Ex Ilva, l'altoforno non sarà spento: riparte la trattativa

Mercoledì 8 Gennaio 2020 di Giusy Franzese

Ricorso accolto, facoltà d'uso concessa. L'Altoforno 2 del siderurgico Ilva di Taranto può continuare a produrre acciaio. Il Tribunale del Riesame ha ritenute valide le ragioni dei commissari straordinari di Ilva in As, annullando il provvedimento del giudice monocratico che il 10 dicembre scorso aveva decretato lo spegnimento dell'impianto. La proroga all'utilizzo dell'altoforno è stata concessa per altri 14 mesi. Il tempo necessario a completare le prescrizioni richieste per la totale messa in sicurezza dell'impianto. Dopo di che l'Afo2 potrà essere dissequestrato.
La decisione elimina un enorme ostacolo alla trattativa in corso tra il governo e il colosso mondiale dell'acciaio ArcelorMittal per l'elaborazione di un nuovo piano di rilancio del gruppo italiano. È la stessa multinazionale ad ammetterlo: la decisione del Riesame - si fa sapere - «spiana» la strada ad una «ragionevole soluzione negoziata». Come è noto, lo stop dell'Afo2 era una delle motivazioni principali alla base del dichiarato addio del colosso franco-indiano agli stabilimenti Ilva in Italia presi in gestione soltanto nel novembre 2018 dopo una gara pubblica durata anni. La trattativa, che il 20 dicembre scorso aveva visto la firma di un'intesa preliminare, può quindi riprendere in vista di un accordo definitivo da siglare entro il 31 gennaio. Dal Ministero dell'Economia trapela ottimismo: la sentenza - si afferma - «facilita le trattative per arrivare a un'intesa vincolante per il rilancio e per il conseguente mantenimento dei livelli occupazionali del polo siderurgico».
Per i circa undicimila lavoratori del gruppo è una boccata d'ossigeno, anche se resta comunque aperto il tema degli esuberi. Si è evitata «una catastrofe sociale ed economica irreversibile, ma il futuro dello stabilimento resta ancora assolutamente incerto» dichiara il numero uno Uil, Carmelo Barbagallo. «L'assunzione di tutti i lavoratori, compresi quelli Ilva in amministrazione straordinaria a fine piano, resta per noi vincolante» dice la leader Fiom, Francesca Re David. «Il sindacato non farà sconti a nessuno» conferma Rocco Palombella, leader Uilm. Sulla stessa linea la Fim-Cisl che invita a «non perdere più tempo».

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LE TUTELE
È alla gestione commissariale (e non all'azienda che ha preso in affitto lo stabilimento) che spetta dare attuazione alle prescrizioni del giudice per la messa in sicurezza dell'impianto sequestrato dopo l'incidente del giugno 2015 che provocò la morte dell'operaio Alessandro Morricella. Prescrizioni realizzate solo in parte. Per il giudice del Tribunale di Taranto, Francesco Maccagnano, il tempo concesso è stato anche troppo. Per i tre giudici del Riesame (presidente Licci, relatore Caroli, a latere Lotito) invece molto è già stato fatto e sarebbe «paradossale» chiudere l'impianto a un passo dal traguardo finale. Tra l'altro alla luce degli interventi già effettuati (che il giudice monocratico, secondo il Riesame, ha «trascurato o non valutato correttamente») «i rischi trascorsi sono inesistenti» e quelli attuali sono «assai ridotti». Insomma in questo momento l'Afo2 è il più sicuro «tra i tre altiforni attivi». Importante, ai fini della decisione del Riesame, anche la «fattiva e concreta volontà» mostrata dai commissari, che hanno anticipato ai fornitori una somma cospicua, oltre tre milioni e mezzo di euro sui circa dodici previsti per le prescrizioni residue. La proroga alla facoltà d'uso dell'impianto è condizionata a un preciso cronoprogramma. Ovvero: «sei settimane per l'adozione dei cosiddetti dispositivi attivi» e, a decorrere dalla data del 19 novembre 2019, «nove mesi per l'attivazione del caricatore automatico della massa a tappare; 10 mesi per l'attivazione del campionatore automatico della ghisa; 14 mesi per l'attivazione del caricatore delle aste della Maf (macchina a forare, ndr) e sostituzione della Maf».

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