Pensioni statali con Quota 100 e anzianità: è boom di spesa. L’esborso raggiunge i 79 miliardi

Sei assegni su dieci sono di anzianità o per uscite anticipate. Il cantiere della riforma pronto a ripartire

Giovedì 26 Maggio 2022 di Andrea Bassi
Pensioni statali con Quota 100 e anzianità: è boom di spesa. L esborso raggiunge i 79 miliardi
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Oltre settantanove miliardi di euro. Una corsa inarrestabile. La spesa per le pensioni dei dipendenti pubblici continua ad aumentare. L’ultimo dato lo ha reso noto ieri l’Inps. A inizio di quest’anno risultavano in pensione 3,08 milioni di statali. L’incremento della spesa tra il 2021 e il 2022 è stato superiore al 3 per cento. Ma per rendersi conto dell’impennata del costo delle pensioni degli statali bisogna leggere un altro documento, un’analisi appena pubblicata dal ministero dell’Economia nell’ambito dell’aggiornamento del conto annuale del pubblico impiego, il documento che contiene tutti i dati aggiornati che riguardano i dipendenti pubblici.

Si tratta della «Relazione sugli andamenti della spesa e delle entrate contributive» riferiti al comparto pubblico. Nel 2000 il totale della spesa pensionistica dei dipendenti pubblici era di circa 38 miliardi di euro. Nel 2010 era già arrivata a 58 miliardi, 20 in più in un decennio. Nel 2021 si sono aggiunti altri 21 miliardi, con le pensioni dei pubblici dipendenti che sono arrivate a costare 79 miliardi di euro. È l’effetto, soprattutto, dell’invecchiamento dei lavoratori pubblici. Quasi quindici anni di blocco del turnover hanno fatto balzare l’età media dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche. I numeri contenuti nel Conto annuale sono impietosi. L’età media dei dipendenti pubblici è di 49,87 anni. 

LA PUNTA

Ma con delle punte di 54 anni nei ministeri, dove su 130 mila dipendenti ce ne sono ben 40 mila che hanno superato i 60 anni di età. L’età media è addirittura di 56 anni in alcuni enti come il Cnel. Nelle funzioni locali, che ricomprendono Comuni e Regioni, siamo a 52 anni. Nella scuola a 50 anni. Numeri che rendono impellente l’ingresso nei ranghi delle amministrazioni di giovani. Lo scorso anno, come ricordato dal ministro Renato Brunetta, sono stati conclusi in tempi rapidi concorsi per 45 mila nuove assunzioni. La promessa è che quest’anno entrino nella Pubblica amministrazione 100mila nuove leve. Anche per evitare che i conti pensionistici continuino a deteriorarsi. La Relazione allegata al Conto annuale del Tesoro mostra che la forbice tra i contributi versati dagli statali e la spesa sostenuta per le pensioni, si sta continuando ad allargare. Nel 2007, quindi anni fa, lo sbilancio tra le uscite e le entrate era di circa 3,6 miliardi di euro. Nel 2020 è salito a 14 miliardi di euro. 

Oltre all’invecchiamento dei lavoratori pubblici, a incidere sull’aumento della spesa pensionistica sono state anche le uscite anticipate, compresa Quota100. Il 58,5% degli assegni, ha spiegato l’Inps nel suo Osservatorio sulle pensioni dei dipendenti pubblici, sono di anzianità o anticipati, con importo complessivo annuo pari a 51,5 miliardi di euro. Intanto iniziano ad arrivare dei segnali di una riapertura del tavolo sulla riforma delle pensioni. Ne ha parlato ieri a margine del congresso della Cisl, il presidente dell’Inps Pasquale Tridico. «È stato fatto», ha detto, «un lavoro al ministero con cui coniugare la flessibilità per andare in pensione anticipata ma all’interno del modello contributivo salvaguardando la sostenibilità finanziaria. L’agenda politica», ha proseguito Tridico, «è stata poi occupata da eventi straordinari e drammatici come la guerra. Ma mi sembra ci sia tutta l’intenzione da parte del governo e del ministero di proporre soluzioni che vadano esattamente in quella direzione», ovvero di «coniugare flessibilità e conti».

Il segretario della Cisl Luigi Sbarra, ha chiesto al governo di condurre in porto «una riforma del sistema previdenziale che dia alle pensioni maggiore consistenza, sostenibilità sociale e inclusività, soprattutto per giovani e donne». La proposta dei sindacati rimane sempre la stessa, e Sbarra ieri l’ha ricordata: un uscita con 41 anni di contributi o a 62 anni di età. Sul tavolo resta la proposta del governo di un ricalcolo con il metodo contributivo dell’assegno pensionistico per permettere l’uscita anticipata che, però, nelle intenzioni del governo dovrebbe avvenire a 64 anni. 
 

Ultimo aggiornamento: 07:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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