo Tadino (in provincia di Perugia), e conta oltre 500 dipendenti. «L'ottanta per cento è in cassa integrazione, lavorano solo quelli del packaging e gli amministrativi», prosegue l'imprenditore. Che aggiunge: «Lo Stato non solo deve pagare la cassa integrazione per i dipendenti delle aziende che si fermano, ma subirà anche un importante calo del gettito erariale per effetto delle sospensioni delle attività produttive».
Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha detto nei giorni scorsi che l'aumento dei costi dei carburanti sono una truffa. Il presidente di Saxa Gres rincara la dose: «Siamo vittime degli speculatori, lo Stato deve intervenire, aumenti di questa entità non sono giustificati». E ancora. «Siamo un'azienda energivora. A gennaio i forni sono rimasti spenti per un mese, al momento però non sappiamo ancora quanto durerà questa nuova fermata. Speriamo al massimo dieci giorni, però è presto per dirlo. Viviamo alla giornata e appena il gas tornerà ad avere un prezzo che ci permette di produrre senza andare in perdita riapriremo», chiarisce Borgomeo.

La tempesta

Non è solo il costo dell'energia e del carburante ad aver messo in ginocchio l'impresa specializzata nella produzione di gres porcellanato per arredo urbano. «Sono schizzati alle stelle anche i costi dei pallet, passati da 8,5 euro a 18 euro», fa notare Borgomeo. Come se ne esce? «Puntiamo ad avviare dei siti per la produzione di biogas nei nostri stabilimenti così da coprire il loro fabbisogno energetico, un percorso iniziato cinque anni fa e che a fronte della situazione attuale ha subìto un'importante accelerata nelle ultime settimane», racconta il numero uno dell'azienda dei sanpietrini ecologici. Se da un lato il biogas rappresenta per Saxa Gres la luce in fondo al tunnel, dall'altro si tratta di una soluzione che richiede del tempo per diventare operativa. Così l'imprenditore: «Saremo pronti nel 2024, a patto di riuscire a sopravvivere a questa tempesta perfetta».

Ultimo aggiornamento: 16 Marzo, 09:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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