Gas, il piano dell'Italia: 7 rigassificatori e cinque gasdotti dal Sud per diventare l’hub del Mediterraneo

Nel piano del governo c’è la prospettiva di cedere il metano anche alla Germania

Martedì 24 Gennaio 2023 di Roberta Amoruso
Sette rigassificatori e cinque gasdotti dal Sud, il piano per fare dell Italia l hub del Mediterraneo

Cinque anni per fare dell’Italia l’hub europeo del Mediterraneo con sette rigassificatori e cinque gasdotti dal Sud, tra Africa, Israele e Azerbaijan, tre operativi e due in cantiere, e far transitare dal nostro Paese qualcosa come 50 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto (gnl) e fino a 90 miliardi di gas, a pieno regime. In tutto circa 140 miliardi di metri cubi, stando alle stime che circolano sul tavolo del governo, che non tengono conto di almeno 7 miliardi di produzione nazionale. Secondo il piano all’attenzione di Giorgia Meloni, fresca di missione in Algeria, ce ne sarebbe abbastanza per appagare i consumi di casa, 72 miliardi di metri cubi, peraltro destinati a ridursi grazie alle rinnovabili, e vendere l’eccesso all’estero. Anche in Germania. Senza dover contare sui 7 miliardi dalla Norvegia e per poter archiviare i 29 miliardi dalla Russia. Qualcuno dice che il premier potrebbe riuscire nell’impresa anche prima, se imprimesse il turbo messo dalla Germania. Solo negli ultimi trenta giorni Berlino ha inaugurato tre rigassificatori galleggianti in un progetto che vede 6 navi da 30 miliardi di metri cubi. 

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A TAPPE FORZATE

Il tesoro è nel Mediterraneo. Ma per catturarlo servono infrastrutture, la rete per portarlo nelle case europee, dalla quale in futuro passerà anche l’idrogeno. E, dunque, servirà giocare in fretta tutte le carte, stringendo su autorizzazioni e burocrazia per giocare la partita europea da protagonisti. Linee guida precise che saranno contenute anche nel nuovo Pniec in lavorazione e nell’adeguamento del Pnrr al RepowerEu. 
Per arrivare a quella «ridondanza di infrastrutture che tiene i prezzi più bassi», invocata per mesi dall’ad dell’Eni, Claudio Descalzi, va riavviato subito, con un patto sul territorio, il cantiere per i rigassificatori del Sud. Si tratta di quello a Porto Empedocle, dell’Enel, capace di trasportare 8 miliardi di metri cubi, e quello a Gioia Tauro di Sorgenia e Iren tra gli 8 e i 12 miliardi di metri cubi, entrambi autorizzati e bloccati da decenni. Il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, lo ha detto a chiare lettere illustrando a fine anno le linee programmatiche del ministero. Insieme al raddoppio del Tap, in grado di portare il gas dall’Azerbaijan fino a 20 miliardi di metri cubi, i due siti sono in cima ai pensieri del governo. Ma non basta fare accordi in Africa se gas e Gnl si bloccano nelle strettoie nella linea Adriatica, in Abruzzo, e non arrivano al Nord.

PASSAGGIO IN SARDEGNA

L’investimento di Snam da 2,4 miliardi dovrà andare a dama entro due-tre anni, lo stesso tempo dei rigassificatori al Sud. Non c’è tempo per i veti. Nel frattempo, a maggio dovrà essere pronta la nave galleggiante di Piombino. Poi quella di Ravenna, nel 2024 (5 mila di metri cubi a testa). Sempre in Sicilia, a Mazara del Vallo, è atteso il maggior contributo dell’Algeria, che nel giro di pochi anni punta a portare i 22 miliardi attuali vicini alla massima capacità del gasdotto Transmed, 36 miliardi. Ma le potenzialità di esportazione di Sonatrach passano anche dal Gnl e dal tubo che passerà dalla Sardegna (Galsi), considerata la potenza di fuoco del paese da circa 160 miliardi. Finora, i tre rigassificatori, Panigaglia, Livorno e Rovigo hanno accolto fino a riempimento il Gnl di Qatar, Usa, Egitto, Trinidad e Tobago, Nigeria e Norvegia. Le nuove forniture, comprese quelle da Qatar e Congo, dovranno trovare altre vie. Il gas libico arriva invece dal Green Stream, mentre sono ancora sulla carta le potenzialità dell’Eastemed-Poseidon, che già collega Israele, Grecia e Cipro. Un altro affare urgente per un hub europeo.
 

Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio, 14:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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