Pensioni, ecco i numeri chiave per chi vuole andare nel 2023: le nuove regole della manovra

A 103 si arriva sommando il requisito minimo anagrafico di 62 anni e il numero di contributi pari a 41

Martedì 29 Novembre 2022 di Giusy Franzese
Pensioni, ecco i numeri chiave per chi vuole andare nel 2023 con le nuove regole della manovra

103, 563, 60, 33: ecco i numeri chiave delle nuove pensioni secondo la manovra del governo Meloni. Chi aspira a lasciare il lavoro per andare in pensione dal prossimo anno è bene, quindi, che le tenga in mente. Vediamo di che si tratta.

Pensioni, stretta su Opzione donna: senza figli scatta a 60 anni. Statali, un miliardo in attesa dei nuovi contratti

Pensioni, Quota 103

È la ormai famosa Quota 103 per chi, maturando i requisiti nel prossimo anno, decide di andare in pensione anticipata. A 103 si arriva sommando il requisito minimo anagrafico di 62 anni e il numero di contributi pari a 41. Chi sceglie questo canale di uscita anticipata riceverà, per gli anni mancanti al raggiungimento della pensione di vecchiaia (67 anni d’età), un assegno con un tetto pari a 5 volte la pensione minima. L’eventuale taglio scomparirà una volta raggiunti i requisiti per la pensione di vecchiaia. Esempio: un pensionando con 62 anni d’età e 41 di contributi e un assegno già maturato di 3.500 euro, per i primi cinque anni riceverà un assegno non superiore a 2.626 euro (se si prende come base di calcolo l’attuale pensione minima pari a 525,38 euro al mese) oppure non superiore a 2.850 euro (se si prende come riferimento la minima rivalutata proprio con la manovra). Il testo a questo proposito non è sufficientemente chiaro. A ogni modo dopo 5 anni l’assegno sarà di 3.500 euro.

L'effetto della rivalutazione: 563

Le pensioni minime nel 2023 per effetto della rivalutazione passeranno dalle attuale 525,38 euro a 563,73 euro con un aumento di 38,35 euro mensili ovvero di 498 euro in un anno (tredici mensilità). La manovra infatti prevede che per il periodo 2023-2024 la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici sia riconosciuta nella misura del 100% per i trattamenti pensionistici complessivamente pari o inferiori a quattro volte il trattamento minimo Inps (poco più di duemila euro). La rivalutazione piena, che serve per contrastare l’inflazione, è stata fissata al 7,3%. La rivalutazione poi gradualmente scenderà in base alla consistenza dell’assegno. Sono sei le fasce previste (compresa la prima). Per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a quattro volte il trattamento minimo e inferiori a cinque volte il minimo (circa 2.600 euro), la rivalutazione sarà nella misura dell’80%. Per i trattamenti compresi tra cinque e sei volte il minimo (circa 3.100 euro), la rivalutazione sarà nella misura del 55%. Per le pensioni comprese tra sei e otto volte il minimo (4.200 euro) si scende al 50%; per quelli il cui importo è compreso tra otto e nove volte (4.700 euro) il minimo la rivalutazione sarà pari al 40%; diventa infine 35% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a dieci volte il trattamento minimo (oltre 5.250 euro).

La rivalutazione delle pensioni per  le sei fasce garantirà risparmi nel 2023 di 2,1 miliardi al netto degli effetti fiscali.

60 per opzione donna

Il numero 60 rappresenta l’età di pensionamento per le lavoratrici che scelgono di andare in pensione con “opzione donna”. Il requisito dell’età scende di un anno, con il massimo di due (quindi 58), per ogni figlio. Un paletto che nella norma attuale in scadenza a fine anno, non c’era (per le dipendenti private era previsto infatti 58 anni e 35 di contributi, a prescindere dai figli). Ma non è l’unico paletta che restringe di molto la platea delle potenziali aventi diritto. La norma in manovra infatti prevede altri requisiti indispensabili (oltre all’età e ai 35 anni di contributi): possono accedere a opzione donna le lavoratrici caregiver (che usufruiscono della legge 104 per un familiare convivente); le lavoratrici invalidi almeno al 74%; le lavoratrici licenziate o coinvolte negli stati di crisi di aziende che hanno un tavolo aperto al Mimit.

33, come il premio per quota 103

Trentatrè corrisponde al “premio” per chi, pur avendo i requisiti per quota 103, rinvia il pensionamento. è il cosiddetto bonus Maroni, perché ricalca la norma che l’allora ministro del Lavoro varò per incentivare le uscite posticipate. In questi casi è previsto la decontribuzione totale (circa 33%, appunto), la cifra corrispondente andrà ad aumentare la busta paga. Un lavoratore che ha un netto di 2.000 euro, ad esempio, si ritroverà una premio in busta paga (fino a quando andrà in pensione) di 660 euro al mese.

Ultimo aggiornamento: 23:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA