Flat tax, dipendente batte Partita Iva: i guadagni netti degli autonomi sono più bassi

Per un reddito di 24mila euro un lavoratore subordinato incassa 4.169 euro in più l’anno

Venerdì 25 Novembre 2022 di Andrea Bassi
Flat tax, dipendente batte Partita Iva: i guadagni netti degli autonomi sono più bassi
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L’allargamento della flat tax, la tassa piatta, del 15 per cento per i redditi fino a 85 mila euro degli autonomi, non basterà a colmare il divario tra i guadagni netti di un lavoratore dipendente e quelli di una Partita Iva a parità di reddito. È quanto emerge da una simulazione elaborata dal Centro studi Eutekne che tiene conto, oltre al peso dell’Irpef sui redditi dichiarati, anche di quello dei contributi previdenziali. Nel caso dei lavoratori dipendenti, infatti, circa due terzi dei versamenti per la pensione grava sui datori di lavoro, mentre i lavoratori autonomi sono chiamati a sostenere da soli la maggior parte del peso contributivo che, nel caso di commercianti e artigiani, vale il 25 per cento dei guadagni (per le professioni ordinistiche, come avvocati, commercialisti e architetti, valgono regole particolari). Prendiamo un lavoratore che dichiara 12 mila euro l’anno. Nel caso si tratti di un dipendente, dovrebbe versare una quota a suo carico di contributi di 720 euro l’anno, mentre dal lato dell’Irpef registrerebbe un imposta a suo favore di 485 euro. Dunque, il “netto” che ogni anno intascherebbe dal suo lavoro, sarebbe di 11.735 euro.

Per i lavoratori autonomi, al reddito annuo va sottratta una percentuale forfetaria per i costi sostenuti del 22 per cento. Quindi il suo reddito imponibile sarebbe di 9 mila euro, a cui dovrebbe sottrarre 1.350 euro di flat tax del 15 per cento e contributi previdenziali per 3 mila euro. Il suo reddito disponibile ogni anno, quindi, ammonterebbe a 7.650 euro. Si tratta di 4.115 euro in meno (circa il 34 per cento), rispetto ai guadagni netti di un dipendente con gli stessi guadagni “lordi”. Per un reddito di 24 mila euro, invece, un lavoratore dipendente porterebbe a casa circa 19.500 euro, dopo aver versato un’Irpef progressiva di 2.850 euro e contributi a suo carico per 1.680 euro in un anno. Una partita Iva con gli stessi guadagni, dopo l’abbattimento forfetario del reddito, pagherebbe una flat tax di 2.700 euro, ma dovrebbe versare anche contributi previdenziali a suo carico per 6 mila euro. Il suo reddito disponibile, dunque, sarebbe di 15.300 euro, 4.169 euro in meno di quello del lavoratore dipendente. 

L’INVERSIONE

Man mano che i redditi crescono, la distanza si accorcia. A 50 mila euro di reddito lordo, un lavoratore dipendente incassa un “netto” di 33,065 euro l’anno. E questo dopo aver pagato Irpef per 12.434 euro e contributi previdenziali a suo carico per 4.500 euro. Se invece a guadagnare i 50 mila euro lordi è un lavoratore autonomo, il reddito netto a fine anno sarebbe di 1.190 euro inferiore a quello del dipendente. In tasca metterebbe effettivamente 31.875 euro dopo aver pagato 5.625 euro di Irpef con l’aliquota piatta al 15 per cento e aver versato contributi a suo carico per 12.500 euro. 

 

Solo quando si arriva al limite degli 85 mila euro di reddito lordo, il lavoratore autonomo riesce a portare a casa come “netto” più del dipendente. Quest’ultimo avrà una busta paga complessiva annua di 41.334 euro, dopo aver pagato 18.725 euro di Irpef progressiva e 5.940 euro di contributi a suo carico. La Partita Iva che ha registrato guadagni per 85 mila euro, dopo la correzione forfetaria del 22 per cento, dichiarerà al Fisco poco più di 66 mila euro. Su questa cifra verserà una flat tax di 7.425 euro e contributi previdenziali per 16.500 euro. Il suo netto finale annuo sarà di 42.075 euro, 740 in meno del lavoratore dipendente che dichiara lo stesso reddito. 
 

Ultimo aggiornamento: 27 Novembre, 00:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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