Ilva, Arcuri: «L'ingresso dello Stato non sarà un'elemosina, vogliamo contare»

Giovedì 1 Ottobre 2020 di Giusy Franzese

Nuovo incontro al Mise sulla vertenza ex Ilva, tra ministro sindacati e presidente di Invitalia.«Le trattative con ArcelorMittal sono in corso. Non hanno bisogno di un tempo molto lungo per concludersi» ha assicurato Domenico Arcuri, numero uno di Invitalia, la società pubblica scelta dal governo per entrare nel capitale di Ami.
«Noi lavoriamo intorno a due indiscutibili presupposti: il primo è che il più grande stabilimento siderurgico d'Europa deve operare a regime produttivo con le migliori e più innovative tecnologie produttive; il secondo è il raggiungimento degli obiettivi, a partire dalla piena occupazione, stabiliti nell'accordo di marzo. In questo senso l'ingresso dello Stato non può essere considerato un'elemosina o il tentativo di mettere una pezza a un vestito già troppo sfilacciato, ma la garanzia per il raggiungimento di questi obiettivi» ha aggiunto Arcuri, facendo capire quindi che lo Stato vorrà avere una parte attiva nella governance e nelle decisioni. 
Anche il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, ha coonfernato che «il governo investirà nel percorso tutte le risorse necessarie laddove si andrà nella direzione da noi auspicata». La quale comunque non potrà essere un completo passaggio all'acciaio green nell'immediato. «Interrompere il ciclo integrale è molto complesso» pur rimanendo «centrale nel modello di sviluppo la sostenibilità ambientale che peró deve accompagnare quella economica e sociale». Per niente soddisfatto dell'incontro Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile siderurgia: «Restano grandi nodi irrisolti, che riguardano il piano industriale e strategico legato ai nuovi assetti produttivi e ai nuovi impianti su Taranto,Genova e Novi Ligure. Il governo ci è sembrato impreparato». I sindacati chiedono che al prossimo incontro sia presente anche l'azienda. Per Valerio D'Alò, segretario nazionale Fim-Cisl è «comunque positivo ascoltare che lo Stato entra per garantire i livelli occupazionali e produttivi di un sito che deve iniziare a produrre anche in maniera eco-compatibile». Deluso Gugliemo Gambardella, coordinatore nazionale Uilm per la siderurgia: «La riunione è stata solo un elenco di buoni propositi, nessun progetto concreto. Rimane ancora tutto sospeso e intanto la situazione negli stabilimenti peggiora di giorno in giorno con il forte rischio di incidenti per la mancata manutenzione degli impianti».
Nel frattempo, secondo quanto stimato dall'Ufficio Studi Siderweb e illustrato durante un webinar sul settore, l'ex Ilva dovrebbe chiudere in perdita nel 2019 a causa degli effetti della pandemia. E questo - ha dichiarato Gianfranco Tosini dell'ufficio studi -  dopo gli 866 milioni di euro persi nel 2019, «potrebbe far sorgere la necessità di ricapitalizzazione della società, di almeno 1,5 miliardi di euro». 

Ultimo aggiornamento: 19:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA