Patto stabilità, la Ue in aiuto degli Stati: altri 12 mesi senza sanzioni. Draghi: «Non siamo indietro»

In arrivo da Bruxelles lo stop per il 2023 delle misure di controllo su debito e deficit

Lunedì 23 Maggio 2022 di Francesco Malfetano
La Ue in aiuto degli Stati: altri 12 mesi senza sanzioni. Draghi: «Non siamo indietro»

 Il calendario del Pnrr «non verrà disatteso». Mentre resta alta la tensione nella maggioranza sul ddl concorrenza e, in particolare, sulle concessioni balneari, a Palazzo Chigi i dubbi sull’effettiva realizzazione delle riforme e sul rispetto delle scadenze per il Piano nazionale di ripresa e resilienza sono pochi. O meglio, non ce ne sono affatto. Al punto che viene anche rigettata l’idea di un’Europa preoccupata dalla situazione nostrana. Anzi, quello di Bruxelles viene letto come un incoraggiamento: il segnale che «C’è fiducia» nell’azione di governo. Così come nella capacità di adattarsi agli eventuali intoppi che via via si manifestano. Un esempio? La questione delle licenze balneari appunto, su cui Mario Draghi ha già chiarito che se davvero necessario non esiterà ad apporre la fiducia.

 

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In pratica le raccomandazioni che la Commissione Ue oggi indirizzerà a Roma - ribadendo, appunto, come la piena attuazione del Pnrr sia «essenziale» - non solo non intaccano la consapevolezza sul da farsi ma non sono neppure considerate un «richiamino», come le ha definite ieri Matteo Salvini. Semmai una sorta di nuovo punto della situazione. Che poi questa sia realmente complessa, è un altro discorso. 
E lo evidenziano anche le parole del commissario Ue agli affari economici Paolo Gentiloni. «Siamo in un mondo molto diverso da quello di tre mesi fa» ha detto ieri intervistato dalla Stampa, per l’Italia quindi «in questo nuovo contesto il piano nazionale delle riforme è l’antidoto al rischio della stagnazione». Parole che però, ha chiarito ieri il vice presidente della commissione Ue Frans Timmermans, «non valgono solo per l’Italia, ma si applicano a tutti Paesi europei». 

 


IL PATTO
Proprio come varrà per tutti i Paesi europei la sospensione del Patto di stabilità per un altro anno. Oggi infatti la Commissione Ue prorogherà fino a tutto il 2023 la clausola di salvaguardia che da marzo 2020 ha sospeso le regole del Patto (in scadenza il 31 dicembre di quest’anno). Una decisione dettata dalla situazione di estrema instabilità scatenata dalla guerra russa contro l’Ucraina, e dal rallentamento della ripresa post-pandemica che ha generato. La proroga è parte dello stesso pacchetto in cui sono incluse le raccomandazioni di Bruxelles per i Ventisette. Per la Penisola resta in primo piano la sostenibilità dei conti pubblici, che significa innanzitutto riduzione del rapporto debito-Pil e contenimento del deficit. Per cui, in quest’ottica, la sospensione del Patto è un’ottima notizia. 

 

 

 

Nelle raccomandazioni destinate a tutti i Paesi ampio spazio sarà destinato al Pnrr. Per l’Italia - che ha il Pnrr di gran lunga più ricco e più ampio - in questa fase gli occhi sono puntati oltre che sulla concorrenza, anche sul fisco (vanno riviste, si legge nel testo, «le aliquote marginali e allineando i valori catastali ai valori di mercato»). Vale a dire su un altro dei nervi scoperti della maggioranza. Al suo interno infatti, c’è pure la discussa riforma del catasto, su cui l’intesa in realtà è già stata raggiunta il mese scorso. Accordo che però non ha impedito ieri al centrodestra di tornare all’attacco sulla ferma volontà di non tassare le case degli italiani. 
Non solo. Il documento, anticipato da Repubblica, contiene anche indicazioni a «limitare la crescita della spesa corrente» per una «riduzione credibile e graduale del debito» e «espandere gli investimenti pubblici per la transizione verde e digitale». Una rimostranza quella sulla spesa corrente, del resto già manifestata dalla Commissione a novembre 2021 nel testo con cui Bruxelles aveva promosso la manovra di bilancio del governo. 

D’altro canto, calendario alla mano, va precisato che l’Italia pare realmente in corsa con riforme (15) e investimenti (30) da realizzare nel secondo trimestre per accedere alla seconda rata dei fondi europei per il 2022, pari a circa 24 miliardi di euro. La percentuale di completamento delle riforme è al 37,78% a fronte del 50,15% previsto alla fine di questo trimestre - come mette in evidenza Open Pnrr del sito openopolis - e l’andamento degli investimenti è al 20,09%, quasi 5 punti meno del target previsto a fine giugno.
 

Ultimo aggiornamento: 11:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA