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Colf e tate introvabili, famiglie in allarme: tra ferie e Tfr costi già alle stelle

Il 70% dei collaboratori composto da immigrati

Martedì 7 Giugno 2022 di Giusy Franzese
Colf e tate introvabili, famiglie in allarme: tra ferie e Tfr costi già alle stelle

Cercasi colf, possibilmente con referenze. Cercasi tata per accudire bambino di due anni nei mesi estivi. Cercasi badante gentile e premurosa per assistere genitore anziano autosufficiente. Il web è pieno di portali e agenzie specializzate nella ricerca di personale domestico. Eppure trovare una persona a cui affidare i nostri beni più preziosi - figli, genitori, casa - non è per niente semplice.

E non dipende certamente da stipendi non adeguati. Ormai più nessuno infatti fa riferimento ai minimi tabellari fissati dal contratto nazionale che per il livello meno qualificato parte da 6,03 euro netti l’ora. Una cifra, si badi bene, solo apparentemente inferiore alla soglia del salario minimo di cui si sta discutendo in Parlamento pari a 9 euro lordi: tra contributi previdenziali, tredicesima, Tfr, ferie pagate, anche quei 6,03 euro netti superano i 9 euro lordi l’ora.

 
Detto ciò non è la questione stipendio (o comunque non soltanto questa) a rendere così difficoltosa la ricerca di un bravo collaboratore. Soprattutto nelle grandi città metropolitane gli stipendi effettivi infatti sono ben superiori e possono arrivare anche a 1500 euro al mese per badanti specializzate o baby sitter particolarmente qualificate. Il problema vero che complica la vita alle famiglie italiane è la carenza di personale regolare disponibile.

Secondo uno studio di Assindatcolf (associazione dei datori di lavoro domestici) negli ultimi dieci anni nel settore si sono persi circa 189mila addetti stranieri, che poi da anni rappresentano la stragrande maggioranza della forza lavoro del comparto (il 70% per la precisione). Prima la politica anti-immigrazione portata avanti dalla Lega del governo Conte, poi il Covid: il risultato è che attualmente sei famiglie su dieci, nel momento in cui hanno necessità di assumere un collaboratore domestico, segnalano enormi difficoltà. 


LE QUOTE
Una situazione che con il graduale invecchiamento della forza lavoro (secondo lo studio ad oggi il 65,8% dei collaboratori domestici stranieri in Italia è over 50) e la chiusura dei canali di ingresso regolari per i cittadini extracomunitari «a cui ormai assistiamo da anni e che la pandemia ha praticamente bloccato - dice Andrea Zini, presidente di Assindatcolf - potrebbe portarci nel prossimo a non avere personale a sufficienza che assista i nostri anziani, i bambini e che si prenda cura delle nostre case. A pagarne il conto più grande potrebbero essere le donne, sulle quali ancora ricade la maggior parte del lavoro di cura, in un momento storico in cui, al contrario, anche grazie ai fondi del Pnrr si punta sull’empowerment femminile». Secondo l’associazione è quindi necessario riaprire i flussi di ingresso di cittadini extracomunitrari, dedicando una quota di diecimila persone all’anno al settore domestico. 

Ultimo aggiornamento: 8 Giugno, 10:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA