Gas, la speculazione sul prezzo non frena. Il piano italiano (e i mezzi) per fermarla

Eni prova a superare il blocco del Tarvisio. Descalzi: esportiamo ma l’inverno sarà duro. Meloni: «Normale parlare con Cingolani noi tra i primi a sostenere il price cap»

Martedì 4 Ottobre 2022 di Roberta Amoruso e Andrea Bassi
Gas, chi specula sul prezzo? I mezzi per interrompere la speculazione. E intanto arriva meno metano russo

Giorgia Meloni ribadisce di essere favorevole al price cap, ricordando di essere stata «tra i primi a sostenerlo». E conferma i contatti in corso con il ministro della Trasizione Roberto Cingolani per essere aggiornata sulle trattative europee in questo senso. «Non ci sono divergenze», ha detto Meloni, con il governo. Le diversità di vedute, semmai, «sono in seno alla Ue». Intanto il tubo che entra in Italia dal passo del Tarvisio è vuoto.

Gas, Descalzi: «Fatto tutto il possibile, ma solo stoccaggi al 100% coprono i picchi dell'inverno»

Da sabato scorso il flusso di gas russo che passa da quel metanodotto si è interrotto. Stavolta non per volere di Vladimir Putin e di Gazprom. A fermare i flussi sono stati gli austriaci, che hanno chiesto una garanzia di 20 milioni a Mosca per lasciar passare il gas. L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha spiegato che il suo gruppo sta cercando di capire se può «subentrare» a Gazprom nel pagamento della fideiussione. Perché sarebbe difficile per il gigante petrolifero russo che pretende di essere pagato in rubli, dover rilasciare garanzie in euro. Questo blocco, ha detto Descalzi, «si poteva evitare». La somma non è elevata. Si tratta di 20 milioni, su miliardi di euro di importazioni. Ma introduce tensioni, anche tra i Paesi europei, che contribuiscono a frenare o impedire la discesa dei prezzi, per questo Descalzi si è detto disponibile a pagare per sbloccare il gas.

IL PREZZO

Ieri il prezzo sul Ttf, la Borsa olandese, è calato a 170 euro al Megawattora, lo stesso livello raggiunto a luglio. Un prezzo più basso dei record toccati anche a settembre, ma pur sempre elevatissimo rispetto alle medie storiche. Questo nonostante il clima sia mite, i termosifoni spenti e i consumi industriali in calo, tanto che l’Italia è, come si dice in gergo, “lunga” di gas, nel senso che riesce anche a esportarne. Ma la speculazione non si placa e guarda a quando in pieno inverno i consumi di gas giornalieri saranno raddoppiati e si potrebbe andare in deficit di metano. Per il prossimo governo quello delle bollette e della tenuta del sistema manifatturiero italiano, anche dopo la decisione della Germania di stanziare 200 miliardi a difesa delle proprie imprese, sarà il dossier più urgente. L’Italia non ha la stessa potenza di fuoco di Berlino. Meloni inoltre non condivide la strategia degli «aiuti». Lo ha già chiarito. Il rischio è che i soldi dei contribuenti vadano nelle tasche degli speculatori. Quello che va fatto è invece, interrompere la speculazione. 

LA SPECULAZIONE
Già, ma in che modo? L’idea del ministro della Transizione, Roberto Cingolani, appoggiata anche dalla Meloni, è fissare una fascia di oscillazione del prezzo del gas che terrebbe conto di diversi indici mondiali. Non solo il Ttf olandese, ma anche il Jkm, l’Henry hub americano e il brent. I problemi non sono pochi. Il “tetto” dovrebbe essere accettato volontariamente dai venditori di gas. Dovrebbero accettarlo Gazprom, i norvegesi, gli algerini, gli azeri e, probabilmente, anche i venditori americani del Gnl. Non sono passaggi semplicissimi. Soprattutto non sono passaggi immediati. Ma che altre soluzioni ci sono sul tavolo? Ci potrebbe essere anche una “via italiana”. La rotta al vaglio è quella che punta a rafforzare il Psv (Punto di Scambio Virtuale di gas tra gli operatori), il mercato all’ingrosso italiano, rendendolo ben più liquido di oggi. 


HUB DEL MEDITERRANEO
Un’operazione che avrebbe un doppio obiettivo: abbassare i prezzi sul mercato italiano che già da novembre decideranno le nuove tariffe del gas non più ancorate al Ttf di Amsterdam, ma anche preparare il terreno al un nuovo ruolo dell’Italia come il nuovo hub del Mediterraneo. Nel medio lungo termine, a garantire l’incremento dei flussi in transito dal nostro Paese ci sarà il raddoppio della capacità del Tap fino a 20 miliardi di metri cubi. Una dote preziosa da aggiungere ai nuovi afflussi dall’Algeria, già diventato il primo fornitore di gas del nostro Paese, con una capacità che può arrivare a 32 miliardi di metri cubi. A quel punto anche i tedeschi, orfani del gas russo, potrebbero acquistare metano passando dall’Italia. Ma nel frattempo come si può sostenere il mercato nazionale in modo da indurre una divaricazione dai valori del Ttf e un taglio in bolletta? Un aiuto immediato a sostenere la liquidità del Psv italiano potrebbe arrivare facilmente dall’Eni, in un nuovo ruolo di operatore di trading. Non a caso ieri l’ad dell’Eni è tornato sui prezzi: «L’Italia oggi ha gas e si capisce dal fatto che l’hub italiano ha un costo del gas a 140-150 euro per megawattora e il Ttf è a 180-200 euro. Aver portato più gas ha abbassato i prezzi. Ma i metri cubi in più stanno anche andando verso mercati che hanno prezzi più attraenti e questo è un problema da risolvere». Anche perché l’inverno sarà difficile per Descalzi. 
 

Ultimo aggiornamento: 08:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA