Cartelle, altra rottamazione in vista. Il 78% dei ruoli sotto i mille euro

Analisi di Unimpresa: ogni anno 16 milioni di nuovi avvisi ma solo il 45% sono pagati e gli arretrati si accumulano

Venerdì 8 Ottobre 2021 di Giusy Franzese
Cartelle, altra rottamazione in vista. Il 78% dei ruoli sotto i mille euro
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C’è un numero abnorme di vecchi ruoli esattoriali di modico importo non riscossi che vaga nelle cassette postali dei contribuenti e ingolfa il magazzino fiscale, impegnando risorse umane ed economiche su una specie di “mission impossible”: si tratta di ben 178 milioni di posizioni, per ruoli inferiori ai mille euro. Numericamente rappresenta il 78% delle cartelle accumulate fino al 2020. In valore assoluto il totale arriva a 56 miliardi di euro. A fare le pulci al magazzino fiscale è un’analisi del Centro studi di Unimpresa.

Oltre un terzo delle giacenze (il 34,4%) è composto da ruoli vecchi di almeno 10 anni. In questo caso la cifra assoluta sale: siamo a 343 miliardi di euro. Si arriva così a oltre 400 miliardi (su un totale di quasi 999) che secondo molti esperti non sarà facile riscuotere. Basti pensare che molti contribuenti debitori sono deceduti, oppure - nel caso di aziende - sono falliti, hanno chiuso. Insomma non esistono più. E non parliamo di cifre marginali, ma di 133 miliardi di euro mai riscossi, ai quali si aggiungono altri 152 miliardi di euro che si riferiscono a imprese in stato comatoso, con procedure fallimentari o similari in corso. Si tratta, complessivamente, di 285 miliardi irrecuperabili.

I contribuenti in debito col fisco sono quasi 18 milioni: di cui 15 milioni sono persone fisiche, il resto sono imprese. Secondo lo studio ogni anno (fatto salvo ovviamente il periodo Covid) il fisco emette 16 milioni di nuove cartelle esattoriali. Ma - impegnato com’è sull’arretrato - riesce a incassarne meno della metà. Solo il 20% viene regolarizzato immediatamente e un altro 25% viene estinto attraverso procedure di recupero o con le rateizzazioni. Il 55% dei ruoli viene recuperato invece dopo molto tempo e solo in minima parte.

 

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Le ipotesi

La domanda che molti si fanno è: vale davvero la pena di impegnare così tante risorse su cartelle vecchie che evidentemente gli intestatari non possono o non vogliono pagare? Cartelle che comunque, a conti fatti, portano a entrate inferiori ai costi sostenuti per le procedure di riscossione? Dal punto di vista etico, in effetti si, varrebbe la pena tentare, per evitare di premiare i soliti furbetti. Ma dal punto di vista pratico probabilmente no, non ne vale la pena, soprattutto se davvero si vuole dare una accelerata alla lotta all’evasione fiscale. 
Da tempo Lega e Cinquestelle premono per una rottamazione quater e un ulteriore rinvio della spedizione delle cartelle. E lo stesso ministro dell’Economia, Daniele Franco, un paio di giorni fa in occasione dell’audizione parlamentare sulla Nadef, ha annunciato che l’invio delle cartelle potrebbe essere ulteriormente «diluito». E sulla rottamazione ha ammesso che c’è una valutazione in corso: «Stiamo vedendo se qualche ulteriore spalmatura degli oneri possa essere considerata». Una rottamazione quater potrebbe interessare le cartelle degli anni 2018, 2019 e 2020, con il pagamento integrale dell’imposta rateizzata e l’azzeramento di sanzioni e interessi.

«Siamo arrivati davanti a una decisione politica rilevante, per la quale il governo, mentre sta avviando la discussione, con il disegno di legge delega appena varato, di una ampia e organica riforma fiscale, deve porsi obiettivi chiari e precisi» osservano gli analisti del Centro studi di Unimpresa, secondo i quali «occorre una scelta di campo netta che consentirebbe, di fatto, una volta varata la riforma, di far ripartire da zero il rapporto tra Stato e contribuente».

 


 

Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre, 10:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA